C’era una bellissima citazione che diceva che il Capo è “davanti” agli altri, il “Leader” guida gli altri in avanti. Ecco, oggi, all’interno di un’azienda, o comunque di un contesto organizzativo, è difficile comprendere la differenza tra un Capo e un Leader. Per quanto si ritenga che il metodo centrista sia indispensabile nell’organizzazione aziendale, o comune in contesti organizzativi, poiché sarebbe indispensabile riconoscere un’autorità, è da comprendere che guidare non significa necessariamente comandare. La parola “leadership”, infatti, deriva dall’inglese “to lead” (guidare, condurre).
Essere un leader significa quindi guidare un gruppo di persone verso una meta. Da questa definizione capiamo già due caratteristiche di un leader:
- è capace di farsi seguire (altrimenti non potrebbe guidare nessuno),
- sa cosa vuole raggiungere, quindi ha stabilito degli obiettivi.
La leadership non deriva dal ruolo: non basta posizionarsi in alto nella gerarchia aziendale per considerarsi automaticamente un leader.
Il leader è tale nel suo atteggiamento e nei comportamenti di ogni giorno.
Prima di lavorare con gli altri, opera e lavora su sé stesso: è in grado di guidare le proprie intenzioni, affronta un processo di crescita interiore, è curioso, incline al continuo apprendimento e si mette sempre in gioco.
Il leader, prima di prendere decisioni, preferisce prima ascoltare consigli e suggerimenti da altre persone.
Inoltre, tende a non impartire ordini, ma a coinvolgere i dipendenti nei compiti che assegna loro.
Usando in senso lato una diade concettuale che spesso, d’altronde, si impiega negli studi contemporanei in materia, responsiveness e responsibility, si può dire che il vero leader è primariamente fedele a un criterio di responsabilità ultima e, riprendendo una riflessione di Max Weber, si può anche dire che egli segue in tutto il proprio giudizio e si sente veramente responsabile soltanto davanti a se stesso.
Un vero leader si sente dunque il capitano di una squadra, cioè di un insieme di persone che si comporta come un unico essere diretto alla meta, e non un dirigente di un gruppo in cui ognuno pensa e lavora per sé. Si dimostra veramente interessato al parere e allo stato d’animo di tutti e non fa predominare i propri interessi personali.
Forse è proprio per quest’ultima accezione: non fa predominare i propri interessi personali, che, nei vari contesti organizzativi (sociali, lavorativi, politici) troviamo tanti Capi e pochi Leader.
