«La maggior parte degli uomini, Kamala, sono come una foglia secca, che si libra e si rigira nell’aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c’è vento che li tocchi: hanno in sé stessi la loro legge e il loro cammino.»
È forse in questo enunciato che si racchiude l’essenza del breve romanzo di formazione che meglio rappresenta non soltanto la vicenda del protagonista, ma anche l’intento del suo autore.
Insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1946, per aver saputo creare un dialogo tra Occidente e Oriente e per non essersi mai piegato alla propaganda tedesca, Hermann Hesse è stato uno dei maggiori autori del Novecento.
Nel racconto Siddharta, da cui è tratta la celebre massima, Hesse mostra il cammino che ogni uomo, spinto dal desiderio di conoscere sé stesso, compie nel difficile incontro tra interiorità e mondo. Siddharta, appartenente a una ricca famiglia della casta dei sacerdoti indiani, abbandona culto e prestigio per intraprendere un viaggio di ricerca che si rivelerà soprattutto interiore.
Attraverso l’esperienza della sensualità e della ricchezza, il successivo rifiuto dei beni materiali, la natura come sfondo di una pace smarrita e il dolore che ogni autentico cambiamento comporta, la storia — ambientata nell’India del VI secolo a.C. — resta ancora oggi un classico della letteratura.
Influenzato dalla filosofia europea e orientale, Hesse riflette su temi universali che accompagnano il lettore. Non basta disprezzare il denaro, il nazionalismo o la guerra: occorre trovare un credo, un principio guida che nelle sue opere assume ogni volta un nome diverso, come dichiarò lo stesso autore.
Attraverso una prosa lirica ma accessibile e un narratore onnisciente e imparziale, l’autore affida alle suggestioni dei paesaggi, ai silenzi e alla struttura del racconto il compito di evocare introspezione e scelta.
La realtà esiste soltanto nel presente; la saggezza si conquista vivendo e superando i dualismi; la serenità nasce dall’accettazione del destino. Così, ancora oggi, l’opera ci ricorda che solo dopo aver conosciuto la disperazione si comprende la necessità del cambiamento: non esiste separazione tra spirito e materia, perché tutto appartiene a un ciclo eterno e indivisibile.