L’EDITORIALE DEL DIRETTORE –

Il caso Lavitola/Ranucci, ha fatto saltare ogni schema, ogni certezza, ogni forma di deontologia che, per la politica, non è mai esistita.
Sia il caso dell’ultimo arcinoto referendum sulla magistratura che il caso dell’attentato a Sigfrido Ranucci, divenuto poi l’affaire Lavitola per poi trasformarsi nel caso Ranucci/Lavitola, ci consegna una sinistra senza idee, con troppi imbarazzi e tanti pennivendoli e toghe al soldo.
Ricordate quando si parlava di TeleBerlusconi, poi trasformatasi in TeleMeloni? Ebbene, questi pseudo dossier sono una goccia nel mare di una sinistra giustizialista solo e unicamente quando ad essere indagati sono gli esponenti opposti alle fazioni catto comuniste che oggi vestono i panni coloriti dei progressisti. E se il progressismo comporta un progresso, in Italia si tramuta in una strana macchina del tempo che più che condurre in qualche oscura era storica, ci consegna il nulla assoluto in un panorama da terrapiattismo geopolitico.
Il campo cosiddetto largo in questo Paese è la sintesi di tutto questo, arrovellato in guerre intestine per il predominio della corrente e per l’espressione del candidato premier che, come la giri e come la volti, resta figura improponibile per guidare l’Italia. Ciò che attualmente esiste al timone del Sistema Italia non sembra avere alternative credibili; e non lo dico certamente io ma i sondaggi pubblici fatti da Istituti che, guardacaso, fanno capo alla sinistra.
Man mano che andiamo avanti snoccioliamo fatti e circostanze che hanno dell’incredibile, legati sia allo pseudo attentato a Ranucci che, in onor del vero, aveva altri scopi, che alla fantapolitica collegata, in questa torrida estate preludio, ad un autunno inverno di campagna elettorale in vista delle Politiche del 2027 e di alcune Amministrative clou come ad esempio la tornata elettorale a Napoli.
A queste scadenze elettorali la sinistra italiana, o meglio il cosiddetto campo largo, ci arriva con incognite devastanti, con i soliti personaggi ben noti agli italiani, tra assolutamente improponibili, a gente che ha già già distrutto il tessuto sociale e industriale del nostro Paese.
Il centro destra non sta certo meglio: tutta quella parte politica che esprime e supporta Giorgia Meloni, è anch’esso alle prese con l’affaire legato al discusso giornalista del cosiddetto servizio pubblico. Le circostanze, però, nel loro mutare di continuo, hanno amplificato lo status quo di una crisi che se a sinistra è identitaria, a destra è popolare e di popolarità con un soldato di troppo che erode, voto dopo voto, un centro destra che sembrava invincibile. C’è chi parla dell’era Beppe Grillo 4.0 con un Roberto Vannacci in grande spolvero che in pochi mesi ha raggiunto e superato, sempre secondo i sondaggi, Forza Italia e la stessa Lega che, al contrario, colano a picco in quanto a popolarità e intenzioni di voto.
In questo marasma, nonostante i conati di vomito degli elettori oramai nauseati dalla politica delle convenienze sulle spalle del popolo; nonostante il pressappochismo vergognoso di certa pseudo sinistra che non ha più nulla dell’ideologia marxista leninista se non la boriosità dell’aria fritta; nonostante giornalisti e magistrati di cordata alla affannosa ricerca di un posto al sole magari su di uno scranno istituzionale a spese della collettività; nonostante il cambio climatico che in questo 2026 si è fatto sentire con il preannunciato aumento delle temperature percepite, siamo qui a raccontarvi sempre la solita e medesima Italia, quella fatta di fuochi fatui, fantasie e chiacchiere da bar.

Nonostante tutto, Vannacci docet, l’Italia ha ancora bisogno di navigatori, di santi e di eroi.