L’EDITORIALE DEL DIRETTORE –
Chi scrive, risiede da oltre 50 anni in un quartiere di Napoli che già nel nome la dice tutta: Quartiere Flegreo. Così come è inciso sulle tabelle toponomastiche delle sue strade, cui il Comune di Napoli volle aggiungere anche il nuovo nome, ribattezzando, o per meglio dire, aggiungendo il nome di Fuorigrotta negli anni 50. Conosco bene le difficoltà, le ansie e i disagi di abitare in una zona altamente sismica sin da bambino e, oserei dire, di essere abbastanza abituato o per meglio dire assuefatto alle dinamiche ricorrenti e “altalenanti” dei cosiddetti Campi Ardenti (in greco antico Flegreos) che legano Pozzuoli ai quartieri flegrei del capoluogo, da Agnano a Pianura, da Bagnoli a Fuorigrotta, sino a parte di Posillipo, attraverso le cosiddette fumarole e le nebbioline di vapori acquei densi di anidride solforosa, zolfo e idrogeno solforato sprigionate in particolare dal vulcano Solfatara. In quel vasto comprensorio infatti, (che è di per sé un enorme vulcano spento) anche l’aria è comune. Per quel caratteristico odore di uova marce prodotte dai gas dispersi. Per la mia età e la mia personale esperienza, sono stato testimone di almeno tre eventi maggiormente significativi del bradisismo flegreo: la crisi del 1970/72 che portò alla chiusura del Rione Terra di Pozzuoli per oltre 40 anni consecutivi ( in attesa di recupero statico e funzionale complessivo) e il trasferimento dei residenti di quello storico comprensorio di origine Greco-romana, verso il cosiddetto Rione Toiano in case antisismiche appositamente realizzate dall’Istituto Case Popolari della Provincia di Napoli. Nel corso di quel periodo di crisi sismica Il suolo di Pozzuoli si elevò di oltre 160 cm. Il secondo evento significativo cui ho avuto modo di assistere è stato il bradisismo del 1982/84 durante il quale il suolo si è innalzato ulteriormente di 185 cm circa. Con oltre 10.000 terremoti ricorrenti e ripetitivi e con punte di 500 scosse giornaliere nelle fasi più acute. Il fenomeno era molto esteso sino ai quartieri flegrei di Napoli ove furono disposti migliaia di sgomberi di edifici (Bagnoli, Cavalleggeri). Tanto da rendere necessario un intervento straordinario di edilizia pubblica che assorbisse adeguatamente la crisi abitativa prodotta nell’intera area flegrea. Nacque così il Rione Monteruscello con circa 5.000 alloggi antisismici necessari ad ospitare gli oltre 20 mila sfrattati di Pozzuoli e dell’intero comprensorio interessato dal fenomeno sismico.
Negli anni successivi e, in particolare dal 1985, l’evento bradisismico ha vissuto una lunga fase di stabilità durante la quale si é anche registrato un graduale abbassamento del suolo di oltre un metro. Gli eventi sismici sono cessati, favorendo una ripresa e la normalizzazione sostanziale delle attività della cittadina flegrea. Se proprio vogliamo dirla tutta e francamente è proprio qui che casca l’asino. Perché sarebbe stato proprio questo lungo periodo di fermo degli eventi bradisismici che avrebbe dovuto essere utilizzato per creare le infrastrutture di cui necessita Pozzuoli. A partire dall’indispensabile risanamento complessivo degli edifici più antichi e storici (pubblici e non) e programmare un piano di abbattimento e ricostruzione degli edifici non costruiti in cemento armato, laddove possibile. Doveva essere realizzato un intervento per creare nuovi sbocchi viari in tempi rapidi, progettando apposite vie di fuga alternative dalla città. E’ vero che in parte queste cose sono state avviate nel tempo, ma i nuovi assi viari progettati sono ancora li aspettando di essere inaugurati e utilizzati. Per non parlare del raddoppio della linea ferrata della Ferrovia Cumana e il proseguimento delle opere di interramento dei binari fino a Torregaveta, di cui non si conoscono neanche i tempi ancora necessari. Lavori appaltati (e ancora in corso di esecuzione da oltre trent’anni) dall’EAV, Società di Trasporti di proprietà Regionale. Peccato che il bradisismo non aspetta…… e infatti, a partire dal 2014, ecco riaffacciarsi le scosse e risollevarsi il suolo a Pozzuoli e nei comuni limitrofi. Con la ripresa immediata dei disagi, delle paure della popolazione e il forte rammarico di non aver ancora risolto almeno un problema di quelli assolutamente necessari a migliorare la qualità della vita dei residenti e, soprattutto, risolti gran parte dei problemi d sicurezza della cittadinanza dell’area flegrea.
A tal proposito e proprio per intervenire con la massima urgenza rispetto ad un fenomeno resosi nuovamente e particolarmente pernicioso, Il Governo nazionale aveva immediatamente provveduto ad approvare un piano economico-normativo da oltre 500 milioni di euro per il triennio 2023/2025 (Decreto Legge 2 Luglio 2024 n°24. Così detto Decreto Campi Flegrei) Con tale provvedimento Legislativo si è inteso intervenire sulla riqualificazione sismica degli edifici nell’area colpita e a erogare contributi per le riparazioni necessarie del patrimonio edilizio danneggiato dagli sciami sismici. Tanto per il Comune di Pozzuoli e di Bacoli. Inoltre il Decreto Legge introduce tutele e fondi statali per i nuclei familiari sgomberati dalle proprie abitazioni per i dissesti subiti (Contibuto autonoma sistemazione). E poi ancora risorse, fondi e procedure accelerate per la messa in sicurezza degli edifici scolastici del territorio, infrastrutture di trasporto danneggiate, sistemazione linee elettriche e condotte idriche danneggiate o usurate. All’Art. 2 del citato Decreto Legislativo è prevista la nomina di un Commissario Straordinario per l’attuazione degli interventi dello Stato nell’area dei Campi Flegrei. Tanto per rendere efficaci e tempestive tutte le opere e gli interventi necessari stabiliti per Decreto Legge nell’ambito del cronoprogramma stabilito.
Dopo la fortissima scossa del 31 luglio di quest’anno che, ricordiamo, è stata la più alta degli ultimi 40 anni, con i suoi 4.7 gradi di magnitudo della scala Richter, il Governo Italiano è nuovamente e prontamente intervenuto con un apposito stanziamento di ulteriori 100 milioni di Euro per fronteggiare gli ulteriori dissesti procurati agli edifici e per il numero di nuovi sfollati prodotti dall’evento sismico di fine Luglio e le elative spese di autonoma sistemazione necessari. Come è noto il sisma del 31 luglio ha prodotto 57 nuovi edifici inagibili (395 unità abitative sgomberate), con oltre 700 sfollati, 13 scuole pubbliche rese inagibili, 14 chiese danneggiate, interruzioni della erogazione dell’acqua per dissesti nelle reti idriche urbane e tantissimi altri disagi e difficoltà subite dalla popolazione. Oltre alla forte paura e l’angoscia crescente dei cittadini dell’intera area flegrea. Occorrerà ancora molto tempo per quantificare i danni di questo evento sismico così devastante. Così’ come occorrerà monitorare ancora a lungo l’evoluzione dello sciame sismico nell’area Flegrea prima di intervenire definitivamente sul recupero dei fabbricati pubblici e privati e quant’altro necessario per restituire alla normalità e garantire la sicurezza per i residenti.
Ne sono consapevoli le Autorità competenti : Prefettura, Protezione Civile Commissario Straordinario e Governo Centrale. Oltre naturalmente agli Enti Locali, dalla Regione ai Sindaci del territorio colpito. Per questo motivo non si comprendono le polemiche pretestuose di taluni Sindaci che accusano di ritardi e mancati interventi il Governo centrale. E’ la solita storia del tentativo subdolo e vergognoso esercitato dai sindaci sinistrati e sinistroidi di scaricare il barile delle competenze e delle responsabilità. Un tentativo di natura esclusivamente politico che innesca turbative, manifestazioni di protesta e disagi fra la popolazione che, al contrario, comprende bene che il governo é intervenuto con immediatezza e con provvedimenti necessari. Ma, soprattutto, che in questa fase specifica non è possibile fare di più. In attesa della evoluzione di questa fase acuta del bradisismo flegreo.
Un’ultima considerazione: lo stato di emergenza per Pozzuoli e area flegrea.
La diatriba tra Regione Campania e Governo centrale su chi deve richiedere il provvedimento, onestamente è questione di lana caprina. Fico fa il sordo e la popolazione è assai frastornata. Voi credete che una famiglia danneggiata dal sisma sino a perdere la propria abitazione possa essere interessata a questo confronto grottesco tra Istituzioni? Se è vero come è vero che la situazione dell’Area Flegrea è seria, anzi particolarmente drammatica, perché il Consiglio dei Ministri non lascia cuocere il Fico nella sua acqua (come il polipo) e si procede senza esitazioni ad emettere il provvedimento governativo dello Stato di emergenza per Pozzuoli e i territori colpiti dal bradisismo? Perché non si concede, nell’immediato, il segnale di vicinanza che le popolazioni flegree si attendono dal Governo Meloni. Con ciò lasciando il Fico e la sua Giunta con il cerino in mano, e intervenendo come meglio non si poteva nell’affrontare una crisi drammatica che solo questo governo è riuscito sin ora ad affrontare nel modo giusto e più efficace. Colmando ritardi e strafottenze del passato, autentici responsabili dei problemi irrisolti dell’area flegrea.
