“Una discussione informale secondo me molto utile, molto importante in questa fase in vista del Consiglio Europeo Formale che si terrà ancora tra qualche settimana in uno scenario che tutti conosciamo, uno scenario che continua ad essere un scenario di provocazione. Ho già detto qualche giorno fa in un altro punto stampa perché ritengo che queste provocazioni aumentino. Credo che da una parte ci sia un tentativo da parte della Russia di impedire che i Paesi europei inviino altri sistemi di difesa anti-aerea in Ucraina e dall’altra parte penso che la Russia abbia anche una necessità di non far notare il fatto che c’era annunciata un’offensive estiva e che quella offensive è fallita. Ciò nonostante penso che noi dobbiamo ragionare a sangue freddo.” Così il Presidente Meloni all’arrivo al summit dei 27 che si tiene al Palazzo di Chstianborg
“Penso – ha specificato il Presidente del Consiglio – che non bisogna rispondere alle provocazioni, bisogna attrezzarsi, questo certamente sì. Una cosa che va detta sui droni, sui muri, è che noi ci dobbiamo ricordare che i confini dell’Alleanza sono molto estesi. Per cui se facciamo l’errore di guardare solo al fianco est e di dimenticare, per esempio, che esiste un fianco sud, rischiamo di non essere risolutivi. In ogni caso è sicuramente una discussione che sarà molto ampia non sono previste conclusioni, quindi si consente anche una discussione molto franca, molto nel merito.”
In riferimento a Gaza e alla iniziativa della Global Sumud Flotilla, “Immagino – ha detto il Presidente del Consiglio Meloni – che qui possa essere anche oggetto di discussione. La cosa più importante, secondo me, è il sostegno europeo a un piano di pace che è stato proposto, sul quale, come tutti sanno, c’è stata una adesione ampissima, dai paesi arabi ai paesi europei, passando per nazioni come l’India. Aspettiamo la risposta di Hamas. A maggior ragione, come ho detto ieri, penso che in questa fase di un equilibrio che è estremamente delicato, di fronte a una possibilità che sarebbe storica, insistere in una iniziativa che ha dei margini, secondo me, di pericolosità e di irresponsabilità, io continuo a non capirlo. Penso che dopo gli appelli che sono stati fatti dal presidente Mattarella in poi, dagli altri, ho visto anche quello che stanno dicendo altri leader europei, ho visto quello che sta facendo e dicendo la Spagna che è esattamente quello che sta facendo anche l’Italia. Penso che il rischio di una iniziativa che diceva di nascere per una questione umanitaria, poi si è scoperto che non era per una questione umanitaria, era per forzare un blocco navale e già diventa un’altra cosa. Del resto, se fosse stato per una ragione umanitaria, si sarebbero accolte le numerose proposte che sono state fatte per poter consegnare quegli aiuti in sicurezza.
Quindi mi pare che il tema sia, diciamo, tutt’altro, ma assume dei contorni che sono incredibili nella fase di queste ore, perché è una fase nella quale tutti quanti dovrebbero capire che esercitare la responsabilità, attendere, mentre c’è un negoziato di pace, è forse la cosa più utile che si può fare per alleviare le sofferenze del popolo palestinese.”
