L’Editoriale:
Abbiamo già scritto molto, su queste pagine, in ordine alla vergognosa e squallida vicenda che sta portando Fico a capitanare la coalizione che aspira ad ottenere la riconferma alla guida della Regione Campania. Squallida e vergognosa per le modalità da “Prima Repubblica” che hanno determinato quegli accordi politici raggiunti dalla coalizione di sinistra-centro per arrivare a questa realtà autenticamente inquietante e disdicevole per la popolazione e le Istituzioni della Regione Campania.
Un accordo vergognoso che passa sulla testa, in primis, del popolo elettore di sinistra e dei militanti del PD che nessuna voce in capitolo hanno avuto su questa scelta dei vertici nazionali. (nessun passaggio o discussione nell’ambito delle assemblee territoriali quali la Segreteria Regionale e Provinciali del partito).
Nessun riscontro sulle eventuali valutazioni della base in merito alla scelta di quel Fico, rappresentante dei 5 Stelle, sul quale sono state dette nel tempo, da parte PD, le peggiori ingiurie e i più feroci distinguo sulle politiche e le scelte dei rappresentanti campani pentastellati. A partire proprio da Fico. “Colpevole” di ripetute dichiarazioni al vetriolo sulla onestà degli uomini del PD, sulle scelte ondivaghe e contrastanti di questo partito e l’affidabilità politica dei vertici del PD dai territori delle periferie, sino al livello nazionale.
Naturalmente invettive, ingiurie ed accuse a vario titolo che si sprecavano su entrambi i fronti, non potevano che raggiungere il Governatore Campano che Fico considerava e apostrofava il “Cancro della Politica Campana”. Attribuendogli responsabilità non di poco conto: dall’amicizia forte e dal sostegno incondizionato offerto ad alcuni sindaci cilentani arrestati per una miriade di reati (associazione a delinquere e turbativa degli incanti, voto di scambio e tante altre amenità per il sindaco di Capaccio-Paestum, Alfieri, un nugolo di dirigenti comunali e provinciali e il suo uomo forte nonché Assessore regionale Cascone con delega ai trasporti nella Giunta di De Luca.)
Ma poi Fico gli attribuiva e gli intestava la crisi infinita della Sanità campana con una gestione fortemente personalistica condotta con i suoi uomini più fedeli che ruotavano continuamente da una Azienda Sanitaria all’altra dopo aver contribuito a sfasciarle adeguatamente. Gli stessi uomini che da qualche mese il buon De Luca si è affrettato a confermare (ruotandoli) per i prossimi 5 anni e, naturalmente, prima delle elezioni regionali. Una discutibile e personalistica decisione lampo che sottrae al Governatore che siederà al suo posto il compito “laborioso” di individuare e nominare nuovi amministratori pubblici, magari più competenti e meno chiacchierati giudiziariamente. E poi le accuse per la chiusura scellerata di diversi ospedali in Campania e le altre scelte inverse di costruirne di nuovi (prefabbricati) nelle aree esterne di taluni ospedali a Napoli, Salerno e Caserta. Strutture per l’emergenza Covid mai entrati in funzione ne mai utilizzati sin ora per altre esigenze di natura sanitaria e assistenziale della cittadinanza campana.
Insomma, un bel po’ di “frecciatine” scambiate tra i due soggetti in campo, oltremodo delicate come i dialoghi di due gentili Dame di Corte del settecento!
Cos’è dunque che ha fatto sciogliere improvvisamente la gloria? Cosa ha rimosso l’odio (politico) ancestrale tra i due contendenti? Come si è arrivati a confezionare questo autentico pacco a danno della Campania e dei suoi abitanti?
Certamente la volontà ferrea del buon De Luca di provvedere ai bisogni della famiglia, collocando il suo rampollo Piero, già parlamentare nazionale del PD, nel complicato ruolo di Segretario Regionale del PD campano. Un modo tutto personale di superare anche le antiche polemiche con la Segretaria Schlein e l’avversione di quest’ultima verso De Luca e i suoi metodi di governo della cosa pubblica. Una offerta, quella dell’ex Sceriffo, che la Segretaria del PD non poteva che affrettarsi ad accettare per liberare la candidatura di Fico e accontentare l’alleato di coalizione Conte che proprio non sapeva più dove mettere l’ingombrante Fico, divenuto secco in attesa di una decisione definitiva.
E come sappiamo, le richieste di De Luca non sembrano essere finite. Passando da un numero ancora indecifrato di “liste personali” da candidare alle elezioni nella medesima coalizione del PD e dei 5 Stelle, ma riempite, con la furbizia di una vecchia volpe, con tutti i suoi amici e sodali che altrimenti rischierebbero la mancata candidatura nel PD. E quindi la perdita dell’ambìto seggio regionale con quel che ne consegue. E non è detto che una di queste liste non sia capitanata proprio da De Luca. Così tanto per osservare bene quel che accade in Consiglio Regionale e, magari, condizionare a piacimento le scelte politiche future della coalizione progressista (?) e lo stesso futuro della nostra regione.
Siamo giunti alla riproposizione dei “Corsi e ricorsi storici” che abbiamo studiato al Liceo. Con il nostro Sceriffo che dismette i panni del tutore della Legge e indossa quelli del Re Sole, il famoso e imperturbabile Luigi XIV che regnò in Francia per 72 anni ininterrotti.
Un fenomeno tutto locale (ma molto simile a quello francese) che si poggia esclusivamente sui ricatti e le convenienze reciproche. Ma sia chiaro: ad esclusivo danno della politica e dei cittadini campani, che ingrosseranno sempre più le fila dell’astensionismo perché sempre più consapevoli di non poter sconfiggere una classe politica così radicata nell’assistenzialismo e nel nepotismo più deleterio.
