La caldera dei Campi Flegrei si conferma uno dei territori geologici più dinamici e sorvegliati del pianeta, dove la terra continua a sollevarsi a causa della pressione dei gas sotterranei. I recenti eventi sismici che hanno interessato l’area metropolitana di Napoli hanno riacceso l’attenzione dei media e dei cittadini sul funzionamento di questo supervulcano. Capire la sua reale natura scientifica è il primo passo per comprendere le proiezioni e gli scenari futuri elaborati dagli esperti.

 

Che cosa sono i Campi Flegrei?

A differenza del vicino Vesuvio o dell’Etna, i Campi Flegrei non sono un vulcano a forma di montagna. Sono un supervulcano a caldera. Una caldera è un’immensa area depressa (una conca di circa 150-180 chilometri quadrati) formatasi decine di migliaia di anni fa a seguito del collasso del terreno, avvenuto dopo eruzioni di proporzioni colossali che svuotarono i serbatoi di magma sotterranei.  

La caldera si estende dal quartiere napoletano di Posillipo fino a Capo Miseno, e circa la metà della sua superficie si trova sommersa sotto le acque del Golfo di Pozzuoli. Al suo interno non c’è un’unica “bocca” eruttiva, ma oltre 20 piccoli crateri, laghi vulcanici (come l’Averno) e zone idrotermali attive. Il fenomeno che caratterizza quest’area è il bradisismo, ovvero il lento sollevamento o abbassamento del suolo regolato da una “pentola a pressione” sotterranea: i gas caldi rilasciati dal magma profondo surriscaldano le falde acquifere superficiali, facendo gonfiare e sgonfiare le rocce come una spugna.

Cosa potrebbe avvenire in futuro? Le prognosi degli esperti

Gli scienziati dell’INGV Osservatorio Vesuviano monitorano la caldera 24 ore su 24 attraverso sensori GPS, satelliti e boe sottomarine. Sulla base dei dati geofisici e geochimici attuali, la comunità scientifica delinea il futuro della regione attraverso tre scenari principali:  

1. Scenario a breve termine: la prosecuzione degli sciami sismici

Nel breve e medio termine, lo scenario più probabile è la continuazione del bradisismo e dell’attività sismica di accompagnamento. Finché la velocità di sollevamento rimarrà costante, l’energia accumulata dalle rocce superficiali continuerà a liberarsi sotto forma di terremoti. Sebbene la magnitudo massima attesa per questa tipologia di eventi si aggiri intorno a un valore di 5.1, la scarsa profondità degli ipocentri (spesso entro i 2-3 km) farà sì che le scosse vengano avvertite in modo molto distinto e superficiale dalla popolazione.  

2. Scenario a lungo termine: l’orizzonte statistico del 2030

Recenti proiezioni e modelli geofisici ipotizzano che, mantenendo i ritmi di sollevamento attuali, la deformazione complessiva del suolo nel punto di massimo rigonfiamento (il Rione Terra di Pozzuoli) potrebbe accumulare un’altezza di circa 4 metri entro i prossimi anni. Gli scienziati precisano che il raggiungimento di questa soglia geometrica non equivale a un’eruzione automatica, ma potrebbe determinare una transizione del sistema verso una fase di stabilizzazione idrotermale o una modificazione strutturale delle vie di scarico dei gas sotterranei.

3. Scenario eruttivo estremo (Attualmente poco probabile)

La ripresa di un’attività eruttiva vera e propria rimane confinata a una bassa probabilità statistica, motivo per cui l’area si trova stabilmente in stato di allerta giallo (attenzione) dal 2012. Qualora il sistema dovesse evolvere verso una reale criticalità, l’evento non avverrebbe a sorpresa: sarebbe preceduto da macroscopiche anomalie precursorie, come un’accelerazione parossistica del sollevamento del suolo, variazioni drastiche nella composizione chimica delle fumarole e sciami sismici continui e molto più profondi, indicanti lo spostamento di magma fresco verso la superficie.