“What’s next after next”: un volume dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli a cura di Serena Sileoni presenta le principali conseguenze del NGEU sull’assetto costituzionale nazionale ed europeo
NAPOLI – Il futuro dell’Unione Europea dopo il piano della Next Generation EUe il futuro del ‘metodo’ PNRR. Ad un anno dalla chiusura del programma che ha rivoluzionato il sistema politico ed economico europeo dopo l’emergenza pandemica un ampio studio accademico e scientifico si interroga sugli scenari futuri. Si chiama “What’s next after next” il volume collettaneo pubblicato dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli che raccoglie in quasi quattrocento pagine, a cura di Serena Sileoni, professore associato di Diritto pubblico dell’Ateneo napoletano, contributi multidisciplinari di autorevoli studiosi di diversi Atenei italiani (dall’Università di Milano Bocconi all’Università di Catania) e di alti funzionari che hanno lavorato al programma della Next Generation EU come Ginevra Bruzzone, direttrice generale dell’Ufficio 1 della Struttura di Missione PNRR presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il libro pubblicato all’interno della prestigiosa collana editoriale de “I Quaderni della ricerca” è disponibile in open access su https://universitypress.unisob.na.it e analizza anche i dati di spesa del PNRR italiano ad un anno dalla sua chiusura: ad esempio, il valore della quota Sud per ora è ancora inferiore al 40%, fermandosi a poco più del 37%.
“L’Unione Europea – evidenzia Serena Sileoni – è un sistema economico e giuridico sempre più compenetrato con quello nazionale. Il Next Generation EU ha rappresentato uno spartiacque nel modo in cui funzionano i rapporti tra l’Unione, gli Stati e i cittadini, senza che siano stati modificati i Trattati, ma anzi forzandone l’interpretazione. Tra un anno, si chiuderanno i PNRR nazionali. Quello italiano, il più consistente di tutti, ancora oggi giustifica l’aumento (per ora) del Pil del nostro Paese. Un giorno dovremo ricominciare a ripagare buona parte del debito che l’Europa ha fatto per noi e capiremo se ne sia valsa la pena”.
Criticità, opportunità e ‘bilancio’ del piano Next Generation EU in questi anni sono diventati oggetto anche di numerosi studi accademici. A Napoli in particolare il Dipartimento di Scienze giuridiche ed economiche dell’Università Suor Orsola Benincasa ha istituito nel 2023, con la direzione di Serena Sileoni, la cattedra Jean Monnet NextGEUOrder come strumento di analisi, didattica e ricerca ad ampio raggio e da diverse angolazioni di studio, nella convinzione che l’eredità del PNRR si misurerà sul legato istituzionale e politico in pari valore rispetto a quello economico. “Iniziare a comprendere sin da ora la portata e le conseguenze future di questo programma così ‘rivoluzionario’ (anche perché necessitato dall’imprevedibile emergenza pandemica del 2020) rispetto alla storia della UE – evidenzia la Sileoni – può consentire un approccio più ordinato a una maggiore integrazione europea di fatto, una realtà che circonda e condiziona le nostre vite molto più di quanto non immaginiamo”. Di questi temi al Suor Orsola si è discusso spesso nell’ultimo biennio e si continuerà a discutere nei prossimi due anni accademici con convegni e presentazioni di libri (programma degli incontri su www.unisob.na.it/eventi) per analizzare in particolare la replicabilità del metodo del PNRR, le sue implicazioni sull’equilibrio democratico tra gli Stati e l’Unione e soprattutto alcune delle principali conseguenze del Next Generation EU sull’assetto costituzionale nazionale ed europeo. “È del resto ormai evidente – chiarisce la Sileoni – che l’eredità del Next Generation non si misurerà solo nel suo impatto economico. Alcune iniziative successive hanno già utilizzato il metodo del PNRR (impegni di riforme e investimenti in cambio di finanziamenti) per forzare ciò di cui l’Unione europea non si dovrebbe occupare: politiche pubbliche nazionali, difesa, guerra. Segnali di questo metodo vi sono in primo luogo nella riforma del Patto di Stabilità ma anche in ulteriori programmi sull’ambiente, come RePowerEU e il Fondo sociale per il clima. Il NGEU si sta rivelando, dunque, un tentativo di raggiungere una maggiore integrazione europea, aggirando la mancanza di volontà degli Stati membri di modificare i Trattati”.
