LA RIFLESSIONE DEL DIRETTORE:

Il caso di Ranucci e Lavitola non è arrivato certamente ai titoli di coda dopo l’arresto del faccendiere e prezioso amico del giornalista di Report. 

Troppi punti oscuri, troppe lacune nel racconto di Lavitola ai magistrati di Roma. E soprattutto non si è ancora dimostrato efficacemente e in via definitiva, malgrado quanto sia trapelato dall’interrogatorio dell’arrestato, se Ranucci fosse effettivamente allo scuro delle intenzioni “dinamitarde” del suo amico faccendiere.

E questo, piaccia o meno a qualcuno o più di qualcuno, è un elemento assai dirimente.

Poteva rischiare Lavitola e i suoi scagnozzi che hanno installato la bomba all’ingresso della villa del giornalista di Report di colpire effettivamente Ranucci o qualche suo familiare? Potevano rischiare di colpire qualche passante innocente o comunque procurare un disastro ben più grave della distruzione della vettura di Ranucci? Ebbene, come hanno fatto gli attentatori e il loro mandante (Lavitola) a scongiurare preventivamente guai più seri e magari irreparabili?

Non ritenete voi lettori che la cosa più semplice potesse essere quella di avvertire Sigfrido Ranucci di non rincasare prima di una cert’ora? E di assicurarsi che anche gli altri residenti della villetta fossero fuori casa in quel momento? E se questa è una ipotesi plausibile, il buon Ranucci avrà chiesto all’amico del cuore perché non dovesse rientrare in casa propria prima di una data ora?  E Lavitola gli avrà chiarito questo enigma? Gli avrà pure anticipato cosa gli frullasse nel cervello in quella serata “esplosiva” e quale il motivo per rimanere più a lungo fuori casa? E’ proprio quello che gli investigatori vogliono appurare. Ed é per questo motivo che i Magistrati hanno anticipato che ai primi di settembre dovranno convocare Ranucci per un approfondimento di indagine. A questo punto doveroso. E noi aggiungiamo: assolutamente necessario. 

Tanto per rinverdire il ricordo del nostro beneamato Totò che amava pronunciare la frase : Ca’ nisciuno è fesso !!