L’ elezione di Malago’ a Presidente della FIGC appena poco più di un mese fa e la immediata querelle sulla nomina del CT e del DT della Nazionale impongono serie riflessioni sul futuro del nostro calcio. Noi
Vorremmo parlare solo dello sport-calcio ma non possiamo rimanere indifferenti di fronte alle enormi pressioni che sono state esercitate e, ne siamo certi, verranno esercitate da più parti sul calcio italiano che deve uscire da una crisi organizzativa, finanziaria e tecnica enorme e perciò avrebbe bisogno di una mobilitazione coesa e convinta di tutte le migliori e positive energie ambientali e istituzionali per evitare il definitivo collasso.
Malago’ da scafato politico e uomo di sport ha superato il primo ” fosso” pericoloso evitando la nomina di Pirlo come CT e accettando con classe le “dimissioni” di Maldini come DT e Leonardo come advisors senior. Sui tre nomi già aleggiavano dubbi sulla possibilità di un lavoro tecnico senza interferenze, invocando per l’ ex icona del Milan ipotetici conflitti d’ interesse e potenziali condizionamenti su Pirlo ritenuto coram populo poco esperto e totalmente inidoneo ad allenare la Nazionale visti i poco brillanti risultati ottenuti da allenatore. La forzatura del legame contrattuale di Pirlo come uomo immagine con un betting russo ha creato le premesse per la sua decadenza da CT e le successive inevitabili dimissioni di Maldini e Leonardo, poco graditi a molti presidenti soprattutto il primo per la rigidità del suo modus operandi poco propenso al dialogo, accettate senza batter ciglio…
Parlavo di pressioni, apparentemente risolte brillantemente da Malago’, per ora, con la nomina di Roberto Mancini, suo vero pallino da inizio mandato, a CT nonostante il “tradimento” di tre anni fa e con la nomina di un “vecchio saggio” come Claudio Ranieri a DT.
Pressioni che però ad esercitarle non sono solo le componenti interne ma dall’ esterno le autorità europee e, come si è visto sul caso Pirlo, anche i partiti italiani o almeno alcuni tra loro, tanto nella maggioranza di governo quanto nell’ opposizione. Va detto che la classe dirigente delle società, delle leghe e della stessa Federazione negli ultimi due lustri non è stata all’altezza di creare nuovi modelli che lo sviluppo del calcio spettacolo avrebbe imposto con la costruzione di progetti innovativi e di strutture moderne adeguate alle esigenze degli appassionati, soprattutto i giovani, sempre meno attirati da un calcio che nel nostro Paese, e lo dicono i risultati sotto gli occhi di tutti,sa di vecchio e di una povertà innegabile, non solo tecnica ma anche economica, nei confronti di Premier, Liga, Bundesliga,Francia ed ora perfino di Turchia e Arabia.
Colpa di un sistema che ha fallito tecnicamente e Economicamente accumulando ritardi con gli altri paesi più attenti a incentivare le risorse interne e gestire al meglio lo sport-business.
Malago’ ha un compito difficilissimo: recuperare il ritardo accumulato negli anni e soprattutto riportare sulla strada giusta i dirigenti di società che molti guai hanno prodotto.
Serve chiarezza e se Roberto Mancini e Claudio Ranieri devono pensare ad un progetto tecnico globale che parta dall’ attività di base per finire alla Nazionale maggiore, Malago’ deve trovare la forza di coagulare intorno alla FIGC e alla sua persona tutte le componenti sportive, sociali e politiche istituzionali avendo un solo obiettivo: salvare il calcio italiano a tutti i livelli perché è un patrimonio popolare unico.Questa, ma non solo per Malago’, può essere l’ ultima grande occasione per una riforma strutturale totale che faccia ritrovare al nostro calcio se stesso, la sua anima e le sue radici profonde.