La Riflessione: 

  1. Pregare per una pace disarmata e disarmante?

La progressiva estensione del teatro di guerra dal golfo al Mediterraneo, dall’Iran a Cipro… ci preoccupa, fondatamente, tutti, al di là delle appartenenze politiche e religiose. Molti cattolici di Occidente e di Oriente, anche seguendo le prime parole del nuovo Papa Leone XIV, appena eletto, che invitò appunto a una pace disarmata e disarmante, pregano, ritenendo che, ormai, non ci resti altro che pregare. 

Già, chi pregare e, soprattutto, per chi pregare? Si può mai chiamare Dio ad esserci nei momenti delle guerre ingiuste e non dichiarate, degli attacchi preventivi, che distruggono militari e civili, non risparmiando neanche bambine di una scuola, ancorché iraniana? Il 5 marzo 2026, nel “set televisivo dello studio ovale”, Tom Mullins (Christ Fellowship, Florida) e altri esponenti di gruppi, che possiamo denominare genericamente (ma imprecisamente) evangelici – smentiti dagli stessi gruppi istituzionali evangelici -, hanno addirittura voluto guidare una preghiera con imposizione delle mani: una specie di gesto carismatico di esponenti di chiese filo-presidenziali che, su Trump, hanno chiesto addirittura protezione divina e grazia in quanto comandante delle truppe americane nella guerra – non dichiarata e preventiva! – da lui ordinata e condotta, insieme con Israele, contro l’Iran.

In molti, ci siamo chiesti: Dio, quello degli Ebrei e dei Cristiani, quello dei Musulmani e dei Cattolici, quello invocato dalle varie fedi, teismi e religioni ancestrali… era veramente lì? Anzi: dov’era, dove dovrebbe stare, la vera “chiesa di Cristo e di Dio”? 

Nella notte tra il 12 e il 13 giugno 2025, nel corso di un nuovo capitolo di una mai finita storia di attacchi e risposte belliche, come sintetizzava Vatican news del 13 giugno 2025, «l’attacco missilistico di Israele sull’Iran… getta ulteriore incertezza e violenza su tutto il Medio Oriente e alimenta il rischio di un conflitto regionale. I bombardamenti, condotti con circa 200 aerei hanno colpito impianti nucleari e militari, fabbriche di missili balistici e alti ufficiali, per un totale di oltre 100 obiettivi, sono stati definiti dal premier Benjamin Netanyahu attacchi “preventivi” per la “sopravvivenza” di Israele”. L’operazione “Leone nascente”, ha spiegato ancora il primo ministro, ha lo scopo di “ridurre la minaccia Iraniana” e durerà “molti giorni”». Sono i giorni di una settimana infinita che ora ha aperto un nuovo fronte, per cielo, per mare e per terra.

Presentando un “profetico” libro delle edizioni la Valle del Tempo di Napoli (2025), di Marcello Del Verme, storico dell’Oriente cristiano, osservavo: «Nella visione, tra l’onirico e il reale, due angeli del cielo segnerebbero, appunto, l’auspicata riappacificazione – come in cielo così in terra – purtroppo, più sognata dall’Autore che effettiva – tra due popoli a quel tempo ancora belligeranti (israeliani e palestinesi). Essi appaiono proiezione in terra degli angeli celesti, Israel e Ismael: rappresentativi di tutti i figli d’Isacco e d’Ismaele e delle loro stirpi, sia etniche che religiose, continuano frattanto a lottarsi ed eliminarsi, al punto che la visione della pace, biblicamente fondata, si deve fare come in cielo, così in terra quasi preghiera e auspicio, sia sulle labbra che negli occhi di Del Verme».

E ora, purtroppo, e sempre più pericolosamente, siamo all’ennesimo capitolo di questa guerra mondiale che non è più neppure, come la denominava, papa Francesco, una guerra a pezzi. Siamo sempre come alla penultima tappa di scenari infiniti di guerra, sempre al penultimo sentieri di mare, di cielo e di terra, di una guerra infinita, mentre diventano sempre più frequenti le incursioni di armati e di droni intelligenti, per terrorizzare e colpire gli abitanti di Cisgiordania, del Libano, poi dell’Iran e del Libano, poi… Parlando all’incontro incontro mondiale dei movimenti-popolari, papa Francesco aveva tuonato: «Poco fa ho detto, e lo ripeto, che stiamo vivendo la terza guerra mondiale, ma a pezzi. Ci sono sistemi economici che per sopravvivere devono fare la guerra. Allora si fabbricano e si vendono armi e così i bilanci delle economie che sacrificano l’uomo ai piedi dell’idolo del denaro ovviamente vengono sanati. E non si pensa ai bambini affamati nei campi profughi, non si pensa ai dislocamenti forzati, non si pensa alle case distrutte, non si pensa neppure a tante vite spezzate. Quanta sofferenza, quanta distruzione, quanto dolore! Oggi, care sorelle e cari fratelli, si leva in ogni parte della terra, in ogni popolo, in ogni cuore e nei movimenti popolari, il grido della pace: Mai più la guerra!».

  1. Dov’era Dio quella notte?

Nel corso di un’altra atroce guerra mondiale del Novecento, Elie Wiesel, in La notte, raccontava un terribile episodio in un campo nazista: «Ho visto altre impiccagioni, ma non ho mai visto un condannato piangere, perché già da molto tempo questi corpi inariditi avevano dimenticato il sapore amaro delle lacrime. Tranne che una volta». A Buna, infatti, un giorno la centrale elettrica saltò e i nazisti risalirono all’Oberkapo olandese, il quale, riconosciuto responsabile, fu arrestato subito: «Fu torturato per settimane, ma inutilmente: non fece alcun nome. Venne trasferito ad Auschwitz e di lui non si senti più parlare. Ma il suo piccolo pipel (bambino) era rimasto nel campo, in prigione. Messo alla tortura restò anche lui muto. Allora le S.S. lo condannarono a morte, insieme a due detenuti presso i quali erano state scoperte altre armi. Un giorno che tornavamo dal lavoro vedemmo tre forche drizzate sul piazzale dell’appello: tre corvi neri. Appello. Le S.S. intorno a noi con le mitragliatrici puntate: la tradizionale cerimonia. Tre condannati incatenati, e fra loro il piccolo pipel, l’angelo dagli occhi tristi… I tre colli vennero introdotti contemporaneamente nei nodi scorsoi. – Viva la libertà! – gridarono i due adulti. Il piccolo, lui, taceva. – Dov’è il Buon Dio? Dov’e? – domandò qualcuno dietro di me… Ma la terza corda non era immobile: anche se lievemente il bambino viveva ancora… Più di una mezz’ora restò così, a lottare fra la vita e la morte, agonizzando sotto i nostri occhi. E noi dovevamo guardarlo bene in faccia… Dietro di me udii il solito uomo domandare: – Dov’è dunque Dio? E io sentivo in me una voce che gli rispondeva: – Dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca…»

Dov’era, dov’è Dio, da che parte sta il buon Dio? «Perché mi hai abbandonato?», fu pure il grido rantolante del Crocifisso che tuttavia, nell’imminenza di una morte atroce, cantava sul Calvario, secondo i racconti evangelici, un Salmo di fiducia e di abbandono al Padre. Commentando quel testo, papa Benedetto XVI disse (era il 14 settembre 2011): «è il Salmo 22, secondo la tradizione ebraica, 21 secondo la tradizione greco-latina; una preghiera accorata e toccante, di una densità umana e una ricchezza teologica che ne fanno uno tra i Salmi più pregati e studiati di tutto il Salterio… il grido iniziale del Salmo, “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, è riportato dai Vangeli di Matteo e di Marco come il grido lanciato da Gesù morente sulla croce (cfr Mt 27,46; Mc 15,34). Esso esprime tutta la desolazione del Messia, Figlio di Dio, che sta affrontando il dramma della morte, una realtà totalmente contrapposta al Signore della vita. Abbandonato da quasi tutti i suoi, tradito e rinnegato da discepoli, attorniato da chi lo insulta, Gesù è sotto il peso schiacciante di una missione che deve passare per l’umiliazione e l’annichilimento».

  1. In quale bunker anti-atomico si sarà rifugiato Dio?

Era il 1934, era ancora la lunga stagione nazista. Una Dichiarazione teologica, concernente la situazione della Chiesa evangelica tedesca, fu approvata nel 1934 dai delegati di 29 chiese evangeliche regionali tedesche, riuniti a Barmen per un “Sinodo confessante della Chiesa evangelica”. Il Sinodo era stato indetto in risposta alle pressioni esercitate sul protestantesimo tedesco da parte del nazionalsocialismo. Di fronte agli errori dei Cristiani Tedeschi e dell’allora dirigenza ecclesiastica del Reich, si legge nella Dichiarazione di Barmen, sono condannati gli «errori che devastano la chiesa e quindi provocano anche la disunione della Chiesa Evangelica Tedesca… ci riconosciamo nelle verità evangeliche». Nei sei punti, vi era anche la seguente affermazione: «Respingiamo la falsa dottrina, secondo cui la chiesa potrebbe lasciar determinare la forma proprio messaggio e del proprio ordinamento da proprie preferenze o dal variare delle convinzioni ideologiche e politiche di volta in volta dominanti» (traduzione di Sergio Rostagno).

Altro Dio, insomma, altro la Chiesa, altre le convinzioni ideologiche e politiche dominanti, anche se esse spesso cercano di ingabbiare Dio e le divinità nelle loro ideologie. Noi altri, ai confini dell’Unione europea, avevamo già assistito a benedizioni “cristiane” su Putin sia alla vigilia che al momento dell’invasione ingiustificata dell’Ucraina, in una guerra anch’essa sempre incombente e mai capace di finire. Il 6 marzo 2022, domenica di San Giovanni e “domenica del perdono” (la Domenica del Perdono, per gli ortodossi del patriarcato autocefalo di Mosca, ricorda la commemorazione della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso, secondo Genesi, 3, 22-24), il patriarca Kirill di Mosca e di tutte le Russie, quasi offrendo l’anteprima della benedizione sulla guerra di Putin, celebrò la Divina Liturgia nella Cattedrale di Cristo Salvatore della capitale russa, affermando che le azioni belliche a volte servono per porre un argine alle degenerazioni morali: «Nel Donbass esiste un rifiuto, un fondamentale rifiuto dei cosiddetti valori che oggi vengono proposti da coloro i quali pretendono di essere potenze mondiali. Oggi, esiste una prova di lealtà a quel potere, una specie di lasciapassare per quel mondo “felice”, quel mondo di consumo eccessivo, quel mondo di apparente “libertà”… Oggi, i nostri fratelli del Donbass, ortodossi, stanno indubbiamente soffrendo, e noi non possiamo che essere con loro – soprattutto nella preghiera. Dobbiamo pregare che il Signore li aiuti a conservare la loro fede ortodossa e a non soccombere alle tentazioni. Allo stesso tempo, dobbiamo pregare perché la pace ritorni il più presto possibile, perché il sangue dei nostri fratelli e sorelle smetta di scorrere, perché il Signore conceda la grazia alla terra del Donbass, che soffre da otto anni e porta il marchio doloroso del peccato e dell’odio umano» (traduzione di Sofia Scialoia). E in un altro quadrante geopolitico, nella sala ovale USA, si chiede saggezza celeste per guidare il Paese, s’invoca la forza necessaria per guidare una nazione come “una nazione sotto Dio”. Si chiede addirittura un successo nella Guerra contro l’Iran. 

Si potrà mai chiedere a un Dio di “combattere il male”, sapendo che questo non sta, non può stare, da una sola parte? E frattanto una guerra ibrida in cui l’AI e i robot, che hanno costi spesso irrisori, affiancano vite umane o le portano via, o le cremano, pur senza forni crematori. 

Angeli del cielo e strateghi della terra, perché non correggete i voli dei droni, perché non li programmate per portare aiuti materiali e cibo, non distruzione e morte. Quando gli obiettivi nuovi saranno, finalmente, di vita e non più di morte? Scrisse Paul Valéry: «Sulle case dei morti la mia ombra passata» chiede giustizia, prim’ancora che pace. È stata oggi definitivamente ri-aperta la strada per la giustificazione della violenza e delle azioni belliche, anche da parte dei singoli gruppi locali di cristiani e, poco alla volta anche allo scopo di frenare e distruggere, ad ogni costo, gli eretici i “diversi”, per rallentarne la diffusione, per sradicare la zizzania dalla faccia della terra? Forse anche per questo, alla vigilia della grande guerra dei nostri tempi contemporanei, i fautori della belligeranza potettero testualmente parlare, contro chi, obiettando, la considerava invece un gesto atrocissimo e anti-umano, fino a parlare di “guerra… giusta, necessaria, provvidenziale”? 

No, gli dei non possono esser chiamati a copertura e giustificazione di conflitti armati e di soprusi contro l’ecosistema e i viventi, non umani e umani di un qualunque territorio. No, gli dei non ascoltino le invocazioni che chiedono ancora appoggi per la guerra e non, come si deve, per la pace!