Gli inganni di Pandora di Eva Cantarella, pubblicato da Feltrinelli, è un saggio in cui l’autrice offre al lettore uno sguardo storico e analitico sull’origine della discriminazione di genere nella Grecia antica. Cantarella — sociologa, storica e giurista — affronta il tema, come chiarisce nella premessa, non con la pretesa di delineare la storia della differenza di genere, quanto di mettere in luce un aspetto che ancora oggi permea il nostro tessuto sociale e le nostre interazioni.
Il mero dato naturalistico è stato, nei secoli, sufficiente a giustificare la discriminazione.
Secondo l’autrice, questo elemento emerge già nei racconti di aedi e rapsodi, ai quali era affidata non soltanto una funzione ricreativa, ma soprattutto educativa per la collettività; il mito, infatti, nella sua accezione originaria significava proprio “parola” e “racconto”.
L’opera analizza l’evoluzione di questa visione attraverso la tradizione letteraria, il pensiero medico-scientifico legato a Ippocrate e al Corpus Hippocraticum, fino alla riflessione filosofica di Socrate e Platone.
Vengono inoltre esaminate le discriminazioni sociali e giuridiche dell’epoca, con particolare attenzione al ruolo della donna all’interno della famiglia e della gestione patrimoniale.
Gli inganni di Pandora è un saggio che pone indirettamente un quesito al lettore: quanto siamo ancora eredi e portatori dei retaggi del passato? In che misura la funzione del mito greco continua a svolgere, in maniera latente, un ruolo educativo? E infine: il teatro, la filosofia e la democrazia, di cui i greci sono stati maestri e fondatori, possono davvero essere scissi dalla concezione che quegli stessi greci avevano della donna e di cui, forse, siamo ancora inconsapevolmente complici?
