L’Editorale:
Che in Italia buona parte della stampa di sinistra fosse capace di ogni espediente possibile pur di colpire con la carta stampata o con talune trasmissioni televisive estremamente velenose il Governo nazionale, è cosa abbondantemente risaputa. E’ questa una storia antica che affonda le sue origini nella forma mentis e nelle peggiori abitudini dei giornalisti cosiddetti progressisti, il cui agire è oltremodo conosciuto dal popolo italiano, che risulta abbondantemente consapevole e adeguatamente immunizzato rispetto a queste “follie patologiche”. Potremmo star qui a ricordare le occasioni ripetute e ossessive con cui certa stampa resuscita il fascismo e lo lancia come pericoloso spauracchio ora su questo ora su quel personaggio politico di centro destra per provare a terrorizzare l’opinione pubblica e trarne un presunto vantaggio elettorale per i suoi beniamini con bandiera rossa.
Oppure pensare alle grida di allarme lanciate “urbi et orbi” rispetto all’approvazione di provvedimenti legislativi del Governo, come ad esempio iL Decreto Sicurezza. Nato per fronteggiare adeguatamente la minaccia della criminalità crescente nelle nostre città, Il Decreto sicurezza è additato da questi “santoni” come un provvedimento liberticida, autoritario e, perché no, Fascista! Come se disporre per norma di Legge di restituire le abitazioni occupate abusivamente ai legittimi assegnatari, eliminando le vergognose attese per una ordinanza di sgombero degli occupanti, fosse un provvedimento liberticida, antidemocratico ed autoritario! Ed ancora, intervenire tempestivamente a favore di chi ha subito la violenza della sottrazione della propria abitazione, consentendogli di rientrare con tempi certi in possesso del bene primario della casa, sia qualcosa di sconveniente o arbitrario che addirittura danneggia lo “sfortunato” occupante abusivo. Insomma, uno stuolo di giornalisti di sinistra che non riconoscono il bene dal male. Come quando attaccano le forze dell’ordine, delegittimandole in ogni occasione nel proprio ruolo istituzionale, nelle prerogative e nella missione sociale di tutela dell’Ordine Pubblico per la cittadinanza e le Istituzioni. Per dirla breve, un mondo capovolto al quale proprio non vogliamo ne possiamo sottostare.
E come se non bastasse, a questi professionisti della ipocrisia e della menzogna, contrabbandata per libera informazione, si affiancano anche buona parte dei Magistrati politicizzati, con le loro azioni giudiziarie destabilizzanti dell’ordinamento democratico. (basti pensare al rinvio a giudizio di Salvini per sequestro aggravato di migranti sbarcati in Sicilia, poi risolto con una assoluzione piena; l’avviso di garanzia inviato alla Meloni e altri due Ministri del suo Governo per il caso del rilascio del libico Almasri. Anche in questo caso, tutti prosciolti in istruttoria e poi tante altre iniziative fortemente contestate come i ripetuti provvedimenti giudiziari di revoca dei trasferimenti dei migranti nel Centro per i rimpatri in Albania). Tutto ciò in ragione della loro ostilità più che manifesta alla riforma Costituzionale della Giustizia, approvata recentemente dai due rami del Parlamento e voluta fortemente dal Governo di Centro Destra.
Una Riforma che, per norma Costituzionale, necessita di essere sottoposta a Referendum Popolare perché sia definitivamente considerata Legge dello Stato. E quanti si sono opposti sin ora al percorso parlamentare della Riforma della Giustizia (I partiti della sinistra del cosiddetto campo largo e le organizzazioni associative dei magistrati) oggi si apprestano a cavalcare tutti gli strumenti dell’informazione, in modalità spesso fortemente discutibili, per far si che il Referendum sia bocciato nelle urne dal corpo elettorale.
Ma quando parliamo di modalità discutibili non avremmo mai pensato al grado di bassezza cui sono precipitati questi sedicenti paladini della democrazia e della libertà. Da qualche settimana, infatti, sono iniziate una serie di trasmissioni giornalistiche sul tema della Riforma della Giustizia e molti personaggi schierati a favore del “NO” al Referendum sono scesi in campo armi e bagagli per sostenere le ragioni di coloro che contrastano fortemente la Legge sulla separazione delle carriere dei magistrati oltre agli altri capitoli della riforma medesima. Giornalisti, Giuristi, politici del campo largo, magistrati e commentatori vari, si alternano tutt’ora nelle televisioni con argomenti ormai noti, triti e ritriti per portare acqua al mulino dei “NO” al Referendum.
Tra questi personaggi più o meno conosciuti, compare in TV il dott. Nicola Gratteri, Procuratore di Napoli, notoriamente persona avveduta e magistrato particolarmente intransigente che, più che soffermarsi sulle sue argomentazioni personali di “addetto ai lavori” si avventurava nella interpretazione del pensiero di alcuni magistrati molto noti, servitori dello Stato a tutto tondo che hanno pagato con la vita la loro lotta isolata contro la mafia. Si tratta naturalmente di Falcone e Borsellino, cui i nostri amici progressisti, di li a poco e con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, fanno dichiarare l’esatto contrario di quanto espresso nel corso di interviste rilasciate a taluni giornali nazionali oltre 43 anni or sono e cioè prima delle stragi di Capaci e Via d’Amelio a Palermo nelle quali i due magistrati persero la vita, unitamente alle proprie scorte di polizia. Che posizione avevano dunque i nostri due eroi dell’antimafia? Quale la loro idea rispetto alla separazione delle carriere dei Magistrati? Rileggendo le interviste e ascoltando le registrazioni delle dichiarazioni espresse attraverso filmati originali del tempo, essi furono assolutamente favorevoli a questa ipotesi di separazione delle carriere già negli anni 90, allorquando il dibattito su questa eventualità legislativa si andava delineando e sviluppando tra le forze politiche quale soluzione più immediata ed efficace per restituire autorevolezza, autonomia e indipendenza ai magistrati ma, soprattutto, per equilibrare il ruolo dei Pubblici Ministeri con i togati Giudicanti nel percorso del processo e, di conseguenza, offrire maggiori garanzie di terzietà e imparzialità per i soggetti sottoposti a processo.
Ciò nonostante accadeva che il dottor Gratteri nel corso della trasmissione televisiva “Di martedi” sulla emittente televisiva La 7, per giustificare e dare più concretezza alle ragioni del “NO” affermava tranquillamente che Falcone era contrario alla separazione delle carriere. E, nel corso della diretta televisiva, si soffermava a leggere quella che doveva essere una dichiarazione autentica e fedele del pensiero del suo ex collega magistrato morto per mafia. Peccato per Gratteri che quella dichiarazione fosse completamente falsa e volontariamente artefatta. A scoprire la bufala, nei giorni successivi alla trasmissione televisiva, sono stati i soggetti proponenti i Comitati per il “SI” ma anche i cronisti del quotidiano “IL DUBBIO”. Smascherata la vergognosa “bufala”, nei giorni seguenti la trasmissione, Gratteri si scusava per l’increscioso episodio dichiarando che quel foglio incriminato gli venne consegnato poco prima della diretta televisiva su “La 7” da una persona molto autorevole del mondo dell’informazione.
Cosa aggiungere ancora? Possiamo solo immaginare quale o quali autorevoli personaggi dell’informazione abbiano passato negli Studi Televisivi di LA7 una velina falsa all’ ignaro magistrato calabrese. Non riusciamo a spiegarci però come un uomo e un giudice così “attento e scrupoloso” si sia fatto trovare tanto impreparato su argomenti oltremodo delicati e non abbia compiuto preventivamente una verifica su quanto gli si chiedeva di leggere in televisione. Omettendo, non senza responsabilità e leggerezza, un benché minimo riscontro dell’autenticità di quella velina.
Una circostanza davvero grave. Una macchinazione vergognosa ai danni di uomini delle Istituzioni tragicamente scomparsi nell’adempimento del proprio dovere che non possono più smentire quanto arbitrariamente loro attribuito. Una macchinazione strumentale predisposta ad arte per ottenere un consenso più ampio dell’opinione pubblica sulla posizione da assumere in occasione del prossimo Referendum popolare sul tema. Un tentativo cinico per condizionare l’esito del referendum utilizzando la fama, il prestigio e l’ incondizionato affetto del popolo italiano per Falcone e Borsellino.
