L’Approfondimento:

  1. Di fronte alle ludopatie: interrogativi morali e costituzionali

Fino a che punto è etico lucrare sulle persone deboli, che compulsivamente sperano in qualche vincita da ottenere mediante i cosiddetti giochi numerici? Posto che l’articolo 2. della Costituzione repubblicana riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, e l’articolo 3. Impegna, a sua volta, la Repubblica a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” che impediscono il pieno sviluppo della persona, come si conciliano questi principi eticamente rilevanti con uno Stato che, frattanto, lucra sistematicamente sulla fragilità, sull’ignoranza statistica, sulla disperazione economica, di una buona parte dei suoi cittadini? 

L’interrogativo di fondo è netto e preciso; è uno di quelli che va al cuore etico della questione, anche nelle zone, come quelle meridionali, in cui si continua a tentare ’a bbona afficiata. Basta monitorare i dati, preoccupanti, dei Dipartimenti Dipendenze delle Asl campane, ovvero della macro-articolazione aziendale sotto la cui direzione ricadono i Servizi e le Strutture che garantiscono l’assistenza e le diverse prestazioni a favore dei cittadini che presentano problemi di dipendenza: si dipende in tanti, oltre che da droghe e sostanze psicoattive, alcol, tabagismo, dai giochi numerici, che in molti provocano i Disturbi da gioco d’Azzardo. 

L’interrogativo di esordio si fa particolarmente urgente in un contesto, qual è, ad esempio, quello campano, che vede tanti pensionati, ma anche tantissimi giovani, intenti per ore a tentare la fortuna, mediante i giochi dei “numeri” (Lotto, Superenalotto, 10eLotto), o delle tantissime lotterie, istantanee o differite, che si sono moltiplicate negli ultimi anni. 

Il fatto è che non sono i benestanti a giocarsi lo stipendio al Lotto. Sono, invece, le persone con meno strumenti culturali ed economici, ovvero chi cerca nella vincita impossibile una via d’uscita che non riesce a costruire con il lavoro e il risparmio. Quella dei giochi numerici appare davvero una tassa occulta e regressiva, che pesa più sui poveri che sui ricchi. La domanda, di valore etico, non è primariamente dei giocatori che, peraltro nell’hinterland campano sono numerosissimi. Anche per tradizione scaramantica, portata perfino a teatro dal grande Eduardo con la commedia/dramma “Non ti pago”, si gioca e si rigioca in tutti i modi e in tutte le salse. Il grande Eduardo da parte sua, lo ricordiamo, scrisse e mise in scena Non ti pago nel 1940, interpretando il bisogno del pubblico di allora di esorcizzare l’angoscia del tempo di guerra: don Ferdinando Quagliuolo, titolare di un bancolotto, si è auto-isolato dalla famiglia e dal mondo, facendo del gioco dei numeri quasi una ragione di vita. Assistito dal fido Aglietiello, tenta senza successo la fortuna; e invece, Mario Bertolini, suo dipendente nonché aspirante fidanzato della figlia del titolare del bancolotto, inanella successi e vincite, che gli hanno permesso d’innalzare il proprio stato sociale. Quando Mario Bertolini fa una vincita milionaria giocando la quaterna che gli è stata data in sogno, nientedimeno che dalla buonanima del padre di Don Ferdinando, che lo ha chiamato “Piccerì”, scoppia il dramma: don Ferdinando “esce pazzo”: il biglietto – questa la sua pretesa folle – è suo, il padre defunto avrebbe voluto dare i numeri proprio a lui, non certamente a Bertolini”! Perciò egli non paga la vincita a chi gli ha sottratti la “legttima” sorte.

  1. Il nuovo Regolamento del Ministero dell’economia e delle finanze

Ora l’azione teatrale di Eduardo ritorna drammaticamente attuale; anzi si riversa nella nostra vita quotidiana, e non soltanto per il gioco del lotto. Infatti, il Ministero dell’economia e delle finanze ha emanato il Regolamento relativo alla disciplina generale dei giochi numerici, affidati in concessione (provvedimento in vigore dal 27/01/2026). Il testo ministeriale distingue, fin dall’inizio, tra giochi numerici a quota fissa e giochi numerici a totalizzatore nazionale. Basta entrare in un negozio di Lotto e Tabacchi, per osservare, con il nulla osta dei regolamenti ministeriali, quante antiche e nuove sirene attirano oggi i giocatori! Ecco un breve elenco tratto dal citato recente testo del Ministero: «a) SiVinceTutto SuperEnalotto», introdotto con decreto direttoriale del 20 ottobre 2011 e regolamentato con decreto direttoriale del 17 novembre 2015; b) il «Vinci per la Vita – Win for Life», introdotto con decreto direttoriale del 16 settembre 2009 e disciplinato con decreto direttoriale del 9 maggio 2014; c) l’«Eurojackpot», introdotto con decreto direttoriale del 16 marzo 2012 e disciplinato con determinazione direttoriale dell’11 febbraio 2022; d) il «Play Your Date», introdotto e disciplinato con determinazione direttoriale del 3 aprile 2023… E tanto, tanto altro ancora…

L’art. 2 del recente provvedimento ministeriale è quasi un indice-vocabolario della sempre più agevole via verso l’inferno del gioco: concorso; combinazione; combinazione vincente; formula di gioco; giocata; jackpot; payout; posizionamento di uno dei numeri pronosticati all’interno della combinazione e dei numeri estratti all’interno della combinazione vincente; pronostico ovvero puntata, effettuata dal giocatore, su una ovvero più combinazioni di gioco, con riferimento alla formula di gioco prescelta e alle regole che la governano e riferito a un’unica giocata; raccolta a distanza, ovvero la modalità di raccolta di gioco con partecipazione a distanza (= on line) effettuata attraverso gli strumenti messi a disposizione da un concessionario… Ma soprattutto – come, peraltro, spera, purtroppo senza fondamento, qualunque giocatore – vincita, ovvero l’importo totale cui il giocatore ha diritto. 

A fronte di tutto questa pericolosa china, come si leggeva già in Istat-tematici del 28 aprile 2022, non possono che avanzare dei veri e propri progetti di ricerca per la rilevazione delle dipendenze da gioco d’azzardo e del gaming. La fondata consapevolezza scientifico-statistica era, ed è infatti, che mentre i temi della prevenzione primaria (sana alimentazione, pratica regolare di attività fisica, astensione dal fumo e da un consumo dannoso di alcol, tenendo sotto controllo l’eccesso di peso) risultano ormai consolidati sia a livello nazionale (con i vari progetti e Piani di prevenzione nazionale), che a livello internazionale, si registrano tanti, troppi!, ritardi nel mettere allo studio l’analisi di comportamenti ormai nettamente emergenti tra le dipendenze, quali, appunto, sono il gaming e il disturbo da gioco d’azzardo. Si tratta, per l’ISTAT, di un campo quasi del tutto nuovo, da esplorare. Ormai, del resto, è opinione condivisa che occorra sviluppare ricerche scientifiche che possano essere accolte nelle rilevazioni periodiche dell’ISTAT. Il gioco, anche quello numerico, fa male alla salute, insomma. Da parte sua, come ben sanno gli psicologi e gli psicoterapeuti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficialmente riconosciuto in termini patologici la dipendenza da videogiochi. In un caso specifico, il cosiddetto gaming disorder è stato inserito nell’undicesima revisione della classificazione ICD (International Classification of Diseases).

  1. Perplessità e domande legittime

Di fronte a tutti questi dati preoccupanti, Il FORUM delle Associazioni Familiari della Campania, insieme a FINETICA Ets Antiracket e Antiusura (Per informazioni: Nino Di Maio – Cell 348.4101872 – E-mail forumfamiglie.campania@gmail.com Nello Tuorto – Cell 335.6802955 – E-mail info@finetica.net) pongono finalmente a tutti noi una fondata domanda sulla eticità di tutto ciò che riguarda qualunque gioco numerico: «è etico che lo Stato italiano fondi parte del proprio bilancio sulle speranze dei più fragili?». 

Che si tratti di una vera e propria contraddizione etica in questa prassi, benché regolamentata, dello Stato italiano, lo osservano senza mezzi termini le medesime Associazioni di cui sopra. Difatti, scrivono: «Lo stesso Stato che incassa dalla “tassa sulla fortuna” deve poi investire risorse pubbliche per curare le dipendenze da gioco patologico, sostenere le famiglie impoverite, riparare i legami sociali spezzati dalla ludopatia».

Certo, già nel mondo antico e perfino nel Rinascimento moderno, esistevano delle vere e proprie branche per lo studio dei numeri collegati alle lettere dell’alfabeto, anche quello biblico, nonché tante altre pratiche cabalistiche e perfino esoteriche, proprio nell’ambito della scienza dei numeri. Perfino la maga Circe degli scritti del grande filosofo Nolano Giordano Bruno sembra avere i tratti del cabalista e del mago rinascimentale: alla maniera di Marsilio Ficino e di Pico della Mirandola, bisogna, infatti, fare la cabala di filosofia e perfino di teologia. Tutti, poi, ricordano il famoso argomento della scommessa (in francese, le pari, con l’accento sulla i!), proposto dal filosofo Blaise Pascal: in una stagione in cui il gioco d’azzardo era praticato anche dagli intellettuali del Seicento, compreso Pascal, s’incrementavano gli studi sul calcolo delle probabilità. La pratica della scommessa, osservava il filosofo francese, non si ferma solo al gioco in sé, ma si può – si deve – estendere anche a questioni riguardanti la vita, il rapporto con la trascendenza e, in modo particolare, con il Dio della fede cristiana: scommetteremo anche noi sull’esistenza di Dio, sapendo che egli potrebbe esistere, ma anche non esistere? Val la pena scommettere, anche non esistesse nessun divino, sapendo che se non esiste alcun Dio, non perdiamo nulla? 

Nella stagione ultramoderna attuale, la stessa Agenzia delle Dogane e dei Monopoli non solo invita a scommettere, ma c’informa: «Il lotto deriva dalla pratica in uso a Genova, nel XVI secolo, che consisteva nello scommettere su cinque, tra 120 nomi di nobili genovesi, che sarebbero stati prescelti tra i membri del Serenissimo Collegio. A Torino, nel 1674, questa stessa modalità di gioco prende il nome di “Lotto della zitella”, poiché a ciascun numero è abbinato il nome delle ragazze povere ed i proventi del sorteggio vengono distribuiti loro in dote. Il gioco, in ragione della sua semplicità, si estende ad altre città italiane, nonostante i tentativi di proibire le scommesse e le minacce di scomunica. Nel 1731, tuttavia, lo Stato Pontificio ne autorizza l’esercizio, destinandone i proventi al finanziamento di opere architettoniche e di pubblica utilità, quali la costruzione della Fontana di Trevi e la bonifica delle paludi pontine. Le estrazioni dei numeri, col tempo, divengono sempre più numerose; da quelle annuali si giunge progressivamente a quelle settimanali, svolte tradizionalmente il sabato. Nel 1863, con l’unità d’Italia, lo Stato decide di disciplinare il gioco anche ai fini fiscali; inizialmente come sedi estrazionali, vengono scelte otto città d’Italia: Bari, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia, alle quali, nel 1939, si aggiungono Cagliari e Genova». 

  1. Esisterà mai un gioco etico?

Che la cosa potesse divenire, oltre che storica, anche patologica, come nel caso del personaggio di De Filippo, ce lo dice la serie degli eventi e, oggi, viene ribadito perfino dal Ministero della salute, presso il quale, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, è stata decretata, di necessità, la ricostituzione dell’Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave. Si tratta di un organismo consultivo che provvede, tra l’altro, a monitorare proprio la dipendenza dal gioco d’azzardo, nonché a valutare le misure più efficaci per contrastare la diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave. Intanto, il nuovo Dossier delle Edizioni Libera, 2025), ci ricorda che nel nostro Paese si sono giocati 111,7 miliardi di euro nel 2021, 136 nel 2022, oltre 150 miliardi nel 2023 e più di 157 miliardi nel 2024. A ciò bisogna aggiungere una spesa netta dei giocatori di 15 miliardi di euro, cioè la differenza tra le giocate e le vincite. 

Sono tutti soldi usciti dalle tasche degli italiani e finite in modo netto in quelle delle grandi concessionarie. Ritorna pertanto, drammatica, la domanda di partenza: fino a che punto è etico lucrare sulle persone deboli, che compulsivamente sperano in qualche vincita da ottenere mediante i cosiddetti giochi numerici? Del resto, anche Il Catechismo della Chiesa cattolica al n. 2413 scriveva: «I giochi d’azzardo (gioco delle carte, ecc.) o le scommesse… diventano moralmente inaccettabili allorché privano la persona di ciò che le è necessario per far fronte ai bisogni propri e altrui».