Giacomo Casaula classe 1992. Consegue presso l’Università Federico II di Napoli la laurea triennale in lettere classiche e con lode quella magistrale in filologia moderna. Comincia molto presto a calcare le scene: Pirandello, Molière, teatro classico, commedia e lavori performativi. E’ attore e collaboratore di Ettore Massarese, autore e regista teatrale, e dell’intero progetto ‘Antico fa testo’ promosso da Francesco Puccio. E’ direttore artistico della sezione Teatro-canzone nella rassegna ‘Live in Villa di Donato’ a Napoli. Versatile in tutti i generi, crea spettacoli di Teatro-canzone, celebrando De Andrè, Gaber e Rino Gaetano in una commistione scenica di prosa, poesia e musica anche su palcoscenici prestigiosi quale il Teatro San Carlo. Pubblica nel dicembre 2019 il suo primo romanzo ‘Scie ad andamento lento’ edito da Edizioni Mea e nel maggio 2022 il suo secondo romanzo ‘Siamo tutti figli unici’ edito da Guida editori. Nel gennaio 2020 esce anche il suo primo disco e progetto di Teatro-canzone ‘Nichilismi & Fashion-week’ con l’etichetta Trees Music Studio, tratto dall’omonimo spettacolo teatrale successivamente inserito nella rassegna di apertura dell’edizione 2022 del Campania Teatro Festival. Nel maggio 2023 pubblica il suo secondo disco e progetto di Teatro-canzone ‘Amore sintetico’ con la medesima etichetta, da cui sono tratti i singoli ‘Viola’ e ‘Bonsai’ con relativi videoclip.

Come nasce la Sua passione per il teatro e quali sono stati i Suoi primi
approcci alla scena?

<< I primi approcci sono avvenuti all’età di 14 anni grazie al laboratorio teatrale
del mio Liceo Classico (Marco Galdi di Cava de’ Tirreni) diretto da Gaetano
Stella
. La passione è nata lì, settimana dopo settimana. All’inizio giocavo, poi
più avanti il gioco si è trasformato in obiettivi e professione. Su questo aspetto
ha pesato tanto anche la figura di mia nonna Annamaria Ackermann >>


In che modo la Sua formazione accademica in lettere classiche e filologia
moderna ha inciso sul Suo modo di intendere il palcoscenico?

<< Ha inciso tanto. Studiando i testi classici o gli originali di Shakespeare ho
potuto approfondire le radici di tutto, approfondendo e penetrando le parole,
gli umori, l’humus del Teatro >>
Ha lavorato con grandi nomi del teatro come Ettore Massarese e Francesco Puccio: cosa Le hanno trasmesso queste collaborazioni e cosa porta con sé da queste esperienze?
<< Mi hanno trasmesso impegno, passione, perseveranza. Con entrambi ho
rapporti di profonda stima e amicizia. Sono due professionisti esemplari e nel
loro modo di intendere il Teatro e l’atto teatrale mi hanno insegnato
moltissimo >>
Il progetto ‘Antico fa testo’ rappresenta un interessante dialogo tra tradizione e contemporaneità: qual è, secondo Lei, il valore attuale del teatro classico?
<< Senza il Teatro classico non esisterebbe, almeno in occidente, in ambito
scenico, morfologico e contenutistico il teatro successivo, da quello
elisabettiano a quello moderno e contemporaneo. Le passioni e le ossessioni
antiche sono oggi più attuali che mai >>
Il Suo lavoro nel Teatro-canzone attraversa le opere di De André, Gaber, Rino Gaetano. Quali affinità artistiche sente con questi autori e come li interpreta nella Sua cifra stilistica?
<< Sono punti di riferimento, modelli artistici. Prima di interpretarli e dare una mia cifra stilistica voglio dire che sono innanzitutto un ‘fan’ delle loro canzoni, del
lascito culturale che hanno trasmesso. Cerco di essere molto fedele agli
originali, immettendo un mio percorso, soprattutto per De André e Rino
Gaetano visto che Gaber non ne ha bisogno, quello del Teatro-canzone, per
cucire musica e Teatro >>
Qual è per Lei l’equilibrio ideale tra parola, musica e gesto scenico in uno
spettacolo di Teatro-canzone?

<< L’importante è seguire un percorso preciso. Da un punto A si deve arrivare a
uno B. Lo spettacolo deve muoversi e cercare di arrivare a qualcosa.
L’equilibrio nasce da questo presupposto indipendentemente dalle ‘quantità’
di parole, musica e azioni sceniche >>

Il Teatro San Carlo è un luogo iconico: come ha vissuto l’esperienza di portare lì il Suo linguaggio scenico?
<< Probabilmente è stata finora l’emozione più forte della mia vita. Non riesco ad aggiungere altro>>

Che ruolo ha la scrittura narrativa nel Suo percorso? Cosa l’ha spinto a
pubblicare i romanzi Scie ad andamento lento e Siamo tutti figli unici?

<< E’ un’altra sfaccettatura del mio modo di essere, di vivere. Entrambi i romanzi con le loro diversità sono nati e poi pubblicati solo per un’estrema urgenza comunicativa, altrimenti come dico sempre preferisco fare altro. Con i progetti che curo personalmente, come il Teatro-canzone, la necessità comunicativa è imprescindibile >>
Quali tematiche Le interessano maggiormente quando scrive di narrativa e in che modo differisce questo processo creativo rispetto a quello teatrale?
<< Probabilmente in narrativa mi concentro più sul privato, sul personale.
La scrittura teatrale è sicuramente più aperta, sociale >>
Con Nichilismi & Fashion-week ha inaugurato anche un percorso musicale: come nasce questo progetto e quali domande artistiche lo hanno guidato?
<< Il progetto nasce insieme a Davide Trezza (coautore di tutti i brani musicali).
Ci era sembrato naturale dopo anni di spettacoli dedicati ai nostri punti di
riferimento, cercare di realizzare qualcosa di nostro. Ci siamo interrogati sul
macrotema delle mode e come queste ultime influenzino l’individuo e la
collettività. Un discorso che dal fuori andasse verso il dentro, l’inverso di ciò
che accadrà con ‘Amore sintetico’, secondo progetto personale di Teatro-
canzone >>
Il Suo secondo disco Amore sintetico ha avuto grande risonanza. Cosa
rappresenta per Lei questa opera?

<< Come ho già detto prima  ‘Amore sintetico’ si interroga su temi che da una
propria dimensione interna si aprano poi verso l’esterno, il mondo. La liquidità,
i ‘tessuti sintetici’ e le relative precarietà sono tutte attraversate da ironie,
amarezze e speranze. Per me è stato un tassello significativo >>
Come nasce l’idea di trasformare la musica in drammaturgia? Qual è il Suo metodo compositivo tra parola, melodia e narrazione?
<< Si parte sempre dai temi, ogni cosa che mi incuriosisce e stimola. Poi insieme ad altre persone, prima ho citato Davide ma voglio ricordare anche Vincenzo Siani con la sua etichetta discografica (Trees Music Studio) e Stefano Torino che ha curato gli arrangiamenti del secondo progetto, si parla, si discute e si litiga anche. Poi si buttano giù le idee, di solito nascono prima le canzoni, poi è il turno dei monologhi di cui mi occupo da solo. Gli spettacoli di solito nascono così >>

In che modo crede che il pubblico contemporaneo accolga e interpreti il
Teatro-canzone oggi, soprattutto tra i più giovani?

<< Con curiosità, un iniziale straniamento e poi un successivo e crescente
entusiasmo >>

Quali sono, secondo Lei, le responsabilità di un artista nella società attuale?
<< Quelle che ha sempre avuto, credo. Cercare di illuminare la realtà, di scaldare in qualche modo degli animi pieni di anestesia >>
Cosa significa per Lei “fare arte” in una città come Napoli, ricca di contrasti, bellezza e stratificazioni culturali?
<< Portarla in qualche modo sempre dentro di me, anche se a volte non traspare, lei c’è. Con la Bellezza e l’oscurità che le appartengono. Non potrebbe essere altrimenti >>
Guardando al Suo percorso fino ad oggi, quale tappa considera la più
formativa o trasformativa?

<< Ogni tappa, incontro, ha rappresentato un momento di crescita e condivisione. Non saprei indicarne una in particolare >>
Quali sono i progetti futuri che sente più urgenti o che La entusiasmano
maggiormente?

<< Ce ne sono tanti e voglio viverli tutti fino in fondo. Sulla mia pagina Facebook
Giacomo Casaula e sul mio profilo Instagram g_casaula svelerò ogni cosa a
tempo debito >>
Se dovesse riassumere con una sola immagine il senso del Suo percorso
artistico, quale sarebbe?

<< Su un palco, mentre recito o canto, o una sera fresca d’estate con le dita che
battono su una tastiera per creare qualcosa di nuovo >>
Ci saluta con un Suo motto?
<< Lo prendo in prestito. ‘Ma il cielo è sempre più blu’ >>