Presentati a Cernobbio i risultati della ricerca “Global Attractiveness Index 2026” realizzata da TEHA Group in collaborazione con Amazon, Philip Morris Italia e Toyota Material Handling Italia
- Il Global Attractiveness Index 2026 conferma gli Stati Uniti al primo posto con uno score di 100, seguiti dalla Cina con 93,1 punti. Singapore sale al terzo posto con uno score di 85,1, superando la Germania, che scende al quarto posto con 82,7 punti.
- L’Italia conferma il 17esimo posto ma migliora lo score da 60,8 a 62,1 (+1,3 punti), precedendo nella classifica Austria, Repubblica Ceca, Spagna e Belgio.
- Il quadro globale resta fragile: nel 2025 gli IDE in ingresso sono diminuiti del 27% in Italia, del 36% in Francia e del 29% in Spagna, mentre il blocco dello Stretto di Hormuz e le tensioni sul Mar Rosso riportano energia, logistica e sicurezza degli approvvigionamenti al centro della competitività.
- L’Advisory Board individua sei priorità per rafforzare l’attrattività dell’Italia: aggiornare formazione e competenze; valorizzare i talenti e attrarre competenze dall’estero; rendere più efficaci burocrazia e regolamentazione; ampliare e diversificare le reti commerciali; potenziare le infrastrutture digitali; consolidare e diffondere le best practice sviluppate con il PNRR. A queste si affianca la necessità di rifocalizzare la politica industriale verso interventi più selettivi, negoziali e legati ai risultati.
Cernobbio– L’undicesima edizione del Global Attractiveness Index (GAI 2026) viene presentata in una fase di profonda trasformazione degli equilibri economici e geopolitici internazionali. Alla capacità di attrarre investimenti si affiancano oggi la sicurezza degli approvvigionamenti, la resilienza delle catene del valore, la disponibilità di energia a costi competitivi e la capacità di governare le dipendenze strategiche. Il nuovo shock energetico e logistico legato alla crisi dello Stretto di Hormuz si inserisce in un quadro già segnato da traffici nel Mar Rosso e nel Canale di Suez ancora inferiori ai livelli precedenti alla crisi.
Il GAI 2026 mappa 146 economie del mondo (escludendo Russia e Ucraina per indisponibilità di dati affidabili), con oltre 90 milioni di data point raccolti, e misura come si modifica la “geografia dell’attrattività” al variare della velocità di ogni Paese rispetto agli altri, non solo rispetto a sé stessi. Proprio per questo, il GAI è un Indice relativo, in quanto sottopone ogni economia al confronto con “il migliore” (nel 2026gli Stati Uniti), analizzando l’attrattività secondo quattro macro-aree (apertura, innovazione, dotazione ed efficienza).
In un contesto in cui la quantità di informazioni cresce rapidamente, disporre di strumenti di sintesi solidi diventa decisivo per imprese e Istituzioni. “Ci piaccia o no, le classifiche sui fattori di attrattività dei Paesi vengono molto osservate da questi soggetti, che le utilizzano su base quotidiana per formulare strategie e decisioni strategiche. Poterlo fare usando strumenti validi dal punto di vista statistico – e quindi in grado di offrire una fotografia rappresentativa della realtà – è quindi una leva cruciale”, sottolinea Valerio De Molli, Managing Partner e CEO di TEHA Group.
A garanzia della solidità scientifica dell’impianto metodologico, anche nel 2026 il GAI è sottoposto alla valutazione statistica indipendente del Joint Research Centre della Commissione Europea.
L’edizione 2026 introduce due revisioni statistiche principali: il KPI relativo agli Investimenti Diretti Esteri viene focalizzato sui soli IDE in ingresso e calcolato come media mobile triennale, per ridurne la volatilità annuale; per il KPI relativo all’export di beni high-tech viene invece adottata la fonte UNCTAD, in sostituzione della precedente fonte, per migliorare continuità e aggiornamento della serie storica.
I risultati del Global Attractiveness 2026
Il primo posto della classifica dell’attrattività continua a essere occupato dagli Stati Uniti, con uno score pari a 100, seguiti dalla Cina (93,1). Singapore raggiunge il terzo posto con 85,1 punti e supera la Germania, che scende al quarto posto con 82,7. “Il Global Attractiveness Index è ormai una pietra miliare del dibattito economico italiano. L’indice si è rivelato un barometro sensibile per misurare anche la febbre geopolitica internazionale”, osserva Ferruccio De Bortoli, Presidente della Casa editrice Longanesi e dell’Associazione Vidas. “L’esperienza di questi anni certifica che sempre di più contano le velocità relative”.
In Europa emerge una geografia a più velocità. La Germania perde il podio e presenta una dinamicità critica; la Francia arretra dal 9° al 10° posto e riduce lo score a 68,2; la Spagna resta 20ª ma migliora da 58,4 a 59,9 punti; il Regno Unito mantiene il 5° posto. Al di fuori dell’Europa, la Cina consolida il secondo posto e l’India compie una delle progressioni più rilevanti, salendo dal 19° al 15° posto ex aequo e aumentando il proprio score di 4,2 punti.
L’Italia conferma il 17° posto, ma lo score cresce da 60,8 a 62,1. Dal 2022 il Paese ha recuperato cinque posizioni e nel confronto con le altre economie della top-20 guadagna terreno rispetto a 11 dei 19 Paesi considerati. “La stabilizzazione al diciassettesimo posto nella graduatoria globale segnala, da un lato, la robustezza dei fattori strutturali di competitività alla base del posizionamento raggiunto, dall’altro difficoltà di ulteriori avanzamenti”, evidenzia Roberto Monducci, già Direttore del Dipartimento per la produzione statistica di Istat. L’analisi dello score mostra inoltre una riduzione della distanza dell’Italia rispetto a dieci dei sedici Paesi che la precedono.
“I risultati dell’edizione 2026 del Global Attractiveness Index confermano una realtà che spesso non raccontiamo: l’Italia continua a essere scelta da chi investe, innova e guarda al lungo periodo. Philip Morris Italia ha fatto di questa fiducia una scelta strategica, sviluppando una filiera agricola e industriale che ad oggi coinvolge 44.000 persone e 8.000 imprese, generando quasi 2 miliardi di euro di export all’anno. Sono risultati che dimostrano come l’incontro tra vocazione internazionale dei territori, competenze e visione industriale possa creare valore ben oltre i confini nazionali. La sfida è valorizzare con maggiore consapevolezza questi asset strategici e creare condizioni sempre più favorevoli affinché imprese, talenti e capitali continuino a scegliere l’Italia e a costruire qui il proprio futuro”,ha dichiarato Pasquale Frega, Presidente e Amministratore Delegato di Philip Morris Italia.
Tra i segnali positivi circa la crescita dell’Italiafigurano l’export, cresciuto nel 2025 del 3,3% fino al record di 643 miliardi di euro, e l’occupazione, che ha superato i 24,3 milioni di persone. Restano però criticità sul fronte della produttività, dell’attrazione di IDE e soprattutto dell’Orientamento al Futuro. “Tra il 2025 e il 2026 l’indice GAI migliora, in termini assoluti, di 1,3 punti: si tratta di un valore significativo”, sottolinea Enrico Giovannini, Direttore scientifico di ASviS e già Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, che richiama al tempo stesso la necessità di rafforzare la visione di lungo periodo del Paese, aumentando gli investimenti nel capitale umano e nella ricerca e ponendo maggiore attenzione ai fattori che determinano, nel medio termine, la qualità della vita, l’equità e la sostenibilità.
Maria Cristina Iacazio, Chief Executive Officer di Toyota Material Handling Italia, evidenzia come“Il Global Attractiveness Index conferma che la competitività di un Paese non si misura solo attraverso la tecnologia disponibile, ma attraverso la capacità delle persone e delle organizzazioni di utilizzarla per creare valore. In Toyota Material Handling vediamo ogni giorno come l’innovazione nella logistica e nelle supply chain produca risultati duraturi solo se accompagnata da una crescita equivalente delle competenze. Per questo riteniamo che anche la logistica debba essere considerata una infrastruttura strategica su cui costruire l’attrattività e lo sviluppo del sistema Paese.”
Giorgio Busnelli, Vicepresidente e Country Manager di Amazon.it, sottolinea: “Gli investimenti esteri non portano solo capitale: portano competenze, tecnologia, nuove opportunità e collegamenti globali. Lo vediamo anche nella nostra esperienza: in oltre 15 anni Amazon ha investito più di 30 miliardi di euro in Italia, creando infrastrutture, posti di lavoro e nuove possibilità di crescita per le imprese che lavorano con noi. I dati del Global Attractiveness Index confermano un punto importante: le multinazionali a controllo estero, pur rappresentando solo lo 0,4% delle imprese, generano oltre il 20% del fatturato nazionale e hanno un ruolo rilevante nell’innovazione del Paese.”
