L’economia, l’ambiente e la sicurezza mondiali dipendono tutti da un accesso affidabile all’energia. La questione di come soddisfare il fabbisogno energetico mondiale, garantendo al contempo che l’energia  sia pulita che accessibile, viene spesso definita il “trilemma energetico”.

Per rimanere in linea con l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C, il mondo deve installare ogni anno oltre 1.000 GW di capacità energetica pulita.

Ma con l’aumento del consumo energetico e l’avanzare dei cambiamenti climatici, le tre priorità del trilemma non sono più sufficienti. L’aumento della domanda globale, l’accelerazione degli impatti climatici e le pressioni geopolitiche hanno aggiunto un nuovo vincolo: il tempo. Ciò crea un «quadrilemma energetico», in cui dobbiamo affrontare rapidamente e contemporaneamente molteplici esigenze che si sovrappongono e, talvolta, sono in conflitto tra loro. Il tema è stato al centro di due sessioni dedicate all’evento FII PRIORITY (Future Investment Initiative) Europe a Roma, dove i relatori hanno descritto una transizione ormai determinata tanto dalla velocità, dalla geopolitica e dalla strategia industriale quanto dalla tecnologia o dai costi. Si stanno compiendo progressi, ma sono lenti.

Il “Quadrilemma” Energetico e la Sfida della Velocità

 Il mondo ha bisogno di sicurezza energetica attraverso un approvvigionamento affidabile e resiliente; di sostenibilità attraverso una rapida decarbonizzazione; e di equità tramite un accesso universale e a prezzi accessibili. Il raggiungimento di questi tre obiettivi richiede investimenti in tutto il panorama energetico: energie rinnovabili, reti di trasmissione, stoccaggio e generazione flessibile, compresi i combustibili fossili durante la transizione. Sempre più spesso, però, il vincolo determinante è il ritmo.

 Intervenendo a Roma, Marco Arcelli, consulente del presidente ed ex amministratore delegato di ACWA Power, ha descritto una corsa globale frammentata in cui il fattore decisivo non è più solo la tecnologia o il costo, ma la velocità – con la Cina che «sta davvero avanzando a grandi passi» sulle molecole verdi come l’idrogeno e l’ammoniaca mentre, secondo le sue parole, «l’Europa è ferma».

 La scelta che ha posto al continente per il 2026: continuare a «combattere l’emergenza» oppure costruire un «vantaggio strutturale» duraturo sulle molecole rinnovabili i cui costi, una volta realizzati gli impianti, rimangono prevedibili; «si investe e rimane lì per sempre».

  1. Strategie per l’Approvvigionamento Europeo

 Colmare questo divario significa ampliare il mix di approvvigionamento, non restringerlo. Il nucleare sta riemergendo come una delle opzioni: ha sostenuto che l’Europa sta finalmente riaprendo il dibattito, a lungo chiuso, sul riciclaggio del combustibile nucleare, ridefinendo il combustibile esaurito non come rifiuto ma come una riserva che potrebbe alimentare il continente «per centinaia di anni». Finora è stato utilizzato solo lo 0,5% dell’energia contenuta nell’uranio, ha osservato, «possiamo ancora estrarre 200 volte l’energia di cui disponiamo». Il gas, nel frattempo, rimane lo stabilizzatore a breve termine.

 Il dottor Mohamed Farouk di ADES Holding ha avvertito che l’Europa importa ancora «il 60% del proprio fabbisogno energetico» e «il 97% del proprio fabbisogno di petrolio», e ha sollecitato una ripresa delle attività di esplorazione nel Mediterraneo, nel Mar Nero e nel Mare del Nord, da affiancare alle energie rinnovabili e ridurre la volatilità.

L’offerta rappresenta solo metà del problema; l’altra metà consiste nel far arrivare l’energia dove serve. Gli adeguamenti normativi sono fondamentali, specialmente nel Sud del mondo. Nonostante le abbondanti risorse rinnovabili, l’America Latina perde il 17% della propria energia elettrica durante la trasmissione e la distribuzione, un tasso tre volte superiore a quello del Nord America, e molte parti della regione generano più energia di quanta ne possano trasportare in modo affidabile.

  1. Infrastrutture e Colli di Bottiglia

Per molti relatori, il vero collo di bottiglia non sono le idee o il capitale, ma l’attuazione. Doris Honold, membro del consiglio di amministrazione del Voluntary Carbon Market e vicepresidente della società energetica statale tedesca SEFE, ha sostenuto che l’Europa dispone già degli strumenti necessari: mercati del carbonio, risparmi, un pacchetto di misure per la rete elettrica in fase di sviluppo e trilioni di risparmi che potrebbero essere mobilitati, ma fatica a convogliare quei fondi nelle infrastrutture. La sua prova: la Germania ha costruito un terminale galleggiante per il GNL in meno di sei mesi quando c’era la volontà di farlo. Il vero vincolo, ha affermato, è l’ottenimento delle autorizzazioni, non la progettazione.

Dietro alle infrastrutture visibili si nasconde una dipendenza meno evidente: i minerali critici. Una seconda sessione tenutasi a Roma, intitolata “Il trilemma energetico: minerali critici e catene di approvvigionamento”, ha affrontato il tema della collaborazione tra le regioni ricche di risorse e quelle che ne fanno un uso intensivo. Ilan Goldfajn, presidente della Banca Interamericana di Sviluppo, ha osservato che l’America Latina detiene «il 40% dei minerali critici mondiali», ma ha avvertito che la posta in gioco va ben oltre il settore: senza un approvvigionamento sicuro e più ampio, ha ammonito, il più ampio boom tecnologico semplicemente non avverrà a un prezzo ragionevole. Né è sufficiente la semplice estrazione: le regioni fornitrici hanno bisogno di un’industria a valore aggiunto e di posti di lavoro, altrimenti le disparità che rendono fragili le catene di approvvigionamento sicure non faranno che aumentare. Ha indicato la «pipeline da 4–5 miliardi di dollari» della BID in progetti minerari e infrastrutturali come un modo per collegare il capitale alle esigenze.

Ana Cabral, amministratore delegato di Sigma Lithium, ha definito i requisiti come un «triangolo sacro» costituito da scala, basso costo, tracciabilità e sostenibilità, sottolineando che qualsiasi catena di approvvigionamento, in Europa o altrove, deve essere competitiva in termini di costi per sopravvivere. L’Europa non può garantire da sola queste risorse, ha sostenuto; deve integrarsi con regioni come l’America Latina piuttosto che aspettare. La variabile imprevedibile in tutto questo è l’intelligenza artificiale.

  1. Il Ruolo dell’Intelligenza Artificiale

Sebbene l’intelligenza artificiale stia attualmente aumentando la domanda di energia, essa ha anche il potenziale per ridurre i consumi e aumentare l’efficienza, migliorando le previsioni, ottimizzando le reti elettriche, valutando con maggiore precisione i rischi climatici, individuando opportunità di sequestro del carbonio e sbloccando nuovi flussi di finanziamenti per la transizione energetica. La vera sfida è la governance: garantire che l’intelligenza artificiale acceleri i miglioramenti in termini di efficienza senza spingere la domanda a livelli insostenibili.

Analizzando i modelli di consumo energetico e individuando opportunità e meccanismi, le organizzazioni potrebbero potenzialmente ridurre il consumo energetico del 20% già nel primo anno.

  1. Equità e Prossima conferenza dell’Istituto FII

Soprattutto, la transizione deve andare a vantaggio di tutti. L’equità non è un dato di fatto; è una scelta progettuale. Posti di lavoro locali, tariffe sociali, reti e condutture regionali possono ridurre i costi aumentando al contempo l’affidabilità per i paesi che ne hanno più bisogno.

Risolvere il quadrilemma energetico richiederà un’azione coordinata tra tecnologia, politica, finanza e società. Il messaggio proveniente da Roma è stato coerente: l’Europa dispone di gran parte del capitale, degli strumenti e delle risorse di cui ha bisogno; ciò che le manca è la rapidità necessaria per metterli in campo. Colmando questo divario, la transizione potrà procedere più rapidamente, costare meno e diffondere i propri benefici su scala più ampia.

La decima edizione della Future Investment Initiative (FII10) si terrà a Riyadh, in Arabia Saudita, dal 26 al 29 ottobre 2026, presso il King Abdulaziz International Conference Center. In occasione del decimo anniversario della FII, questa edizione speciale riunirà capi di Stato, fondi sovrani, investitori istituzionali e innovatori di spicco per discutere delle forze che stanno ridefinendo i mercati globali, dall’intelligenza artificiale e dalle tecnologie emergenti all’energia sostenibile e alle soluzioni climatiche, passando per l’economia globale e la geopolitica.