Un uomo che aveva il coraggio di sognare un mondo migliore.

“Nessuna politica è valida, nessun avanzamento e rinnovamento è possibile in occidente se non contiene in sé la soluzione dei problemi del terzo mondo” scriveva Enrico Berlinguer. L’uomo che spinse al cambiamento , l’uomo che chiese ai partiti di bonificarsi prima di ergersi ad esaminatori, l’uomo della questione morale che riteneva che il risanamento dello stato fosse possibile solo attraverso il risanamento dei partiti che mangiavano lo stato stesso. Il politico duro del PCI, il santo che andava sul rogo di Berta Filava cantata da Rino Gaetano, la brava persona e il mite padre dall’allegria imprevedibile. La testarda coerenza della sua azione politica ha fatto di Enrico l’uomo amato dal popolo e stimato da avversari come  Giorgio Almirante, segretario del Msi che nel 1984 ai funerali dell’icona del comunismo nostrano disse “sono venuto per salutare un uomo estremamente onesto”.  L’11 giugno del 1984 moriva a 62 anni Enrico Berlinguer, segretario generale del PCI per oltre 12 anni, leader indiscusso del comunismo europeo e del Partito Comunista Italiano che sotto la sua guida toccò il massimo consenso elettorale con il 34,4% nel 1976.Fu l’uomo del “compromesso storico” con la Dc, l’uomo che seppe tracciare un solco di distanza  fra il comunismo italiano e quello sovietico e uno dei pochi politici che sapeva mantenere la parola data. Enrico Berlinguer nacque il 25 maggio 1922 a Sassari. Cominciò la sua carriera politica a quindici anni nel 1937 entrando in contatto con i gruppi antifascisti sulla scia del nonno Enrico e del padre Mario, avvocato che aveva osteggiato fin dal 1922 l’ascesa del fascismo. Nel 1943 Enrico Berlinguer aderì al Pci diventando segretario della sezione giovanile di Sassari, dove viene arrestato l’anno successivo con l’accusa di essere l’istigatore dei moti del pane, moti popolari antifascisti. Dopo aver conosciuto a Salerno, nel 1944, Palmiro Togliatti, viene chiamato a Roma dal partito come componente della segreteria nazionale della federazione giovanile comunista. Nel 1945 entra nel Comitato centrale del Pci, nel 1948 nella direzione comunista. Dall’anno successivo guida, come segretario generale, la Federazione giovanile del Pci, fino al 1956. Questo incarico lo porta nel 1950 alla presidenza della federazione mondiale della gioventù democratica, che gli consentirà di fare le prime esperienze di militante anche all’estero, visitando soprattutto i paesi dell’Est e l’Unione Sovietica. Nel 1958 sposa Letizia Laurenti, dalla quale avrà quattro figli: Bianca, Maria, Marco e Laura. Deputato a 46 anni nel 1968 per volere dello stesso Togliatti viene chiamato nel 1958 nell’ufficio di segreteria sotto la direzione di Luigi Longo e nel 1972 diventa segretario nazionale. Si inizia ad aprire la strada della collaborazione con la Democrazia Cristiana, in particolare con Aldo Moro, verso quel compromesso storico che cambierà la politica italiana. Il primo colloquio tra quest’ultimo e Berlinguer risale addirittura al dicembre 1971. I grandi successi elettorali dei comunisti prima alle amministrative del 1975 e alle nazionali del 1976 sanciscono definitivamente un rapporto di scambio tra il PCI e le forze tradizionali di governo e in particolare con la Democrazia Cristiana. A causa della morte del presidente Moro il compromesso storico non si realizzerà mai. Tra la fine degli Settanta e gli inizi anni Ottanta Berlinguer prova a lanciare il discorso della “Terza via” tra capitalismo e socialismo reale, ma mentre è impegnato nella chiusura della campagna elettorale per le elezioni europee Enrico Berlinguer muore improvvisamente a Padova l’11 giugno 1984, dopo essere stato colto da un ictus celebrale durante un comizio. Ai suoi funerali parteciparono volontariamente e spontaneamente oltre un milione di cittadini che volevano esprimere il proprio affetto per un grande politico, anzi meglio, per un grande uomo che Indro Montanelli aveva definito “un uomo introverso e malinconico, di immacolata onestà e sempre alle prese con una coscienza esigente, solitario, di abitudini spontanee, più turbato che alettato dalla prospettiva del potere, e in perfetta buona fede”. Sotto la guida di Berlinguer il PCI non si limitò all’opposizione, ma contribuì attivamente a importanti riforme sociali e istituzionali. Tra i risultati più significativi figura il pieno avvio dell’istituzione delle Regioni a statuto ordinario grazie al “voto utile” del PCI in Parlamento, che permise di superare l’impasse decennale e di dare voce alle autonomie locali. Berlinguer fu anche fautore di un’efficace alleanza con le principali rappresentanze sindacali per il rafforzamento dello Statuto dei Lavoratori con norme più severe sulla sicurezza e maggiori tutele per i raccoglitori di prove. Sul piano civile, sostenne con convinzione il referendum sul divorzio del 1974, difendendo nel PCI il principio della libertà individuale contro ogni clericalismo. Dopo di lui il diluvio che portò alla fine della prima Repubblica con l’inchiesta “Mani Pulite”.