L’Editoriale del Direttore:

Gianni Alemanno è stato scarcerato martedi 24 Giugno alle 10 del mattino. Le porte del carcere di Rebibbia si sono aperte su una folla di amici, parenti e sostenitori che attendevano con ansia e forte commozione il loro faro a tutto tondo di una vita intera. Un sicuro punto di riferimento politico, certamente, ma anche particolarmente umano e fraterno. Così come Gianni ha sempre interpretato il suo approccio e il suo rapporto con tutti gli amici e militanti politici che con lui hanno compiuto in questi anni non certo facili il medesimo percorso di militanza politica e sociale. Erano in tanti fuori l’ingresso di Rebibbia. E tanti di noi che non avevano avuto possibilità di essere presenti, erano idealmente in prima fila in quel piazzale assolato. E con la stessa commozione che hanno provato gli amici che c’erano.

Gianni era stato arrestato per aver violato le prescrizioni del Tribunale di Roma per l’affidamento ai servizi sociali a seguito della condanna per “traffico di influenze” nell’ambito delle indagini della Procura della Capitale sull’inchiesta denominata “ Mafia Capitale”. Indagine dalla quale è emersa l’assoluta estraneità di Gianni Alemanno dalle ipotesi di reato inizialmente contestate.

Quale la responsabilità di Gianni Alemanno per questo provvedimento restrittivo della libertà personale? Essersi allontanato da Roma per partecipare a manifestazioni della sua nuova Organizzazione Politica , denominata “Indipendenza”, in giro per l’Italia. Attività politica negata ad Alemanno nel periodo di affidamento ai servizi sociali, in base alle prescrizioni della Procura. 

Una autentica leggerezza compiuta da Gianni solo ed esclusivamente per la sua innata e riconosciuta passione per l’attività politica militante, per la voglia matta di essere in prima fila alla presentazione del suo nuovo “contenitore” politico.

Ma oggi tutto questo è passato. Gianni è finalmente un uomo libero, pur se le esperienze del carcere sono state molto dure e traumatiche. Anche da Rebibbia, l’ex sindaco di Roma ha trovato la forza di impegnarsi in una battaglia umana e sociale in favore dei detenuti delle carceri italiane. Ha cercato in ogni modo di comunicare, attraverso i suoi “Diari di Cella” (ne ha pubblicati ben 64 nei suoi 540 giorni di detenzione) e di portare a conoscenza le condizioni spesso disumane delle carceri, ponendo l’attenzione in primis sul problema drammatico del sovraffollamento dei luoghi di detenzione. Ha più volte sottolineato che le condizioni attuali e le gravi lacune del sistema carcerario italiano sono figlie dell’assoluta carenza di strutture adeguate e necessarie ai processi di “riabilitazione sociale” del detenuto.                       

 Ha sottolineato a gran voce la necessità per i detenuti di poter leggere, studiare, confrontarsi con docenti e  psicologi, mediatori culturali ed assistenti sociali per analizzare e superare gli accadimenti criminali di cui sono stati attori, preparandosi e sviluppando processi di rieducazione e reinserimento sociale. Tanto per poter accedere a misure alternative alla detenzione (la cosiddetta semilibertà) o l’affidamento in prova del detenuto presso strutture sociali extra carcerarie ove il condannato può lavorare e rendere un servizio sociale essenziale per la comunità.

Non dobbiamo dimenticare che molti istituti penitenziari italiani sono stati costruiti prima del 1900 e di conseguenza sono particolarmente inadeguati dal punto di vista strutturale ad ospitare un numero tre o quattro volte superiore al previsto. Molto spesso con assenza di riscaldamento per i mesi invernali e più ancora privi di condizionatori d’aria nelle celle per le torride estati degli ultimi anni. E poi l’insufficienza dei servizi igienici, delle docce, di presidi sanitari di prima assistenza, dai disinfettanti ai detersivi medicali.   Fattori questi troppo frequenti che, aggiunti allo stato di prostrazione e di disagio spesso psicologico per la detenzione, alimentano in maniera esponenziale anche i fenomeni di autolesionismo tra detenuti, sino al suicidio. 

E Gianni ha avuto modo di “toccare con mano” queste criticità, nel suo anno e mezzo di reclusione, e di voler essere ancor più testimone attivo del disagio e delle sofferenze dei detenuti. Impegno che, come sappiamo, non è certamente nuovo per l’ex Ministro ed ex Parlamentare della Repubblica. Dal voto parlamentare a favore dell’indulto nel 2006, alla iscrizione alla Associazione “Nessuno tocchi Caino” di ispirazione Radicale, contro la pena di morte. E sarà vicino a diverse battaglie garantiste lanciate con Referendum da Marco Pannella negli anni 80 e 90. Una sensibilità molto forte e una adesione alle battaglie di quella parte di popolazione considerata marginale o reietta. Proprio come i detenuti.

Ma Gianni Alemanno è cresciuto nelle sezioni del MSI di Roma più popolari e aperte al dialogo. Sezioni di partito dove si respirava aria di libertà, di solidarietà, di rispetto per gli avversari. Era l’anima sociale del partito che si palesava e concretizzava in ogni città italiana. In ogni luogo ove si discutesse di politica e delle tematiche emergenti della società. Era la cosiddetta “Destra Sociale” di cui Alemanno incarnò per lunghi anni le battaglie politiche più esaltanti e più lungimiranti. Più innovative e più aderenti ad una società in rapida evoluzione.  Basti ricordare che l’allora Ministro dell’Agricoltura (ancor oggi ricordato tra gli addetti ai lavori come miglior Ministro dell’Agricoltura nella storia della Repubblica) si adoperò per favorire la creazione di” invasi” (grandi vasche per la raccolta di acqua piovana) nelle campagne per raccogliere le acque meteoriche ed usarle in occasione di necessità nei mesi più caldi. Tanto per irrigare le coltivazioni più minacciate dalla siccità. Programma che ancor oggi viene reclamato a gran voce dalle associazioni degli agricoltori come rimedio più immediato ed efficace per arginare i fenomeni ricorrenti di carenza d’acqua per l’agricoltura. 

Siamo fermamente convinti, conoscendo bene Gianni Alemanno, che questo nuovo suo impegno, condiviso e apprezzato da destra e sinistra, da opinionisti e giuristi, da molti politici e gente comune, sarà affrontato e portato a termine con determinazione ed efficacia. Sarà necessario avere un rapporto franco a partire dalle Istituzioni, in primis con il Ministro Nordio e con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ex Magistrato e particolarmente sensibile a questi temi. Occorrerà portare queste tematiche all’interno delle Camere, favorendo incontri e dibattiti con tutte le forze politiche. E ogni altra iniziativa che Gianni avrà già elaborato e programmato. Non sarà una battaglia per depotenziare l’Istituto carcerario italiano, ma piuttosto un rincorrere il dettato costituzionale che prevede la rieducazione del condannato. Un carcere che funziona meglio. Che non sia soltanto luogo di sofferenza e privazione della libertà personale. Un carcere umano ove la dignità dell’uomo sia sempre rispettata e tutelata. 

Ora, siamo certi, Gianni si impegnerà a non disperdere il patrimonio di sofferenze personali che ha subito, trasformandolo efficacemente in un impegno politico virtuoso. La battaglia sarà dura perché bisogna superare stereotipi  e luoghi comuni con i temi della criminalità dilagante che, invero, preoccupano o per meglio dire, spaventano tutti. E il carcere e la certezza della pena vengono evocati continuamente e a giusta ragione da tutta la popolazione. Sarà necessario contemperare le due esigenze prevedendo la possibilità di pene detentive alternative al carcere per quei personaggi che hanno compiuto reati minori. Tanto per limitare il sovraffollamento attuale da un lato e prevedere percorsi rigorosi di riabilitazione sociale per gli attori di reati meno significativi e socialmente pericolosi. 

Auguri Giaani, per la ritrovata libertà personale e per gli impegni che ti attendono. Noi ti seguiremo sempre con interesse e ti supporteremo nel nuovo impegno sociale che hai deciso di perseguire.