La ricorrenza annuale dell’anniversario di fondazione del Complesso Monumentale di S. Maria la Nova a Napoli è occasione per proposte culturali, che ripropongano elementi centrali della storia di questo straordinario scrigno di storia e di arte. Era, infatti, il 10 maggio del 1279, quando il re Carlo I d’Angiò firmò presso la Torre di Capua il decreto, con cui ordinò l’abbattimento del preesistente Convento francescano, presumibilmente abitato già dal 1210 e che sorgeva nei luoghi così dedicati all’edificazione di Castel Nuovo, che per molti si identifica con la denominazione dell’antica fortezza del Maschio Angioino. Al suo posto, infatti, sorgeva la casa religiosa con la sua Chiesa di S. Maria ad Palatium, in cui i francescani erano cappellani presso la corte reale dell’epoca. Questa data, dunque, del 10 maggio è l’inizio di una storia, che ha riguardato il cuore dello sviluppo urbanistico della città di Napoli, a quel tempo occupata dalle mura occidentali con la sua grande Torre Mastria ed oggi porta d’ingresso del Centro Storico. Le trasformazioni avvenute nel corso dei secoli ci hanno regalato uno stupendo Soffitto Ligneo, realizzato tra il 1598 e il 1602 divenendo così un elemento unico per la bellezza degli. intarsi lignei sino a caratterizzare l’impianto decorativo della Chiesa ormai tardo rinascimentale. I quadri sospesi “tra Cielo e Terra” sono complessivamente 47, mentre tutto il Soffitto (m.39×15) poggia su 28 mezzobusti di frati francescani in abito nero e che guardanoverso il basso. L’idea centrale di questo racconto pittorico è la celebrazione del genio femminile nella storia della salvezza ebraico-cristiana con la glorificazione della Vergine Assunta, a cui è dedicata la stessa Chiesa e che per tali ragioni è il tema della grande e stupenda tela centrale di Girolamo Imparato (1549-1621) del 1603 “sotto il quale a gran lettere scrisse il suo nome”. Per tale occasione Serena Nono ha accolto l’invito di Giuseppe Reale, direttore del Complesso Monumentale, a porsi in dialogo artistico con la bellezza di questo ciclo pittorico, in cui l’esaltazione del femminile nella storia della salvezza, secondo il racconto biblico, costituisce un elemento unico e singolare. Le sue opere vivono del respiro artistico di una cultura aperta alla sfida del mondo e in particolar modo raccontano quell’incrocio tra la cultur occidentale e la tradizione bizantina. La sua origine familiare veneziana, dove le linee galleggianti dell’architettura si addensano con i vuoti abitati da angoli celati della laguna, non rinuncia alla prospettiva centrale dell’uomo in attesa, com’è nella tradizione occidentale, ma assumendo l’irruzione del Sacro quale tema della tradizione iconografica bizantina. La confluenza geografica e culturale dei corsi d’acqua si traduce in un equilibrio formale tra occhi aperti alla visione e mani giunte dell’attesa, che è una cifra ricorrente della ricerca artistica di Serena Nono. La singolarità della sua ricerca è divenuta motivo per un allestimento espositivo, che invita il visitatore a salire ad uno sguardo sospeso tra Cielo e Terra nel riscoperto spazio del Coro Superiore della Chiesa Monumentale, in cui l’ascesa alla prossimità della visione artistica del Soffitto Ligneo è contestualmente motivo di discesa interiore. Serena Nono si è posta immediatamente a servizio di questo leitmotiv, dando volti mediorientali a queste bibliche “dame del Soffitto” e rievocandone le storie: Debora, Sara, Donna vestita di sole, Abisag, Giuditta, Abigail, Rebecca, Ester, Rachele, Ruth, Madre dei Maccabei sino al culmine cristiano della Vergine Madre, com’era nel progetto ispirativo dell’antico Soffitto. Lasciandosi ispirare dal rigore pittorico di Luigi Roderigo Rodriguez (1585-1648), siciliano di nascita e napoletano d’adozione, e artista di alcuni dei riquadri al femminile del Soffitto, Serena Nono transita su quella linea di confine della pittura europea, che di lì a poco sarebbe stata stravolta dalla genialità creativa di Michelangelo Merisi, che qui trovò dimora e pericolo nei due soggiorni partenopei del 1606/1607 e del 1609 nella stretta via del Cerriglio in prossimità di questa antica Insula francescana.