Don Dolindo Campione di umiltà.
Tra i peccati che schiavizzano l’uomo ce n’è uno che è sicuramente all’origine della sua disgrazia: la superbia.
Per la superbia sono decaduti gli angeli ribelli; per essa c’è stato il peccato originale.
Sul piano personale è una forma di devastazione spirituale che distrugge la nostra identità. L’uomo, infatti, realizza la sua piena identità ontologica solo nella sua relazione con Dio. Il peccato di superbia, come ogni peccato grave, sradica la radice dell’identità dell’uomo dal terreno, che è Dio, e tutte le volte che questo accade, l’uomo fa male a se stesso.
Serve prendere provvedimenti. Urge praticare la virtù opposta a questo vizio e con essa ristabilire quell’equilibrio spirituale perso e che è una necessità per gli uomini d’oggi.
Il libro «Don Dolindo Campione d’umiltà» vuole offrire un itinerario di riflessione personale alla scuola del grande sacerdote napoletano. I suoi insegnamenti nascono da una profonda conoscenza della dottrina, da una solida competenza nella psicologia umana e da una vasta cultura che spazia dalla letteratura alla scienza; ma soprattutto, affondano le radici nella pratica del Vangelo. Tutto il suo sapere diventava sintesi armonica nel vissuto quotidiano e viceversa.
Don Dolindo, infatti, è l’umile sacerdote che sa attingere dalla vita di ogni giorno gli elementi per fare catechesi. Ogni suo pensiero quasi trasfigurava la realtà presente per assorbirne il senso spirituale più profondo ad essa sotteso.
In questo libro ci sono molti aneddoti da lui raccontati e tanti esempi pratici che ci fanno comprendere la sintesi mirabile tra vita naturale e vita soprannaturale. È solo con uno sguardo veramente umile che si può realizzare dentro di sé l’armonia tra due mondi per certi aspetti così distanti e per altri intimamente connessi. Solo con uno sguardo umile si può fare esperienza del momento in cui l’Eterno s’intreccia con il finito, nelle grandi, ma soprattutto nelle piccole cose di ogni giorno.
In tal senso l’umiltà non è solo una semplice virtù morale; non è neanche solo il toccasana dell’esistenza umana, ma la postura fondamentale di ogni relazione sociale. Essa è la verità sull’essenza creaturale dell’uomo, e come sempre la verità è liberante.
Così, mentre don Dolindo fa il suo apostolato attraversando il labirinto dei vicoli della città partenopea, trascina con sé il profumo dell’umiltà incarnata e i suoi passi riempiono di luce divina quelle stradine strette e scure dove non entra il sole, ma penetra inarrestabile la luce di Dio.
