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Nel 2025 un’impresa innovativa su tre (oltre 5.700) è partecipata da altre società non finanziarie, ma solo il 3,4% da corporate con almeno 50 dipendenti. Il CVC in Italia nel 2025 segna una ripresa, con investimenti pari a 177 milioni di euro (+13% rispetto al 2024) |
Milano, 28 novembre 2025 – InnovUp – l’Associazione che dal 2012 riunisce e rappresenta tutti gli attori della filiera innovativa italiana, e Assolombarda hanno presentato i risultati del decimo Osservatorio sull’Open Innovation e il Corporate Venture Capital Italiano in collaborazione con OGR Torino. L’Osservatorio, realizzato con la partnership scientifica degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e con il supporto dell’Area Politiche per il Digitale e Filiere, Scienza della Vita e Ricerca di Confindustria, con Fondazione MAI e Piccola Industria Confindustria, ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza su un tema – la contaminazione tra industrie mature e giovani imprese innovative ad alto potenziale di crescita – in grado di introdurre innovazione e talenti nelle imprese consolidate e di aprire nuovi mercati, creando opportunità di crescita, per le imprese emergenti. Il Corporate Venture Capital (CVC) rappresenta investimenti di minoranza in equity da parte di imprese mature consolidate verso startup e imprese innovative, con l’obiettivo non solo di ottenere ritorni finanziari ma anche di creare ecosistemi innovativi e arricchire le startup con know-how e capitali. A livello internazionale, il CVC è da tempo uno strumento centrale nelle strategie innovative delle grandi aziende e una fonte importante di finanziamento per le startup, tuttavia in Italia, nonostante la crescente partecipazione di micro e piccole imprese al capitale delle startup innovative, il vero CVC ha avuto più difficoltà a posizionarsi nell’ecosistema dell’innovazione. Questo strumento, parte delle strategie di Open Innovation, mira a promuovere la collaborazione tra corporate e startup oltre i tradizionali confini aziendali. L’Osservatorio analizza startup e PMI innovative, il loro sviluppo, la quota di CVC e le performance economiche, studiando anche le caratteristiche degli investitori corporate e i settori di investimento e distinguendo attività di CVC e investimenti di società più piccole. Chiara Petrioli, Presidente di InnovUp ha dichiarato: “I dati del 2024 confermano la solidità del mercato dell’innovazione italiano, con un fatturato complessivo di 12,9 miliardi di euro generato da oltre 15.300 startup e PMI innovative. I dati fotografano un ecosistema maturo, che sta entrando in una nuova fase. Sempre più imprese nate come startup stanno evolvendo in PMI innovative, contribuendo in modo significativo ai ricavi e alla solidità complessiva del sistema. È un segnale che l’Italia sta imparando a capitalizzare l’esperienza delle giovani imprese ad alta innovazione. Un dato particolarmente positivo arriva dal Corporate Venture Capital: le startup partecipate da CVC registrano un valore della produzione mediano di 123 mila euro, con una crescita del +29,2%, secondo solo alle startup con investitori specializzati e nettamente superiore alle altre categorie. Inoltre, il 38,7% delle startup partecipate da CVC presenta una redditività positiva, dimostrando come l’apporto delle corporate non si limiti al capitale ma contribuisca concretamente alla crescita e alla sostenibilità economica. Tuttavia, è necessario ampliare la base degli investitori corporate: attualmente circa un terzo delle partecipazioni proviene da micro o piccole imprese, mentre il vero Corporate Venture Capital con aziende di almeno 50 dipendenti caratterizza solo il 3,4% delle realtà innovative. Questi dati dimostrano che il legame tra corporate e innovazione sta producendo risultati tangibili, ma serve un maggiore coinvolgimento delle grandi imprese per consolidare una crescita strutturata e sostenibile dell’ecosistema”. Startup e PMI Innovative Secondo i dati dell’Osservatorio, nel 2025 l’Italia conta circa 15.300 startup e PMI innovative. Questo numero, che era stato in continua crescita dal 2013 al 2022, rallenta nel 2025 agli stessi ritmi del biennio precedente, ovvero con un calo annuo fra -3% e -4%. Rispetto al 2024, si contano infatti circa 750 startup in meno. Questa contrazione è dovuta a meno iscrizioni al registro (1.520 nei primi nove mesi, la metà rispetto al 2021) e più uscite per raggiungimento del limite dei 5 anni delle startup, che, nel biennio 2020-2021, avevano raggiunto il loro picco di costituzioni. Il 78,3% delle startup uscite resta comunque attivo e il 12,6% diventa PMI innovativa. Le PMI innovative continuano ad aumentare, di circa 200 unità nel 2025. Nel complesso, le startup e PMI innovative hanno generato un fatturato, in questi dieci anni, di oltre 67 miliardi di euro e, nel 2024, di 12,9 miliardi di euro, in lieve calo (-1,1%) rispetto all’anno precedente. Nel 2024 è però aumentato il fatturato delle PMI innovative, stimato a 10,9 miliardi di euro, di cui circa un terzo prodotto da ex startup. Circa 5,7 mila startup e PMI innovative, ovvero oltre un terzo del totale, sono partecipate da società non finanziarie, una quota in costante crescita in questi anni, e nel 2024 hanno generato oltre la metà del totale dei ricavi delle aziende innovative, 6,9 miliardi di euro. Tuttavia, la gran parte di queste aziende è partecipata da micro o piccole imprese, mentre solo 523, di cui quasi la metà (230) PMI innovative, ha ricevuto investimenti di vere e proprie corporate con almeno 50 dipendenti. Nel complesso, la categoria principale di finanziamento resta quella dei Family & Friends (54,2% delle startup e PMI), ma in calo dal 71,2% del 2016. Cresce invece la presenza di investitori specializzati (5,9%), segnalando uno spostamento verso realtà più strutturate. Le startup e PMI con investitori specializzati, pur limitate in numero, generano infatti il 17,4% del valore della produzione (oltre 2 miliardi di euro), mentre la quota di ricavi delle imprese partecipate solo da persone fisiche scende a poco più di un quarto. Soci investitori In Italia nel 2025 il numero di soci investitori CVC nel capitale delle imprese innovative ha mostrato una diminuzione complessiva (-8,2%), particolarmente marcata nelle startup, e maggiore rispetto alla diminuzione del numero totale di soci (-4,9%), che si attesta complessivamente a 81,7 mila. Tra i soci non finanziari, le microimprese (con meno di 10 dipendenti) si confermano i maggiori investitori, rappresentando circa tre quarti sia del numero che del capitale detenuto. Seguono le piccole imprese (14,1%), mentre le corporate con almeno 50 dipendenti costituiscono meno del 10% del totale. Dal punto di vista settoriale, il 37,7% dei soci corporate proviene dall’industria, circa un quarto dai servizi non finanziari e il 15,4% dal settore ICT, mentre, tra i soci provenienti da aziende più piccole, prevalgono i servizi non finanziari (43,9%) e le holding (21,0%). Circa un quarto degli investimenti dei soci CVC è destinato a startup e PMI impegnate in ricerca e sviluppo, quota che sale al 41,2% tra le corporate industriali. Questo è un dato particolarmente rilevante perché evidenzia un incrocio significativo tra le corporate, industriali in primis ma non solo, e le startup e PMI che si trovano alla frontiera dell’innovazione. Questo legame risulta meno pronunciato per gli investimenti dei soci non finanziari più piccoli, suggerendo come le partecipazioni delle corporate medio-grandi, essendo più indirizzate verso startup e PMI attive in R&D, identifichino effettivamente una strategia di Open Innovation e CVC. Territorialmente, i soci CVC sono concentrati nel Nord-Ovest (42,6%), mentre le startup e PMI innovative sono più diffuse, ma con prevalenza sempre nel Nord-Ovest (35,9%), seguito da Sud e Isole (27,0%), Centro (20,4%) e Nord-Est (16,7%). Rispetto al 2016, si osserva uno spostamento delle imprese innovative da Nord-Est e Centro verso Nord-Ovest e Sud-Isole. Si continua a registrare una carenza di soci CVC nel Sud e nelle Isole rispetto al numero di imprese, mentre nel Nord-Est i soci CVC sono sovrarappresentati rispetto alle imprese. Infine, quasi la metà degli investimenti CVC è diretto in regioni diverse da quella di origine, con una distanza media di 187 km, sottolineando una dinamica territoriale significativa nel fenomeno degli investimenti corporate in startup e PMI innovative. Focus “Quadrilatero” Milano, Monza-Brianza, Lodi e Pavia Il “Quadrilatero” formato da Milano, Monza-Brianza, Lodi e Pavia concentra oltre un quinto delle startup e PMI innovative italiane (3.413 imprese, pari al 22,3% del totale nazionale), con 25.438 soci (31,1% del totale italiano) che generano ricavi per 3,6 miliardi di euro, rappresentando il 28,2% del fatturato nazionale. L’ultimo anno ha registrato una contrazione contenuta delle imprese innovative (-2,1%), inferiore alla media nazionale (-3,6%), ma con un calo più significativo dei soci (-6,0% vs -4,9% nazionale) e soprattutto dei ricavi (-11,6% vs -1,1% nazionale). La diffusione del Corporate Venture Capital nel Quadrilatero è allineata al resto d’Italia, con 119 startup e PMI partecipate da CVC (3,5% del totale) e 226 soci CVC (0,9% del totale), di cui 206 italiani e 20 esteri. Il 6,8% dei ricavi dell’area proviene da imprese innovative CVC (€246 milioni), mentre una quota significativamente maggiore rispetto al resto d’Italia è generata da startup e PMI con investitori specializzati (24,2% vs 17,4% nazionale). Le performance delle imprese innovative nel Quadrilatero evidenziano generalmente ricavi mediani superiori al dato nazionale, in particolare quando sono coinvolti investitori corporate e specializzati: le startup con investitori specializzati generano ricavi mediani di 246 mila euro (+85 mila euro vs 161 mila euro in Italia), mentre le PMI con questa tipologia di investitori raggiungono 2,3 milioni di euro (+800 mila euro vs 1,5 milioni di euro nazionale). Tra i soci non finanziari, l’investitore “tipo” del Quadrilatero è prevalentemente una micro-piccola impresa (92,3% del numero, 85,4% del capitale investito), proveniente dai servizi non finanziari (32,4%) e con una presenza significativa di ICT (20,9%). Gli investimenti CVC del Quadrilatero presentano una maggiore propensione geografica, con il 47,9% delle partecipazioni fuori regione e una distanza media di 221 km, superiore ai 187 km della media nazionale. Federico Chiarini, Vicepresidente di Assolombarda con delega alle Start-up, ha spiegato: “Il “Quadrilatero” formato dalle imprese di Milano, Monza-Brianza, Lodi e Pavia si conferma uno dei motori più vitali dell’innovazione italiana. Pur in un contesto complesso, le nostre startup e PMI innovative mostrano una resilienza superiore alla media nazionale, diminuendo solo del 2,1% rispetto allo scorso anno, mentre si riducono del 4,0% nel resto d’Italia. Non solo, le imprese innovative del territorio sprigionano un potenziale ancora più evidente: questo è vero soprattutto per le startup che, quando sostenute da investitori corporate o specializzati, generano un fatturato superiore di oltre il 50% alla media italiana. La crescita dei ricavi nelle realtà partecipate da Corporate Venture Capital, in controtendenza rispetto al mercato, dimostra infatti che la collaborazione tra imprese consolidate e nuova imprenditorialità è una leva decisiva. Dobbiamo continuare a rafforzare questo ecosistema, perché qui si concentra un patrimonio di competenze, capitale umano e visione strategica che guida, a buon titolo, la competitività e l’innovazione del Paese.” Indagine Politecnico di Milano Il Corporate Venture Capital in Italia nel 2025 segna una leggera ripresa: gli investimenti raggiungono 189 milioni di euro, con una crescita del 20% rispetto ai 157 milioni del 2024, secondo un’indagine condotta dal Politecnico di Milano su un campione di 49 aziende impegnate in iniziative CVC, ovvero programmi collocati a diversi livelli dell’organizzazione aziendale, attraverso i quali si effettuano investimento in imprese esterni e indipendenti. Questo dato rappresenta un’inversione di tendenza dopo il calo del 27% tra 2023 e 2024. Complessivamente, il dato rimane comunque in contrazione del 15% rispetto al picco del 2022. Le corporate tornano a investire, ma con un approccio più selettivo, focalizzandosi su iniziative con chiaro valore per il business. Le modalità organizzative mostrano una netta preferenza per il co-investimento in fondi VC esterni, che coinvolge 21 aziende nel 2025 (57% del totale), cresciuto costantemente da appena 2 nel 2020. I programmi strutturati di CVC rimangono stabili a 11 investitori (30%), mentre le joint venture partecipate restano marginali con 3 casi (8%). Per quanto riguarda la fonte del capitale, le holding rappresentano il 74% degli investimenti) e godono di elevata autonomia decisionale nel 71% dei casi, mentre gli investimenti da balance sheet costituiscono il 26% con autonomia prevalentemente parziale nel 77% dei casi. Si segnalano diverse riorganizzazioni interne e cambi di strategia in corso: nell’ultimo, il 30% delle aziende ha apportato cambiamenti parziali, mentre il 5% ha effettuato cambiamenti significativi alla propria strategia, ripensando ruoli, processi e modelli operativi per aumentare l’efficacia e l’allineamento con le priorità aziendali. Gli obiettivi strategici degli investimenti sono chiaramente orientati all’innovazione e alla crescita a lungo termine, con particolare attenzione a progetti strategici per il core business. L’80% delle aziende punta all’accesso a competenze su nuove tecnologie emergenti (in crescita dal 67% del 2024), mentre il 70% cerca l’accesso a nuovi prodotti o servizi. Le aziende privilegiano progetti che abilitano competenze, tecnologie o applicazioni funzionali, riducendo gli investimenti puramente esplorativi: il 51% investe nel proprio core business, il 35% in settori adiacenti e solo il 13% in ambiti lontani. Il mantenimento di partecipazioni a lungo termine interessa il 40% degli investitori, mentre gli obiettivi finanziari di breve termine come la vendita della partecipazione coinvolgono solo il 30%. Significativamente diminuito l’interesse per l’accesso a nuovi mercati geografici, sceso dal 33% al 10%, mentre il ritorno di immagine si attesta al 20%. Il 95% delle corporate italiane mantiene un rapporto continuativo con le startup dopo l’investimento iniziale. Le forme di coinvolgimento più diffuse sono il supporto strategico (80%), che include mentoring e accesso a network, seguito dalla partecipazione attiva alla governance e dal supporto operativo (entrambi al 65%). Solo il 5% si limita all’investimento iniziale senza coinvolgimento diretto. Il deal size mediano è di 9,35 milioni di euro, con una presenza media di 7 investitori per deal. Le criticità maggiori non sono finanziarie ma organizzative: il 63% delle corporate identifica come sfide principali la gestione della cultura aziendale con le startup e l’identificazione di startup allineate alla strategia. I problemi di governance rappresentano il 37%, mentre i ritorni inferiori alle aspettative sono segnalati solo dall’11%. La vera sfida è la collaborazione operativa: per generare valore serve coerenza tra aspettative, governance e modalità operative, considerando che corporate e startup hanno logiche e tempi diversi. “Nel 2025 osserviamo un aumento nel numero di corporate che investono in startup e ripresa degli investimenti, ma con criteri più selettivi e legati al valore concreto per il business – dichiara Antonio Ghezzi, Direttore dell’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-Tech del Politecnico di Milano – Allo stesso tempo, molte corporate stanno riorganizzando ruoli, processi e modelli operativi del CVC e dell’Open Innovation per renderli più efficaci. Il panorama rimane piuttosto eterogeneo, con approcci in continua evoluzione. È proprio in questa complessità che si gioca oggi la capacità delle corporate di innovare in modo efficace e allineato con le priorità strategiche aziendali”. La versione completa dell’edizione 2025 dell’Osservatorio su Open Innovation e Corporate Venture Capital in Italia è disponibile al seguente link: https://osservatorio-openinnovation.it/ |
