“I produttori europei, a partire da quelli tedeschi lamentano che in realtà il dazio medio praticato molto spesso è del 30%, non del 15%, perché magari un prodotto ha il 15%, però le componenti di alluminio e acciaio sono al 50% e quindi, facendo una media, arriva un dazio al 30% che è insostenibile.” Lo hanno rilevato il presidente degli industriali metalmeccanici tedeschi ed anche alcune imprese come la John Deere americana, che  produce alcuni dei suoi trattori in Germania e li esporta negli Stati Uniti, aggiungendo: “Non ci pensiamo proprio a portare li la produzione, ma non sappiamo ancora che cosa fare.” In tutto questo ci sono già degli effetti, perché c’è il dato del surplus commerciale cinese ad agosto. Per i cinesi è andato meglio delle attese. 102 miliardi di avanzo commerciale contro i 99 attesi. Però l’export del Dragone è cresciuto del +4,4% anche se rispetto all’anno prima, sotto le previsioni del +5%. Che cosa è accaduto nei vari Paesi? E’ noto che con la Cina ci sono dazi temporanei al 30% da parte americana, al 10% da parte cinese. L’export dalla Cina verso gli Stati Uniti ha fatto meno 33% su base annua, rispetto all’agosto 2024, e meno 12% mese su mese.  Anche le importazione dall’America sono calate di un meno 16%. E quindi l’avanzo commerciale cinese verso l’America è sceso a 20 miliardi, 3 miliardi in meno rispetto a luglio. È successo però che la Cina abbia aumentato le spedizioni e l’export verso l’Unione Europea, più 10%, e i Paesi dell’ASEAN, quindi delle Nazioni del Sud-Est Asiatico, più 22,5%.

Molti temono che la ipercapacità, la sovracapacità produttiva cinese, non avendo più lo sbocco americano, venga dirottata verso Europa e altri Paesi.
“Due parole le voglio aggiungere – ha detto il Ministro delle Finanze, Gianfranco Giorgetti, intervenendo al Forum di Cernobbio- per quanto riguarda l’impatto sull’economia di quella guerra commerciale che si è scatenata, sicuramente in relazione alle politiche dotate dall’amministrazione americana,  però io quello che voglio segnalare è che un’attenta riflessione sui dati della bilancia commerciale, dovrebbe farci capire che sì, il problema è l’intescambio con gli Stati Uniti, ma attenzione, il problema più serio, strutturale, enorme, è il deficit commerciale con la Cina e con i Paesi asiatici, sempre più pronunciati, addirittura dopo l’introduzione dei dazi è ancora più pronunciati. Il problema della overcapacity cinese e del fatto che in un contesto di competizione globale, a cui si possono permettere di produrre in perdita e a dei prezzi non remunerativi, è un fattore che deve essere considerato.”Una lettura dei dati delle esportazioni, del dato assoluto, l’interscambio commerciale in valore, sembra confermare quanto detto. “Quello che è impressionante, rileva il giornalista Alessandro Plateroti, voce autorevole ed affermata nel panorama economico italiano, è la crescita in quantità, ovvero le spedizioni della Repubblica Popolare Di Cina: con l’Europa il dato è del +10%, ma c’è un +26% con l’Africa e un +23% con i 10 paesi del blocco del Sud-Est Asiano. Allora immaginiamo se non ci fosse stato quel meno 33% di calo con gli Stati Uniti, quanto sarebbe stato il surplus? È una cosa impressionante.”

“Questo perché?”, domanda Plateroti, rispondendo: “Perché è dal 2023 che i cinesi tagliano i prezzi all’esportazione. Adesso l’hanno fatto nuovamente, hanno tenuto altre quantità, hanno assorbito i dazi, le imprese e hanno continuato a tagliare i prezzi alle esportazioni. Allora, se andiamo a guardare questa situazione, di che ci accorgiamo? Uno, che la politica, soltanto di dire: temiamo la Cina, dobbiamo difenderci, non regge da sola. L’unica questione che si può cominciare ad affrontare con la Cina è quella dell’interscambio. Tu devi far crescere i tuoi consumi interni, io ho i beni che possono farteli crescere perché c’è una ricchezza media che sta crescendo in Cina, fammeli vendere in Cina.”  “La politica dei dazi –aggiunge- è inutile. Che cosa sta producendo? Solo distorsioni. Allora anche l’Europa e l’Italia dovrebbero cominciare a riflettere su questo punto. Dobbiamo andare allo scontro e poi loro aggirano in 100 modi i problemi che gli creiamo?  Chiediamo maggiore apertura del loro mercato, che è quello che sta avvenendo. Con noi, soprattutto con l’Europa, in questo momento, la Cina sta cercando di fare esattamente questo, di dire: non dovete avere paura di me, io vi apro il mio mercato, tanto ho bisogno anch’io di stimolare i miei consumi, venite e vi finanzio. Oggi si continua a parlare fra l’altro di un grosso piano di stimolo economico per i consumi interni cinesi, qualche centinaio di miliardi che saranno messi come niente a sostegno dei consumi e delle famiglie, e quindi vuole diventare opportunità. Quindi al di là di quello che noi vediamo nei grandi summit e negli scontri geopolitici, la realtà delle imprese è ben diversa.”