Oltre il mito dell’amore romantico

 Il legame tra Catherine e Heathcliff è un sentimento oscuro e distruttivo, fatto di ossessione e frustrazione, che trascina lei verso la follia e lui verso una vendetta spietata. Più che un racconto sentimentale, l’opera di Brontë è una storia di fantasmi e un capolavoro del genere gotico. Nonostante i riflettori siano sempre sui due amanti tormentati, la vera figura cardine del romanzo è la domestica Nelly Dean. È lei la voce narrante e la testimone silenziosa dei drammi che consumano le due dimore rivali nella brughiera dello Yorkshire: Cime Tempestose e Thrushcross Grange. L’ultima trasposizione vede protagonisti Margot Robbie e Jacob Elordi. Anche in questo caso, il cinema sceglie di allontanarsi dalla narrazione tradizionale per esplorare le pieghe più inquietanti e meno romantiche del testo originale, confermando l’immortalità e la complessità di questa opera. 

Lo Specchio Nero di Emily Brontë e la Fanfiction di Emerald Fennell

 Il grande equivoco che circonda Cime tempestose nasce davanti a uno schermo: il cinema ha spesso ridotto il capolavoro di Emily Brontë a una tormentata passione romantica, ignorando la brutale seconda parte del romanzo. È proprio lì, dopo la morte di Catherine, che emerge il vero cuore dell’opera: la sistematica e feroce vendetta di Heathcliff contro le generazioni successive degli Earnshaw e dei Linton. Tagliare questa parte significa tradire la natura stessa del libro. Prima ancora di affrontare il razzismo o le barriere di classe, la Brontë compie un’analisi psichiatrica spietata dell’essere umano. Tra le brughiere non si muovono eroi, ma individui respingenti e complessi; uno specchio nero che, all’epoca della pubblicazione (sotto lo pseudonimo di Ellis Bell), sconvolse a tal punto la critica da farne l’unica opera delle sorelle Brontë a essere inizialmente stroncata. Mentre Jane Eyre e Agnes Grey venivano accolti con favore, il nichilismo di Emily era troppo in anticipo sui tempi. Il rischio di operazioni contemporanee, come l’adattamento di Emerald Fennell, è proprio quello di ripulire questa oscurità, privando i personaggi della loro disturbante e potentissima complessità umana. Nel romanzo, la storia è un lungo flashback raccontato dalla domestica Nelly Dean al signor Lockwood, l’inquilino di Thrushcross Grange. Nel film, questa struttura “a indagine” sparisce: Lockwood non esiste e Nelly non è la voce narrante. Inoltre, Nelly non è una semplice domestica, ma la figlia illegittima di un nobile che funge da dama di compagnia per Catherine. La versione di Fennell si concentra esclusivamente sulla prima parte della storia, eliminando l’intero ciclo di vendetta e redenzione finale. Sono stati infatti tagliati personaggi fondamentali come: Hareton Earnshaw (figlio di Hindley), Catherine Linton (figlia di Cathy ed Edgar),Linton Heathcliff (figlio di Heathcliff e Isabella).Senza di loro, viene meno il lieto fine del libro, dove l’amore tra i giovani Catherine e Hareton spezza finalmente la catena di traumi familiari. Un cambiamento radicale riguarda Hindley, il fratello di Catherine e primo aguzzino di Heathcliff, che nel film scompare del tutto. La sua figura violenta viene fusa con quella del padre, Mr. Earnshaw: nel film non è più il benefattore che salva Heathcliff dalla strada, ma un uomo alcolizzato e brutale. Nel romanzo, Heathcliff è una figura di una crudeltà spaventosa, un uomo che la sofferenza ha trasformato in un mostro capace di azioni atroci: impicca animali, istiga all’alcolismo, sequestra e picchia donne e bambini senza mai mostrare rimorso. È un personaggio “irredimibile” la cui complessità risiede proprio in questa oscurità assoluta. Il film con Jacob Elordi, invece, ne smussa drasticamente gli spigoli: l’odio viscerale scompare per lasciare il posto a un uomo che “soffre per amore”, privando la storia di quella tensione tragica e violenta che rende Heathcliff una delle figure più inquietanti della letteratura. Il romanzo di Brontë suggerisce un sottotesto razziale (Heathcliff è descritto come uno “zingaro”, forse di origini americane o spagnole).  Fennell opta per il color-blind casting. Scegliere Shazad Latif (origini pachistane) per Edgar Linton e Hong Chau (thailandese) per Nelly, paradossalmente, annulla il tema dell’alterità di Heathcliff. Se tutti nel film appartengono a etnie diverse senza che ciò influisca sulla loro posizione sociale, il razzismo come motore dell’emarginazione di Heathcliff sparisce del tutto. C’è un evidente scarto anagrafico e psicologico nella scelta di Margot Robbie. Nel libro, Catherine muore a 19 anni, portando con sé l’impeto e l’immaturità tipica dell’adolescenza. Vedere un’attrice trentacinquenne interpretare quegli stessi comportamenti drammatici ed esasperati crea un effetto di straniamento: le azioni che in una ragazza di 19 anni risultano tragiche, in una donna adulta appaiono quasi fuori luogo o ridicole. Il cambiamento più drastico riguarda il tema portante. La regista sostituisce la lotta di classe con il desiderio fisico: Joseph, che nel libro è un vecchio bigotto e odioso, qui diventa un giovane (Ewan Mitchell) che scatena fantasie voyeuristiche attraverso pratiche sessuali esplicite (uso di cinghie e morsi). L’ossessione di Cathy non è più spirituale (“Io sono Heathcliff”), ma puramente carnale. La metafora della stanza con le pareti che riproducono la sua pelle indica una prigionia del desiderio. Nonostante le premesse audaci e l’uso di simbolismi (come le uova o i suoni), la critica rileva un fallimento nella resa finale: il sesso tanto atteso risulta casto e privo di vera passione. Poiché nel film non sembrano esserci reali ostacoli sociali o morali che impediscano ai due di stare insieme, il loro continuo lasciarsi e riprendersi perde di mordente, trasformando un amore distruttivo in un capriccio tra “adulti che si comportano come adolescenti”. Il film di Fennell sembra voler estetizzare il dolore e il desiderio, sacrificando però la ferocia brutale e la stratificazione sociale che hanno reso il capolavoro della Brontë un classico immortale. L’adattamento cinematografico di Emerald Fennell di Cime Tempestose sembra aver mancato l’occasione di tradurre l’intensità del capolavoro di Emily Brontë in una visione autenticamente moderna e coraggiosa. Nonostante le premesse suggerissero una rilettura sensuale e provocatoria, il risultato finale appare più simile a una soap opera patinata che a un dramma viscerale. Gli accenni a dinamiche di potere e desiderio, come il fugace riferimento al desiderio di Isabella di essere sottomessa (il dettaglio del collare da cane), restano confinati in scene isolate, impedendo alla pellicola di esplorare davvero un linguaggio BDSM o una sensualità d’avanguardia. Il focus si sposta così sulla cura estetica di costumi e scenografie, trasformando il tormento dei protagonisti in uno splendido ma vuoto spot pubblicitario. La vera criticità risiede tuttavia nello stravolgimento dei personaggi e della struttura tragica originale. Nel romanzo, la potenza del legame tra Cathy e Heathcliff scaturisce proprio dalla sua natura inconsumata: un amore metafisico e distruttivo che non conosce nemmeno il contatto di un bacio e trova pace solo nella dimensione spettrale della morte. Il film, al contrario, sceglie di normalizzare le figure maschili: Hindley sparisce, Heathcliff viene addomesticato e persino il rigido Joseph subisce un restyling “sexy”. Per sopperire alla mancanza di un conflitto dinamico, la regia compie la scelta più radicale e discutibile: trasformare Nelly Dean nella vera villain. Se nel libro Nelly è la voce narrante, una figura ambigua ma fondamentalmente umana che assiste impotente alla tragedia, qui diventa una mente diabolica e manipolatrice interpretata da Hong Chau. Nel libro, Nelly omette di dire a Cathy che Heathcliff sta ascoltando il suo discorso sul matrimonio con Edgar per una sorta di paralisi momentanea, svelando la verità poco dopo. Nel film, l’omissione è un atto intenzionale e calcolato per distruggere il loro legame. Mentre nel romanzo Nelly funge da figura materna per la generazione successiva, proteggendo la giovane Catherine dalle angherie di Heathcliff, nella versione cinematografica diventa responsabile della morte di Cathy. Non credendole riguardo ai dolori della gravidanza e ritardando l’intervento del medico, Nelly agisce mossa da una profonda e inedita gelosia per la bellezza della protagonista.