Questa storia comincia sul finire dell’autunno del 1994, in un paese dell’Agro Aversano a circa 20 chilometri da Napoli, quando il signor Giovanni Rienzo di Casaluce, lamenta da giorni forti mal di testa. Alla TAC eseguita presso l’ospedale di Aversa segue un responso gravissimo: un angioma al cervello, da asportare con urgenza. Il ricovero è immediato e i medici riferiscono le scarse possibilità di riuscita, per cui, la sera seguente si dimette deciso a morire a casa. Ma poi, un po’ il dolore incessabile, un po’ le insistenze del suo medico curante, torna nuovamente in ospedale, questa volta al Policlinico di Napoli. Dopo aver visonato la TAC il dottor Benvenuto che lo prende in carico decide per l’operazione d’urgenza. L’intervento, se fosse andato bene, avrebbe comportato un’invalidità permanente: Giovanni poteva restare sulla sedia a rotelle per tutta la vita o cieco per sempre. La moglie tenta di scongiurare l’intervento provando con la cura chemioterapica, ma invano. Giovanni ritornò al Policlinico e questa volta il dottor D’Andrea stabilì la data dell’operazione. Sarebbe dovuto ritornare mercoledì 19 Ottobre. Giunge il giorno stabilito, ma non l’interminabile odissea. Il dottor Benvenuto dice alla moglie che sarebbe dovuto tornare il lunedì successivo. Quanta delusione! Ma come un tempo la Madre di Gesù fu intermediaria tra Dio e l’umanità, un’altra Maria, la sposa di Giovanni Rienzo, fece da intermediaria tra il marito e Dio. – Andiamo da san Giuseppe Moscati. – disse – Raccomandiamoci a Lui! Giovanni era credente, ma non praticante. La sua chiesa era il bar del paese, ma quella volta ascoltò la moglie. Giunto presso il Santuario in cui giace il corpo del santo comincia a pregare, e tra le lacrime dice: Che male ho fatto per meritare questo? A 15 anni sono caduto nella calce e sono vivo per miracolo. Ho avuto due interventi ai reni. Mi sono sposato, volevo una famiglia, ma non ho avuto figli. Ora questo angioma. Perché tutto a me? In pianto e provato dalla commozione raggiunge un confessionale che usa per poggiarsi un po’ e da lì udì una voce: «Perché piangi?». Giovanni aveva gli occhi velati e non riusciva a mettere a fuoco. È a questo punto, a mio avviso, il significato più importante del prodigio. «Sei fortunato che sei venuto a confessarti; vedi, tanta gente che si trova in tanti pericoli muore sulle strade e altrove non ha il tempo di dire “Signore aiutami, perdonami!”». A questo punto comincia un dialogo tra Giovanni e la voce: «Vai in Chiesa? No! Preghi? No! Recita l’atto di dolore. Non lo so! Leggilo sul foglio. Non so leggere. Ripetilo con me». E poi aggiunse: «Fatti coraggio. Tu starai bene». Il lunedì successivo, il 24 Ottobre 1994, si presentò al Policlinico come convenuto. Fu eseguita una nuova TAC, ma con esito negativo. I medici pensarono ad un guasto del macchinario. Prima dell’intervento fu comunque eseguita una nuova TAC con mezzo di contrasto, poi il paziente fu portarono in sala operatoria, ma poco dopo gli fu detto inspiegabilmente di accomodarsi fuori. Il dottor Benvenuto gli disse che alla TAC non c’erano più segni di Angioma da asportare. Superfluo aggiungere che quando Giovanni andò a chiedere chi fosse il sacerdote del confessionale, il giorno e l’ora in cui si era confessato, non c’era nessuno preposto a tale servizio, come rilevato da un’accurata ricerca dei gesuiti che custodiscono la Chiesa. Uno dei religiosi aggiunse: «Ti ha guarito Giuseppe Moscati». Ma la guarigione ha un risvolto ancor più misterioso se si considera che 3 anni dopo a Giovanni tornò il mal di testa. Si recò al Pronto Soccorso di Aversa dove fu sottoposto ad una TAC. Dopo averla letta, il medico domandò dove avesse fatta l’operazione. Giovanni con al semplicità che lo distingue disse di non essersi mai operato. E il medico risentito, gli dice: «Non dire bugie, perché nella Tac si nota un grande segno di un intervento nella parte interna». Giovanni mostrò la testa e aggiunse: «Voi vedete cicatrici?». Sapeva bene chi l’aveva operato. Questo prodigio lascia un messaggio chiaro: la necessità di accostarsi al sacramento della confessione. È fin troppo evidente nelle parole: «Sei fortunato che sei venuto a confessarti; vedi, tanta gente che si trova in tanti pericoli muore sulle strade e altrove non ha il tempo di dire – “Signore aiutami, perdonami!». Morire in peccato mortale, infatti, è la vera sciagura da cui non si può più guarire. Nostro Signore, prima del corpo vuole guarire l’anima, poiché avere il dono della vita eterna è più importante della morte fisica, quantunque fosse precoce. Oggi Giovanni ha cambiato vita e anche gli amici del bar si sono avvicinati alla Chiesa dove ci attende l’amore misericordioso del Padre nell’abbraccio del figliol prodigo, che torna a casa dopo che aveva sperperato i beni con le prostitute. Adiacente al cimitero di Casaluce, in un piccolo podere prima sovraccarico di sterpaglie, ora fiorisce un’oasi amena dedicata a San Giuseppe Moscati. È il risultato di anni di lavorìo instancabile di Giovanni Rienzo, ma anche il segno che con la grazia, ognuno di noi può diventare una parte meravigliosa del giardino di Dio.
