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Seconda giornata della Conferenza sulla sicurezza di Monaco 2026 coinvolgente e stimolante con discussioni che hanno messo in luce sia le tensioni che la resilienza dell’ordine internazionale, nonché la responsabilità condivisa di plasmarne il futuro in un momento di eccezionale urgenza con l’attuale panorama della sicurezza caratterizzato da crisi sovrapposte, crescenti tensioni geopolitiche e profondi cambiamenti sistemici a cui la MSC 2026 offre ancora una volta una piattaforma senza pari per affrontare queste sfide e promuovere stabilità e cooperazione

Sulla base di questa missione, l’MSC 2026 ha riunito a Monaco oltre 1.000 partecipanti provenienti da oltre 115 paesi, tra cui circa 60 capi di Stato e di governo. In particolare, presenti ben oltre due terzi di tutti i capi di Stato e di governo europei a sottolineare il ruolo centrale della conferenza nel plasmare il dialogo strategico europeo, e lietamente accolta la delegazione statunitense più numerosa di sempre, composta da oltre un quarto del Senato degli Stati Uniti.

 Presenti, inoltre oltre 50 leader di organizzazioni internazionali, un numero mai visto prima, tra cui i vertici dell’UE, della NATO, dell’ASEAN, dell’OSCE, della Banca Mondiale, dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e di numerose agenzie delle Nazioni Unite.

Nel suo intervento il Segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio pur sottolineando gli errori commessi dai paesi occidentali negli ultimi decenni, ha dato il via alla giornata ribadendo l’impegno degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa e dell’alleanza transatlantica:

“Sono qui oggi – ha detto – per chiarire che l’America sta tracciando la strada verso un nuovo secolo di prosperità e che, ancora una volta, vogliamo farlo insieme a voi, nostri cari alleati e nostri più antichi amici”.

 Un’alleanza nata nella crisi.

“Nel 1963, durante la prima conferenza a Monaco,  – ha ricordato il Segretario di Stato, Rubio – il mondo era profondamente diviso. La linea tra comunismo e libertà attraversava la Germania, il Muro di Berlino era appena stato eretto e la crisi dei missili di Cuba aveva portato il mondo sull’orlo della distruzione nucleare.  Il comunismo sovietico avanzava e la civiltà occidentale sembrava in pericolo. Nonostante l’incertezza, Europa e America si unirono non solo contro un nemico comune, ma per difendere valori condivisi. Insieme ricostruirono il continente, portarono prosperità e, con la caduta del Muro di Berlino, posero fine all’impero sovietico riunificando Est e Ovest.”

L’illusione della “fine della storia”

“Dopo la vittoria, si diffuse l’idea che la democrazia liberale fosse ormai inevitabile ovunque, che il commercio globale potesse sostituire gli interessi nazionali e che si potesse vivere in un mondo senza confini” – ha rievocato, inoltre, il Segretario di Stato Secondo il Segretario di Stato Rubio, rilevando: “questa visione ignorava la natura umana e la storia. Furono adottate politiche di libero scambio dogmatico mentre altri Paesi proteggevano le proprie economie, causando deindustrializzazione, perdita di posti di lavoro e dipendenza dalle catene di approvvigionamento straniere.
Si delegò sovranità a istituzioni internazionali, si trascurò la difesa militare, si adottarono politiche energetiche penalizzanti e si aprirono le frontiere a un’immigrazione di massa ritenuta destabilizzante.”

Un destino comune tra America ed Europa

“Ora è necessario affrontare questi errori e ricostruire. Gli Stati Uniti, sotto la guida del presidente Trump, intendono avviare una fase di rinnovamento, preferibilmente insieme all’Europa. America ed Europa condividono radici profonde: fede cristiana, cultura, lingua, storia e sacrifici comuni” –ha sostenuto il capo del Dipartimento di Stato e membro del gabinetto del presidente degli Stati Uniti d’America, Rubio,  sottolineando che le eventuali divergenze derivano da una sincera preoccupazione per il futuro europeo, poiché il destino delle due sponde dell’Atlantico è inseparabile.

La sicurezza nazionale non riguarda solo spese militari, ma una domanda fondamentale: cosa difendiamo? Ricostruire forza economica e sovranità.

“Gli eserciti combattono per un popolo, una nazione, uno stile di vita. L’Occidente, culla della libertà, dello stato di diritto, delle università e della rivoluzione scientifica, ha prodotto immense ricchezze culturali (da Mozart e Dante fino ai Beatles). Questa eredità deve essere difesa con orgoglio per poter costruire il futuro. La deindustrializzazione e la perdita di sovranità economica non erano inevitabili, ma frutto di scelte politiche” – ha specificato il Segretario di Stato, Marco Rubio, descrivendo l’immigrazione come una crisi che trasforma le società occidentali, definendo il controllo delle frontiere un atto fondamentale di sovranità, non xenofobia
e proponendo una nuova alleanza focalizzata su reindustrializzazione, autonomia nelle catene di approvvigionamento, sviluppo di tecnologie chiave (IA, spazio, automazione) e competizione nei mercati emergenti.

Riformare l’ordine globale. Il declino non è inevitabile.

Affrontando il tema della cooperazione internazionale, “non si tratta di abbandonarla, ma di ma di riformarla” – ha detto il Segretario di Stato, Rubio, rilevando che le istituzioni globali, come le Nazioni Unite, sono state considerate inefficaci nelle crisi recenti (Gaza, Ucraina, Iran, Venezuela) e che spesso è stata la leadership americana a intervenire concretamente. “In un mondo imperfetto, non si può permettere che chi viola il diritto internazionale si nasconda dietro di esso.”

Un’alleanza per il futuro.

“Dopo il 1945, l’Occidente sembrava in ritirata tra rovine, rivoluzioni comuniste e decolonizzazione. Molti credevano che la sua epoca fosse finita. Ma, come in passato, il declino è una scelta. L’obiettivo attuale è evitare una gestione passiva della decadenza e rilanciare l’alleanza con partner forti, orgogliosi della propria cultura e capaci di difendersi.” – ha evidenziato il capo il capo del Dipartimento di Stato e membro del gabinetto del presidente degli Stati Uniti d’America, Rubio, proponendo un’alleanza che non deve essere paralizzata dalla paura (clima,guerra, tecnologia), ma proiettata con coraggio verso il futuro per difendere i propri popoli, salvaguardare la libertà d’azione, evitare dipendenze critiche e per non subordinarsi a sistemi esterni.

Un legame indissolubile.

Richiamando la propria genealogia europea per dimostrare il legame permanente tra i due continenti, il capo del Dipartimento di Stato e membro del gabinetto del presidente degli Stati Uniti d’America, Rubio ha concluso: “Dopo due guerre mondiali e la Guerra Fredda, l’Occidente ha già dimostrato di saper ricostruire e vincere insieme. Oggi, conclude, gli Stati Uniti vogliono inaugurare un nuovo secolo di prosperità condivisa con i loro alleati europei.”

Nel corso della Conferenza di Monaco sulla sicurezza 2026 la guerra in Ucraina è rimasta al centro del dibattito. Il presidente Volodymyr Zelenskyy ha messo in guardia dai pericoli dei falsi compromessi e dell’amnesia storica, tracciando un potente parallelo con il passato dell’Europa:

“Sarebbe un’illusione credere che questa guerra possa ora essere conclusa in modo affidabile dividendo l’Ucraina, così come era un’illusione credere che sacrificare la Cecoslovacchia avrebbe salvato l’Europa da una grande guerra”.

Anche le questioni relative alla governance globale e al futuro del multilateralismo hanno avuto un ruolo di primo piano. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha sottolineato l’importanza delle istituzioni internazionali e della sovranità paritaria negli affari globali:

«Il multilateralismo dovrebbe essere sempre promosso e rafforzato. Non deve accadere che alcuni paesi dominino gli altri. […] Senza l’ONU, torneremmo a una legge del più forte, in cui i potenti sconfiggono e dettano legge ai deboli».

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha sottolineato l’indivisibilità della sicurezza europea e britannica, chiedendo un coordinamento più profondo e maggiori investimenti collettivi:

“Non c’è sicurezza britannica senza l’Europa e non c’è sicurezza europea senza la Gran Bretagna. Questa è la lezione della storia ed è anche la realtà odierna. Quindi, insieme, dobbiamo essere all’altezza di questo momento. Dobbiamo spendere di più, fare di più e coordinarci di più”.