Secondo dati dell’OCSE, le aziende cinesi ricevono aiuti di Stato da tre a otto volte superiori rispetto ai concorrenti europei, pari a circa il 4,4% del PIL cinese.
Rapportato all’Italia è come se l’Italia erogasse 80 miliardi di sussidi all’anno alle imprese. Praticamente il valore di circa tre finanziarie.
Questo scenario produce impatti concreti
I massicci sussidi industriali di Pechino stanno provocando una profonda ristrutturazione del commercio con l’Unione Europea, innescando una spirale di dazi, ritorsioni e controversie legali. strutturati su più fronti:
1. Inondazione del mercato e dumping dei prezzi
- Vantaggio competitivo sleale: I sussidi governativi riducono artificialmente i costi di produzione delle imprese cinesi.
- Contrazione dei prezzi: I prodotti del Dragone (specialmente veicoli e tecnologie verdi) entrano in Europa con prezzi inferiori fino al 20% rispetto ai marchi UE.
- Deficit commerciale record: Lo squilibrio commerciale tra le due potenze ha raggiunto un surplus a favore della Cina di circa 360 miliardi di euro, una cifra definita “non sostenibile” dalla Commissione Europea.
2. L’offensiva tariffaria dell’Unione Europea
La Commissione Europea ha risposto applicando severe misure di difesa commerciale per compensare i sussidi distorsivi:
- Auto elettriche (BEV): Sulle importazioni cinesi si applicano dazi compensativi speciali aggiuntivi che spingono le tariffe totali fino al 45,3% per i produttori non cooperativi (come SAIC).
- Stretta sui Plug-in Hybrid (PHEV): Per aggirare i dazi sulle auto elettriche pure, i costruttori cinesi hanno quadruplicato l’export di veicoli ibridi. Di conseguenza, l’UE ha esteso i dazi punitivi anche ai veicoli PHEV per tappare questa scappatoia commerciale.
- Pannelli solari ed eolico: Sono in corso dazi e indagini approfondite anche su moduli fotovoltaici, turbine eoliche e idrogeno.
3. Le ritorsioni mirate di Pechino
La Cina rifiuta le accuse occidentali e risponde colpendo i settori europei politicamente più sensibili:
- Agroalimentare e lusso: Pechino ha avviato contromisure e indagini anti-dumping mirate contro le importazioni europee di prodotti lattiero-caseari, carne di maiale e superalcolici (come il brandy).
- Raddoppio dei sussidi interni: Per compensare i dazi europei, il governo cinese finanzia massicci incentivi alla rottamazione interna, spingendo i propri cittadini a comprare merci nazionali anziché importate.
4. Spaccature politiche all’interno dell’UE
La gestione della minaccia dei sussidi cinesi sta dividendo i leader europei in due fronti contrapposti:
- I falchi (Francia, Italia, Paesi Bassi): Chiedono meccanismi di difesa ancora più rapidi e aggressivi per proteggere le filiere industriali locali.
- Le colombe (Germania, Spagna): Spingono per la cautela e la negoziazione (proponendo ad esempio tetti minimi di prezzo per le auto cinesi) nel timore che una guerra commerciale aperta danneggi l’export della loro forte industria manifatturiera e automobilistica.
