Adagiata nel cuore del Golfo di Pozzuoli, l’antica città romana di Baia rappresenta uno dei siti archeologici più affascinanti e atipici del mondo. Oggi nota come la “Pompei subacquea” per via del patrimonio monumentale sprofondato a pochi metri sotto il livello del mare, Baia fu per secoli il centro del lusso, del potere e del benessere dell’Impero Romano. Un luogo dove la storia e la geologia si sono fuse in modo indissolubile.
La storia: la nascita della “Las Vegas” dell’antichità
Il nome Baia deriva, secondo il mito greco, da Bajos, il nocchiere di Ulisse che sarebbe stato sepolto in queste terre. In epoca romana, a partire dal II secolo a.C., la località divenne il luogo di villeggiatura più esclusivo e rinomato per l’aristocrazia capitolina.
A decretare la fortuna di Baia furono le sue sorgenti termali vulcaniche. La vicinanza con la caldera dei Campi Flegrei garantiva un afflusso costante di acque calde e vapori curativi, che i romani canalizzarono per costruire complessi termali monumentali. Personaggi del calibro di Giulio Cesare, Pompeo Magno, Marco Antonio, Cicerone e gli imperatori Augusto, Nerone e Adriano possedevano qui sontuose ville affacciate sul mare.
Baia non era però solo un luogo di cura, ma il simbolo della dolce vita romana. Seneca la descrisse come un “albergo di tutti i vizi”, un luogo dove la nobiltà si concedeva feste sfarzose, banchetti notturni in barca e amori libertini, lontano dal rigido controllo morale di Roma.
Il declino e il bradisismo: come la città finì sott’acqua
Il destino di Baia cambiò radicalmente a causa del bradisismo, lo stesso fenomeno geologico che ancora oggi fa alzare e abbassare il suolo dei Campi Flegrei.
A partire dal IV secolo d.C., la terra cominciò a sprofondare lentamente in modo costante (bradisismo discendente). Gli abitanti tentarono inizialmente di arginare l’avanzata del mare costruendo dighe e sopraelevando i pavimenti delle ville, ma tra il VII e l’VIII secolo d.C., l’attività sismica e il progressivo inabissamento costrinsero la popolazione ad abbandonare definitivamente la costa. Interi quartieri monumentali, la via Herculanea e i complessi portuali vennero letteralmente inghiottiti dalle acque, scomparendo alla vista e rimanendo protetti dal mare per oltre un millennio.
Il Parco Sommerso oggi: cosa nascondono i fondali
Oggi il Parco Sommerso di Baia è un’area marina protetta istituita nel 2002. A una profondità esigua, compresa tra i 2 e i 7 metri, giace un patrimonio archeologico di inestimabile valore, perfettamente conservato dall’acqua marina e dalla sabbia:
- Il Ninfeo Sommerso dell’Imperatore Claudio: Situato a circa 5 metri di profondità, era la sala dei banchetti dell’imperatore. Oggi i subacquei possono nuotare tra le repliche perfette delle statue (gli originali sono custoditi nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia), che raffigurano la famiglia imperiale ed eroi mitologici.
- I mosaici della Villa dei Pisoni: Una delle strutture più vaste del parco, appartenuta alla potente famiglia dei Pisoni che ordì una celebre congiura contro Nerone. Nei cortili della villa sono ancora visibili mosaici geometrici intatti in tessere bianche e nere.
- I resti commerciali e le terme: Pavimenti in marmo (opus sectile), fusti di colonne, resti di taverne e i sistemi di tubature in piombo romane (fistulae) testimoniano l’avanzata ingegneria dell’epoca.
Come visitare Baia sommersa
La scarsa profondità dei fondali rende il sito accessibile a chiunque, non solo ai subacquei professionisti. Le modalità di visita principali sono tre:
- Navigazione con battello Cymba: Un’imbarcazione dotata di un fondo finestrato trasparente, che permette a passeggeri di tutte le età di osservare le strutture romane restando comodamente seduti a bordo.
- Snorkeling: Guidati da istruttori autorizzati, basta una maschera e un boccaglio per galleggiare sopra i mosaici e le strutture imperiali ben visibili nelle giornate di acqua limpida.
- Immersioni subacquee: Per gli amanti della subacquea, è possibile pinneggiare letteralmente lungo le antiche strade romane, sfiorando i pavimenti che un tempo calpestavano gli imperatori.
