Gli obiettivi per il rafforzamento dell’impegno italiano nella regione, con particolare riferimento al dialogo politico, ai temi di sicurezza, alla ricerca scientifica e allo sviluppo economico. Questi i contenuti del Documento Strategico sull’Artico che delinea la Politica Artica Italiana, presentato nel corso di una conferenza a Villa Madama a Roma con gli interventi del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani, del Ministro della Difesa, Guido Crosetto e del Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, seguiti al messaggio della Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, in missione all’estero per impegni istituzionali.
Presenti il Presidente del CNR, Andrea Lenzi, e il Presidente di ENEA, Francesca Mariotti.
Il documento, elaborato nel corso del 2025, valorizza il ruolo finora assunto dall’Italia in Artico e delinea una visione strategica, insieme con una serie di obiettivi di lungo periodo, per rafforzare l’impegno italiano nella regione. Questo impegno si concentrerà lungo le tre direttrici della sicurezza, della ricerca scientifica e dello sviluppo economico, mettendo insieme le diverse forze del Sistema Paese, nella prospettiva di una più incisiva azione dell’Italia in Artico.
Centralità strategica
“L’Italia – ha detto il Vice presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani – è storicamente presente nella regione artica per motivi legati alla navigazione, alla sicurezza, alla ricerca e agli interessi economici. Oggi più che mai l’Artico è al centro delle dinamiche geopolitiche globali e richiede un aggiornamento dell’azione politica, economica e scientifica italiana, con l’obiettivo di garantire stabilità e tutela degli interessi nazionali ed europei.”
Ruolo dell’Unione Europea e cooperazione internazionale
“L’Italia – ha rilevato Il Ministro Tajani – sostiene una presenza sempre più forte dell’Unione Europea e della NATO nell’Artico. L’attenzione europea non è recente: già dal 2012 la Commissione Europea riconosce la centralità della regione. Accordi recenti sulle terre rare e sulle materie prime confermano l’impegno europeo e il coordinamento tra le istituzioni nazionali e comunitarie.”
Sicurezza, geopolitica e libertà di navigazione
“La sicurezza dell’Occidente – ha specificato il vice presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale – passa anche dall’Artico. L’Italia promuove una strategia a lungo termine, non tattica, fondata su una visione integrata a 360 gradi. La libertà di navigazione è una priorità fondamentale. Considerando che una parte rilevante del commercio mondiale passa dalle rotte marittime, l’Italia partecipa a missioni internazionali e sostiene lo sviluppo sicuro delle future rotte artiche.”
Industria, economia e materie prime
“In quanto seconda potenza industriale europea e quarta commerciale mondiale, l’Italia – ha rilevato il Ministro degli Esteri – non può ignorare la rilevanza delle materie prime, di cui l’Artico è ricco. Il governo intende mobilitare grandi gruppi industriali e PMI, organizzando missioni imprenditoriali e creando un tavolo industriale artico per sostenere l’internazionalizzazione e l’export del sistema produttivo italiano.”
Ricerca scientifica e cambiamento climatico
La ricerca è un pilastro centrale della strategia artica. Senza ricerca non c’è crescita né continuità. È fondamentale studiare gli effetti del cambiamento climatico, anche per valutare possibili rischi sanitari, come la riemersione di virus antichi. Il ruolo del CNR e la cooperazione tra enti di ricerca, università e amministrazioni pubbliche sono considerati essenziali.
Innovazione, salute e sostenibilità
“L’Italia – ha spiegato Tajani – punta a trasformare le sfide climatiche in opportunità di sviluppo grazie al proprio know-how tecnologico. La strategia artica include anche aspetti legati alla salute pubblica, all’ambiente, all’energia, allo spazio e alla sostenibilità, rafforzando programmi di ricerca condivisi a livello nazionale e internazionale.
Cultura, storia e identità italiana
“L’Artico è anche cultura e memoria storica” – ha ricordato Tajani. In tal senso con il Documento strategico viene valorizzato il contributo degli esploratori e dei ricercatori italiani che hanno fatto la storia delle missioni scientifiche. “La strategia riconosce il valore culturale e simbolico di questa presenza, rafforzando il legame tra passato e futuro.”
Coordinamento nazionale e visione condivisa
La strategia artica presentata è un punto di partenza, non di arrivo. “L’Italia – ha evidenziato, altresì, il Vice presidente e Ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani promuove un forte coordinamento tra ministeri (Esteri, Difesa, Università e Ricerca), imprese, enti scientifici e società civile nell’ambito di una politica estera improntata ad uno sforzo collettivo, che coinvolge tutto il sistema Paese oltre i confini nazionali, per rafforzare il ruolo dell’Italia come protagonista internazionale.”
Tra i principali obiettivi tracciati dal Documento strategico sull’Artico, vi sono quelli di consolidare il ruolo dell’Italia come Paese non artico interessato all’Artico; contribuire al mantenimento dell’Artico quale area di stabilità, prevenendo dinamiche di escalation e sostenendo i meccanismi multilaterali di dialogo e cooperazione; rafforzare la sicurezza collettiva euro-atlantica, in coerenza con gli impegni NATO e UE e con una visione integrata dei diversi teatri strategici; rafforzare, anche a livello bilaterale, le relazioni con i Paesi artici europei (Danimarca/Far Oer/Groenlandia, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia), sostenendo il crescente ingaggio dell’Unione Europea sulle questioni artiche; rafforzare la ricerca scientifica italiana in Artico; cogliere le opportunità economiche che in ambito artico si stanno aprendo a favore delle imprese italiane.
I valori della cooperazione in una regione in rapida trasformazione.
“L’Italia – ha detto la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni nel suo messaggio – non ha mai considerato l’Artico come un’area remota e senza alcun interesse. Al contrario, noi abbiamo sempre guardato a questo quadrante del mondo per quello che effettivamente è, una regione strategica dove si impegnano economia, ambiente, ricerca, energia e, oggi più che mai, sicurezza e difesa.”
In tal senso ha specificato la Presidente Meloni, “l’Italia è perfettamente consapevole di quanto questa regione del mondo rappresenta un quadrante strategico negli equilibri globali e intende continuare a fare la propria parte per preservare l’Antico come area di pace, cooperazione e prosperità.”
“Siamo – ha rilevato – da tempo osservatore nel Consiglio Antico e sosteniamo da sempre il rispetto del diritto internazionale, a partire dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare. Siamo convinti che l’Artico debba essere sempre di più una priorità dell’Unione Europea e dell’Atlantico, che l’Alleanza Atlantica debba accogliere le sue opportunità di sviluppare nella Regione una presenza coordinata capace di prevenire tensioni, preservare la stabilità e rispondere alle ingerenze di altri attori. L’Italia può vantare anche una lunga tradizione artica in termini di spedizioni e di ricerche scientifiche. Il nostro contributo per il protezione dell’Artico è un contributo di eccellenza.”
Sulle mutazioni dei tempi e sui nuovi confini e le nuove sfide che si prospettano si è soffermato il Ministro della Difesa, Guido Crosetto.
“I fondali marini, lo spazio, l’Africa, l’Artico fanno parte di questo nuovo mondo, in cui il nostro destino dipende da qualcosa che sembra lontano, ma che è presente vicino a noi” – ha detto Crosetto, richiamando quanto ricordato da Tajani e da Meloni circa il cambiamento climatico che “farà dell’Artico il cambiamento climatico delle vie di comunicazione nuove, vie che incideranno sul passaggio da Suez con significative ricadute per l’economia dell’Egitto, geostrategicamente per il Mediterraneo, per le nostre aziende, per i nostri porti.”
“Quindi, – ha affermato il Ministro della Difesa, Crosetto – necessariamente l’Italia deve mantenere il presidio, deve governare anche questa futura Europa e deve mantenere una presenza economica, commerciale, di ricerca, anche militare, in una parte del mondo che assume un aspetto sempre più strategico. Una parte del mondo che non è, come l’altro parte del mondo con il Paese che ha il confine più lungo sull’Artico come la Russia, che il giorno che, come ciò che vogliamo tutti, finirà la guerra in Ucraina, spostera’ gran parte delle risorse militari russe in questo settore come d’altronde la Nato che ha concentrato la politica militare del Nord, sempre più vicino all’Antico, o come dimostra una dichiarazione di Trump, riferendosi Groenlandia.”
“Per cui – ha ricordato Crosetto – per materie prime, traffici commerciali, energia, tutte le cose da cui sarà determinato il nostro futuro, la difesa, come ha ricordato il ministro Taiani, il Ministero degli Esteri e così come il Ministero della ricerca fa da tempo, si interessa all’Artico, non soltanto dalle prime esplorazioni artiche che fanno parte della nostra storia. La nostra marina, da sempre che è operante con lo scandagliamento dell’Artico, collabora e aiuta gli enti di ricerca che lavorano nell’Antico. E’ nostro interesse tenere insieme il mondo occidentale, il mondo libero. Da fare prima con una politica in un’ottica Nato, in un’ottica ONU, meglio solo per allargarla, non frazionare in nazioni un mondo che già non si può frazionare. Siamo pronti a farlo nell’Artico, come difesa, sotto la guida Ministero degli Esteri, perché come detto dal Ministro Tajani non si muovono i ministeri, si muove il Paese. E la nostra forza è nella sinergia. Quindi noi siamo, come abbiamo fatto e siamo totalmente disponibili ad impegnarci come difesa, perché l’asse della difesa è fondamentale, il supporto su cui la ricerca, l’informatica, il basamento su cui il Paese se si presenta, che è quello che ci consente di far parte di consessi internazionali, in collegamento con responsabilità. In quella zona che è terra di nessuno, occorre che ci sia qualcuno che in qualche modo costruisca delle regole e che non siano regole che creino altre fatture in un mondo che ne ha troppe”.
Una strategia artica basata sulle connessioni
“In un contesto cosi delicato, la ricerca rappresenta l’anello di congiunzione tra una politica estera responsabile e una difesa solida, che è garanzia essenziale di sicurezza.”- ha sostenuto la Ministra dell’Università e della Ricerca, Annamaria Bernini.
“Nella nostra “stazione Dirigibile Italia”, nelle isole Svalbard, – ha detto la Ministra Bernini – ci sono tutti i rappresentanti delle Istituzioni. Per questo la strategia che oggi vi raccontiamo sull’Artico non è una strategia casuale. Come hanno già detto i colleghi che mi hanno preceduto, è il frutto di una connessione inevitabile, in un mondo in cui non si vive più di confini – né geografici né tematici – ma di connessioni. È il lavoro che abbiamo iniziato 50 anni fa da protagonisti. Oggi siamo osservatori nel Consiglio Artico, ma siamo anche un grande Paese con una lunga storia nelle scienze polari: Artico, Antartide e Terzo Polo. Da mezzo secolo investiamo in capitale umano, materiali e infrastrutture.
Ricerca polare e primato scientifico italiano
“Abbiamo finanziato e continuiamo a finanziare – ha spiegato la Ministra dell’Università e della Ricerca – coesioni e connessioni culturali e scientifiche con altri Paesi. Rivendico questo primato: l’Italia è capace di esplorare le origini del proprio futuro. Progetti come Ice Memory, fiore all’occhiello della nostra ricerca climatologica, dimostrano come la collaborazione con la difesa generi risultati concreti. Ne sono esempio le unità oceanografiche militari che operano in parallelo alle nostre navi da ricerca, Gaia Blu e Laura Bassi.
Ricerca, sicurezza e difesa: un sistema integrato
“La ricerca non può vivere senza sicurezza e la sicurezza non può vivere senza difesa. Questo equilibrio passa attraverso la diplomazia scientifica, che ha contribuito a evitare tensioni nell’Artico – ha evidenziato la Ministra Bernini, ringraziando tutti i rappresentanti della ricerca artica: CNR, ENEA, ASI e l’Agenzia Spaziale Italiana. “La ricerca – ha detto – oggi utilizza satelliti, droni civili e militari. Per questo rifiuto la compartimentazione dei lavori governativi: l’Artico è per sua natura multidisciplinare.”
L’Artico come specchio del mondo, infrastrutture, formazione e condizioni estreme, eccellenze accademiche e cooperazione internazionale.
“Ciò che accade nell’Artico – ha specificato la Ministra della Università e della Ricerca – non resta confinato all’Artico. Ha effetti globali sulla sicurezza, sui cambiamenti climatici, sull’ambiente e sulla geopolitica. In questo quadro, il Presidente Meloni ha già tracciato un riferimento strategico chiaro. Se potessimo rafforzare ulteriormente la formazione dei ricercatori e le infrastrutture disponibili, potremmo ottenere risultati ancora più avanzati. Parlo di grandi piattaforme di ricerca e di protezione in ambienti estremi. Sono nate iniziative di eccellenza, come quelle promosse al CASD, che permettono formazione militare di altissimo livello. L’Italia ha sviluppato soluzioni per consentire ai ricercatori di operare e innovare anche in condizioni estreme. Abbiamo creato una banca dati artica di eccellenza, un istituto per gli studi polari collegato ai principali centri mondiali e un dottorato presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, modello per le scienze polari del futuro.”
È fondamentale favorire la connessione tra ricerca e industria: oggi esiste soprattutto ricerca applicata, di uso comune – ha detto inoltre Bernini – invitando a superare ogni tabù, perché, “dall’agricoltura alla medicina, dalle biotecnologie all’Artico, la ricerca è condivisa. Non esistono più confini, ma connessioni.”
“Studiamo materiali, proteine e farmaci in condizioni estreme, dall’Artico allo spazio. È impossibile separare nettamente ciò che è civile, militare o scientifico: la ricerca è multidisciplinare per definizione”- ha concluso, annunciando che in maniera connessa ed integrata il “Sistema Paese” nello spirito della strategia artica italiana: coesione tra politica estera, ricerca, sicurezza e difesa affronterà con il CNR anche i temi come diplomazia, cooperazione e commercio internazionale. In tal senso va l’Arctic Circle Rome Forum, Polar Dialogue: un appuntamento in programma il 3 e 4 marzo che rafforza il ruolo dell’Italia come protagonista credibile e responsabile in un’area di crescente rilevanza strategica globale, promosso dal Ministero della Difesa, con la partecipazione di imprenditori, scienziati, ricercatori e rappresentanti politici, per superare definitivamente compartimentazioni ormai superate.
