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“Guardando con chiarezza la realtà e le potenzialità dell’economia italiana nel rapporto con il mare e la sua collocazione centrale nel cuore del Mediterraneo emerse dal dibattito tenuto qui, mi è venuta in mente una parola: la parola pace. Questo per una ragione semplicissima, perché, se vogliamo che le  economie possano crescere, che possano esserci ulteriori sviluppi rispetto al lavoro straordinario già fatto abbiamo bisogno che il Mediterraneo sia un mare di pace.”

Così Marco Minniti, presidente della Fondazione Med-Or, intervenendo a  “Cambio di paradigma”, secondo Forum sul futuro economico dell’area euro mediterranea promosso da Il Mattino con il patrocinio del Comune di Napoli e con la collaborazione dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

“E’ un auspicio. Temo, tuttavia, che abbiamo di fronte una strada particolarmente lunga – ha detto, evidenziando: “la cosa che sta caratterizzando questa fase della storia del mondo potrebbe essere concentrata nella sola parola, incertezza.

Viviamo in quella che potremmo definire non una fase di incertezza, ma l’era dell’incertezza, nel senso che ci ha accompagnato per una fase già nel nostro passato e temo che ci accompagnerà a lungo anche per quanto riguarda il nostro futuro.

Per una ragione semplicissima. Abbiamo tre guerre. Una nel cuore dell’Europa, una nel cuore del Mediterraneo e un’altra in quella che una volta si chiamava Mezzaluna fertile, dove poi è nata la storia dell’Umanità.”

“Ci era stato detto in passato che il Mediterraneo era destinato ad un declino e che altri erano gli scenari più importanti. Oggi questo paradigma è stato assolutamente rovesciato. Il Mediterraneo è ritornato centrale negli equilibri complessivi del pianeta e decisivo per il futuro della sicurezza e dello sviluppo dell’intero mondo. Ritorniamo in qualche modo a un vecchio storico francese che si chiamava Fernand Braudel e che ci ha parlato della centralità della civiltà del Mediterraneo.”- ha rilevato il presidente della Fondazione Med-Or, Minniti, auspicando:  “Dovremmo essere del tutto consapevoli e che, oltre alla centralità geostrategica, siamo il punto di  ricongiunzione tra l’Occidente e il Sud del mondo.  Abbiamo  anche una centralità culturale di pensiero, appunto la civiltà del Mediterraneo e questo è il senso della partita che si sta giocando e che deve essere preso in mano da un grande continente mediterraneo. Lo so che l’Europa non ama chiamarsi così, ma io la chiamo così. L’Europa è un grande continente mediterraneo e deve essere appunto questo. Deve occuparsi del rapporto tra l’Occidente e il Sud del mondo perché in questo quadro drammatico di conflitti senza un ruolo positivo del sud del mondo è impossibile costruire un nuovo ordine mondiale.”

 “E il nuovo Ordine mondiale – ha specificato Minniti –  è decisivo con tutti gli scenari di conflitto che abbiamo in questo momento per una pace stabile e duratura. Se qualcuno avesse dei dubbi, mi sembra evidente che c’è da rimboccarci le maniche e lavorare molto. Un dato, tuttavia, che in questo momento il vento è forte, ma soffia a favore.”

“Il mondo attuale– ha spiegato, inoltre Minniti, parlando con i giornalisti – è fortemente interconnesso e, se qualcuno avesse dubbi, basta soltanto guardare cos’è successo dopo il blocco di Hormuz.

Qualunque cosa si fermi immediatamente si propaga in tutto il mondo. Solo per fare capire il senso di questa nostra conversazione, noi abbiamo per esempio gli Stati Uniti che sono tra i primissimi produttori al mondo di petrolio. E tuttavia il fatto che si sia bloccato Hormuz e il fatto che ci siano le raffinerie russe colpite dagli ucraini ha portato il  gasolio che ha raggiunto il suo massimo storico negli Stati Uniti.

Per cui se gli Stati Uniti vogliono abbassare il prezzo del gasolio devono discutere con la Russia. Ma c’è un’altra cosa che rende l’interconnessione. l’India compra il petrolio greggio dalla Russia, nel momento in cui sono state messe fuori uso alcune raffinerie succede  che l’India compra il greggio dalla Russia, lo raffina e lo rivende nuovamente alla Russia raffinato, perché altrimenti ci sarebbero il blocco totale della vita civile in Russia. Questa si chiama interconnessione. Naturalmente questa interconnessione deve fare i conti con il collasso dell’idea che noi abbiamo avuto della globalizzazione, e cioè che la globalizzazione a un certo punto risolvesse tutti i problemi.”

“Purtroppo – ha detto il presidente della Fondazione Med-Or – non è stato così. È stata una drammatica illusione. E tuttavia la fine della globalizzazione non significa la fine dell’interconnessione. E in questo quadro conta l’Atlantico, Sì. Conta il Pacifico, Sì. Conta l’Artico su cui l’Europa 48 ore fa ha fatto un’iniziativa molto importante per rendere centrale anche l’Artico.”

“Posso suggerire, – ha aggiunto – accanto all’iniziativa molto importante che rende centrale l’Artico, bisogna fare un’iniziativa altrettanto forte dell’Unione europea per rendere centrale il Mediterraneo. Ho un suggerimento concreto l’Italia ha fatto da apripista del Piano Mattei nel rapporto con l’Africa.

Bene, oggi ci sono tutte le condizioni e gli interessi per l’Europa perché affinché il Piano Mattei diventi un vero piano europeo. Di questo abbiamo bisogno non è un gesto di carità è un gesto di assunzione di un’autonomia strategica di cui l’Europa e il mondo hanno drammaticamente bisogno. “

“L’Europa nell’era dell’incertezza fa di tutto  per non partecipare. E purtroppo  ha – rilevato il presidente della Fondazione Med-Or – in questa circostanza non partecipare non è brillantissimo e sembra che sia più importante avere a che fare con questioni di carattere interno che con un ruolo di carattere internazionale. Invece l’Europa ha di fronte a sé una straordinaria opportunità per una ragione semplicissima perché in questa era dell’incertezza una gran parte di quel mondo dei non allineati del terzo millennio per intenderci l’India, i Paesi del Golfo tutti quanti, l’Africa tutta quanta, insieme guardano all’Europa come l’interlocutore fondamentale per le sue capacità per il suo soft power, per la sua capacità economica, per il ruolo che può avere, per la centralità geostrategica che ha messo in campo.”

“L’Europa –ha esortato Minniti – deve scendere in campo. Nessun singolo Paese europeo può farcela da sola. C’è bisogno che scenda in campo l’Europa e se scende in campo l’Europa può diventare decisiva per costruire un nuovo ordine mondiale.  Questo è il tema. Un nuovo mondo perché è venuto meno un vecchio ordine mondiale.  Questo nuovo ordine mondiale senza il Sud del mondo non può essere realizzato. Questa è la consapevolezza di cui dobbiamo essere tutti quanti pienamente consapevoli, forti.

Una consapevolezza straordinaria.  L’Italia, come è stato prima rilevato qui in riferimento alla cantieristica e le crociere, è il punto di congiunzione tra l’Occidente e il sud del mondo.

Napoli è al centro di tutto ciò. Abbiamo di fronte i rischi emersi, ma abbiamo anche di fronte una straordinaria opportunità. Dobbiamo scegliere con determinazione di prenderla in mano, assumendoci fino in fondo le nostre responsabilità.”