L’associazione ha trasmesso una proposta di modifica legislativa ai responsabili Turismo dei partiti di maggioranza e opposizione e alle Commissioni parlamentari competenti. Ingenito: «Prima di imporre divieti alle attività ricettive, i Comuni censiscano gli immobili sfitti e mettano in campo incentivi concreti per la residenzialità».

Napoli, 21 ottobre 2026 – ABBAC – Rete Nazionale Extralberghiera ha inoltrato ai responsabili dei dipartimenti Turismo dei partiti di maggioranza e opposizione, nonché ai presidenti delle Commissioni parlamentari competenti in materia di attività produttive e turismo di Camera e Senato, una proposta di modifica dell’articolo 4 del Decreto Legislativo 23/2011, che disciplina l’imposta di soggiorno.

L’obiettivo è consentire ai Comuni, attraverso una specifica previsione legislativa, di destinare fino al 20% del gettito annuale dell’imposta di soggiorno effettivamente riscosso alla costituzione di un fondo comunale per il sostegno degli affitti e il contrasto dell’emergenza abitativa, laddove questa sia concretamente documentata.

Una misura facoltativa, che rappresenterebbe un ulteriore strumento a disposizione delle amministrazioni locali per sostenere le famiglie in difficoltà, garantire i proprietari e incentivare la stipula di contratti di locazione residenziale.

«Continuiamo ad assistere a dichiarazioni di emergenza abitativa da parte di amministrazioni comunali che, troppo spesso, non accompagnano queste affermazioni con dati aggiornati sul patrimonio immobiliare, sulle abitazioni effettivamente sfitte e sul reale fabbisogno residenziale», dichiara Agostino Ingenito, presidente nazionale ABBAC.

«Prima di attribuire alle attività extralberghiere e alle locazioni brevi la responsabilità della carenza di alloggi, occorre effettuare un censimento degli immobili inutilizzati, delle seconde case, del patrimonio recuperabile e delle effettive esigenze delle famiglie. Solo dopo questa ricognizione sarà possibile individuare interventi proporzionati e realmente efficaci».

La proposta ABBAC prevede che i Comuni possano affiancare all’eventuale fondo abitativo una serie di azioni locali: contributi per il pagamento degli affitti, garanzie contro la morosità incolpevole, incentivi fiscali e amministrativi di competenza comunale per favorire le locazioni di lungo periodo e iniziative per recuperare immobili inutilizzati.

«È una leva significativa che arriva proprio dalla filiera turistica», prosegue Ingenito. «Una parte delle risorse generate dal turismo potrebbe essere restituita alle comunità residenti attraverso misure concrete. In questo modo i Comuni avrebbero uno strumento aggiuntivo per affrontare le difficoltà abitative, senza cercare alibi o inventare normative restrittive contro le attività ricettive e la proprietà privata».

ABBAC ribadisce che il diritto di proprietà, riconosciuto dall’articolo 42 della Costituzione, e il diritto all’abitazione, tutelato nell’ordinamento costituzionale, non devono essere posti artificiosamente in contrapposizione. Le esigenze abitative richiedono politiche pubbliche, investimenti, incentivi e un’attenta conoscenza delle realtà territoriali, non provvedimenti generalizzati che rischiano di penalizzare piccoli proprietari e operatori dell’ospitalità.

«Non tutti i Comuni turistici presentano le stesse criticità e non può esistere una soluzione unica. Se l’emergenza abitativa è reale, deve essere dimostrata e affrontata con strumenti adeguati. Se invece mancano dati e programmazione, non si può scaricare la responsabilità sui cittadini che utilizzano legittimamente i propri immobili», sottolinea Ingenito.

La proposta legislativa è stata accompagnata da una relazione tecnica che individua le modalità di costituzione e gestione dei fondi comunali, subordinandone l’attivazione a un piano documentato del fabbisogno abitativo.

«Chiediamo alle forze politiche di maggioranza e opposizione di confrontarsi su questa proposta e al Parlamento di valutarne l’adozione. Il turismo può contribuire anche alle politiche abitative, ma le amministrazioni devono assumersi la responsabilità di programmare e intervenire. Non è accettabile che l’assenza di politiche per la casa venga compensata con nuove restrizioni indiscriminate alla proprietà privata e alla ricettività extralberghiera», conclude il presidente ABBAC.

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