L’Editoriale del Direttore –
Solo un anno fa, proprio in Novembre, su queste pagine, ci occupammo della “Grandeur” ormai traballante dei nostri cugini transalpini. Un Paese condizionato da una crisi politica sempre più perniciosa dalla quale faticava non poco il Presidente Macron a mettere una pezza, individuando un politico “nuovo di zecca” del suo “pollaio” politico, per affidargli le sorti dell’ennesimo Governo da formare.
Una Francia già piegata dai ripetuti declassamenti comminati dalle tre Agenzie di Rating internazionali, che sancivano senza esitazioni il pessimo stato di salute della economia francese e le sue difficoltà sempre crescenti in termini di politiche di bilancio e debito pubblico fuori controllo.
Proprio in quel periodo dello scorso anno, l’immagine internazionale della Francia veniva oltremodo danneggiata da accadimenti tanto imprevisti, quanto imbarazzanti, con la rapina del secolo effettuata in pieno giorno al Museo del Louvre aperto al pubblico e con tutto lo schieramento di polizia presente nell’edificio museale più presidiato del mondo. Furono trafugati gioielli e preziosi della corona francese e pezzi pregiati della collezione napoleonica per un valore di quasi cento milioni di Euro. E tutto questo mentre il Lovre era pieno di visitatori. E, come detto, di forze dell’ordine. Un autentico smacco accolto con ilarità e sberleffi da tutto il mondo!
E’ passato un anno da quei momenti piuttosto complicati, ed oggi ritroviamo la Francia in balìa dell’ennesima crisi ancor più cruenta e apparentemente senza vie di uscita per l’esecutivo del Primo Ministro Sébastien Lecornu: la rivolta degli studenti liceali e degli universitari contro la politica dei tagli per le spese per l’istruzione e le condizioni disastrose di gran parte degli edifici scolastici delle grandi città.
Senza parlare del disagio degli insegnanti precari sballottati da un istituto all’altro, con buona pace della continuità didattica e senza alcuna prospettiva di stabilizzazione definitiva, in virtù di una grave difficoltà di spesa dell’economia d’oltralpe. In questo contesto non proprio idilliaco si scatenano all’improvviso gli studenti liceali, seguiti dai “fratellini grandi” delle Università francesi, dai loro docenti e tante altre categorie di lavoratori che lamentano condizioni precarie di lavoro, salari bassi, nessun investimento in lavori pubblici e la crisi finanziaria sempre più mordente. Incidenti interminabili, tafferugli anche molto gravi con le forze dell’ordine, scenari di guerriglia urbana che deturpano Parigi e le tutte le grandi città francesi prese d’assedio. E quel che fa davvero rabbrividire è l’atteggiamento della sinistra radicale francese, con quel Jean-Luc Melenchon leader dell’LFI (La France Insoumis. Tradotto in Italiano: indomita) che partecipa attivamente alle contestazioni e ai cortei a fianco dei manifestanti, sostenendo la mobilitazione studentesca nonostante sia sostanzialmente violenta e senza più alcun controllo. Una marea scatenata di oltre 500.000 studenti e manifestanti di diversa estrazione che animano la rivolta contro il governo francese, ingaggiando cruenti e ripetitivi attacchi alle forze di polizia con innumerevoli feriti nei due schieramenti contrapposti, con molte centinaia di arresti in flagranza dei rivoltosi più accaniti e violenti. Questo, in buona sostanza, quanto accade a Parigi e in altre città d’Oltralpe in queste ore. Questo l’atteggiamento della sinistra francese di fronte ad un attacco frontale alle istituzioni, sostenuto da tutti i partiti della “Gauche” francese. Dai socialisti ai comunisti, passando per la sinistra radicale di Melanchon, cui nessuno dei diversi gruppi politici del fronte della sinistra intende lasciare la primogenitura del sostegno incondizionato ai manifestanti e potenziali elettori. Una situazione davvero complicata e di difficile risoluzione, se si pensa che le Elezioni Presidenziali francesi sono alle porte e la campagna elettorale della sinistra francese si gioca proprio sulle rivendicazioni degli studenti e sul sostegno incondizionato che questi partiti stanno offrendo ai rivoltosi. E’ la solita logica che attraversa il continente europeo in queste circostanze. Una sinistra che si preoccupa esclusivamente del risultato politico da conseguire. Nonostante le “macerie” che tutto intorno vengono lasciate sul campo da un volgare e pretestuoso atteggiamento politico condito di ipocrisia, irresponsabilità istituzionale e scarso senso dello Stato. Paese che vai, sinistra che trovi. E Amen !
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