Ingenito: «Non si può affrontare la crisi abitativa comprimendo proprietà privata, piccola ricettività e libertà economica»

Le ultime scelte europee aprono interrogativi che non possono più essere affrontati separatamente. Da un lato il Digital Markets Act, con gli effetti che le nuove regole stanno determinando sull’ecosistema digitale del turismo; dall’altro il percorso dell’Affordable Housing Act, destinato a intervenire anche sulle locazioni brevi nelle aree considerate ad alta pressione abitativa.

Due dossier diversi, ma accomunati da una questione di fondo: quali saranno gli effetti concreti delle politiche europee sulle piccole imprese, sui proprietari immobiliari e sull’economia turistica dei territori?

Il caso Google rappresenta un primo campanello d’allarme. Per adeguarsi alle prescrizioni europee del Digital Markets Act, il motore di ricerca ha annunciato una profonda modifica dei risultati relativi ad alberghi, trasporti e ristorazione, con una maggiore evidenza attribuita ai servizi verticali di comparazione e intermediazione. Google sostiene inoltre che precedenti modifiche introdotte per l’applicazione del DMA avrebbero già determinato una riduzione del traffico diretto verso le imprese turistiche europee nell’ordine del 30%.

Una dinamica che, secondo ABBAC – Rete Nazionale Extralberghiera, rischia paradossalmente di produrre l’effetto opposto rispetto a quello auspicato: invece di ridurre il potere delle grandi piattaforme, si potrebbe aumentare la dipendenza delle piccole strutture dagli intermediari digitali, comprimendo la prenotazione diretta e aumentando i costi a carico degli operatori.

A questo scenario si aggiunge ora il dibattito sull’Affordable Housing Act. La Commissione europea ha individuato nella crisi abitativa una priorità e intende consentire interventi più incisivi nelle cosiddette aree sottoposte a “housing stress”, prevedendo una specifica iniziativa legislativa sulle locazioni di breve durata. L’obiettivo dichiarato è contemperare l’accessibilità abitativa con i benefici economici e turistici delle locazioni brevi.

ABBAC condivide la necessità di affrontare seriamente il problema della casa, soprattutto per giovani, studenti, lavoratori e famiglie che incontrano difficoltà crescenti nell’accesso alla locazione. Ma proprio per questo ritiene sbagliato costruire una risposta individuando nelle locazioni brevi o nella proprietà immobiliare privata il principale responsabile della crisi.

Il nodo delle seconde case

C’è poi una questione che merita di essere posta con forza già in questa fase: quale sarà il destino delle seconde case?

Milioni di famiglie italiane possiedono un secondo immobile per le ragioni più diverse: abitazioni ereditate, case nei piccoli comuni di origine, appartamenti utilizzati solo durante alcuni periodi dell’anno, immobili acquistati con i risparmi di una vita o messi occasionalmente a reddito per sostenere i costi di manutenzione, imposte e spese condominiali.

Sarebbe profondamente sbagliato assimilare automaticamente questo patrimonio alla speculazione immobiliare.

Una seconda casa inutilizzata per alcuni mesi dell’anno non può diventare, per definizione, un immobile da assoggettare a penalizzazioni, restrizioni o a una sorta di obbligo indiretto di immissione sul mercato residenziale.

Il diritto alla casa non può essere costruito contrapponendolo al diritto di proprietà.

La crisi abitativa va affrontata aumentando l’offerta: recuperando immobili pubblici abbandonati, rigenerando il patrimonio edilizio, incentivando i contratti di locazione di medio e lungo periodo, sostenendo i proprietari che affittano stabilmente, semplificando le procedure edilizie e costruendo nuove opportunità abitative nei territori dove domanda e offerta sono realmente squilibrate.

Particolare attenzione deve inoltre essere riservata ai piccoli comuni, alle aree interne e alle destinazioni turistiche stagionali. Applicare meccanicamente gli stessi criteri pensati per le grandi città europee potrebbe produrre effetti devastanti in territori nei quali la seconda casa e la piccola ricettività rappresentano spesso uno dei pochi strumenti attraverso cui immobili altrimenti chiusi vengono mantenuti, recuperati e riportati nel circuito economico.

«Non vorremmo – dichiara Agostino Ingenito, presidente nazionale ABBAC – che dietro un obiettivo condivisibile come quello di garantire più abitazioni accessibili si costruisse un sistema nel quale il proprietario di una seconda casa venga progressivamente considerato un problema sociale. Va distinta la speculazione dalla proprietà familiare, l’operatore professionale dal cittadino che mette a reddito per alcune settimane un immobile, le grandi città in emergenza abitativa dai piccoli comuni turistici o dalle aree interne».

«Il problema della casa esiste – continua Ingenito – ma non può essere scaricato su una sola categoria. Prima di limitare occorre conoscere i dati: quante case sono realmente sottratte alla residenza? Quanti immobili pubblici sono vuoti? Quante abitazioni private restano inutilizzate perché i proprietari non hanno sufficienti garanzie per affittarle a lungo termine? Quanto incidono veramente le locazioni brevi sui singoli mercati locali? Senza queste risposte si rischiano provvedimenti ideologici anziché soluzioni efficaci».

L’appello agli europarlamentari italiani

ABBAC rinnova pertanto il proprio appello agli europarlamentari italiani, affinché intervengano nel percorso legislativo chiedendo alla Commissione europea di garantire alcuni principi essenziali: proporzionalità delle misure, rispetto della sussidiarietà, tutela della proprietà privata, distinzione tra grandi operatori professionali e piccoli proprietari, valutazione dei dati reali dei singoli territori e salvaguardia delle seconde case ad uso familiare o turistico occasionale.

Servono inoltre garanzie affinché l’individuazione delle aree sottoposte a pressione abitativa non diventi uno strumento automatico per introdurre divieti generalizzati.

Anche sul fronte digitale il caso Google dimostra quanto sia necessario valutare non soltanto le finalità delle norme ma soprattutto i loro effetti reali sul mercato. Una regolamentazione nata per ridurre la forza dei grandi operatori non può finire per aumentare il peso degli intermediari sulle piccole imprese europee. Allo stesso modo, una politica nata per garantire il diritto alla casa non può trasformarsi in una compressione indiscriminata dei diritti dei proprietari.

L’Europa corregga la rotta prima che le conseguenze diventino difficilmente reversibili.

ABBAC chiede per questo l’apertura di un confronto urgente con europarlamentari, Governo italiano, enti territoriali e rappresentanze della filiera turistica e immobiliare, affinché il futuro quadro europeo garantisca contemporaneamente diritto all’abitare, diritto di proprietà, libertà d’impresa e sviluppo equilibrato dei territori.