Tra il ricordo delle Quattro Giornate e i nuovi cortei, Napoli celebra la Liberazione nazionale rivendicando il suo primato storico. Ecco come la città si prepara alla festa del 2026.

Per Napoli, il 25 aprile non è solo una data sul calendario civile o una ricorrenza istituzionale. È il riflesso di uno specchio che rimanda a due anni prima, a quel settembre del 1943, quando il popolo napoletano — unico in Europa — decise che il destino non andava atteso, ma strappato dalle mani dell’occupante nazista.

Il Corteo della Memoria: da Piazza Garibaldi al Cuore della Città

I preparativi per questo sabato sono già febbrili. Il concentramento è fissato, come da tradizione, in Piazza Garibaldi. Da lì, un fiume umano attraverserà il Corso Umberto e via Toledo, unendo generazioni diverse sotto le bandiere dell’ANPI e dei movimenti civici. Non è un caso che il percorso tocchi i luoghi dove gli scugnizzi e i residenti del centro storico eressero le barricate contro i carri armati della Wehrmacht. Napoli celebra la Liberazione dell’Italia nel 1945 consapevole di averne acceso la prima miccia nel 1943.

La Medaglia d’Oro e il Mausoleo di Posillipo

Il momento istituzionale più solenne si consumerà al Mausoleo di Posillipo, dove riposano i resti dei caduti delle Quattro Giornate. Qui, tra le corone d’alloro, risuonerà il nome di Gennarino Capuozzo, il dodicenne morto con una bomba in mano, simbolo di una Resistenza che a Napoli non ebbe gradi militari, ma solo il coraggio della disperazione. Napoli è la prima grande città italiana decorata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare per la Resistenza, e il 25 aprile è l’occasione per ricordare al Paese che la libertà è nata nel Sud.

Una Resistenza Contemporanea

Ma l’attualità irrompe nelle celebrazioni. Nei circoli culturali e nelle piazze, il dibattito di quest’anno si sposta sulle “nuove resistenze”: la lotta contro il degrado, la difesa dell’acqua pubblica (tema caldissimo dopo le recenti proteste di Padre Zanotelli) e il contrasto alla criminalità organizzata. “Resistere oggi significa abitare i quartieri difficili, non fuggire, pretendere servizi e dignità”, spiegano gli organizzatori dei collettivi studenteschi che animeranno la coda del corteo.

Eventi e Cultura: Napoli “Città Aperta”

Per chi resterà in città, il 25 aprile 2026 offrirà anche un fitto programma culturale. Il Maschio Angioino ospiterà una mostra fotografica inedita sugli scatti ritrovati della liberazione, mentre nei teatri di periferia, da San Giovanni a Teduccio a Scampia, andranno in scena letture tratte dai diari di guerra dei napoletani.

Conclusioni

Mentre il resto d’Italia guarda al 25 aprile come alla fine di un incubo, Napoli lo guarda come la conferma di una vocazione: quella di una città che non accetta padroni. Celebrare questa data all’ombra del Vesuvio significa onorare il passato per trovare la forza di cambiare il presente. Perché, come diceva un vecchio partigiano dei vicoli: “La libertà a Napoli non è un regalo, è una conquista quotidiana”.